Banca del Fucino cambia e punta ai patrimoni

27 Luglio 2014

ROMA. Banca del Fucino, uno dei pochi istituti in Italia ancora di proprietà di una famiglia, quella dei principi Torlonia, esponenti della nobiltà romana “nera” e papalina, cambia pelle ma non...

ROMA. Banca del Fucino, uno dei pochi istituti in Italia ancora di proprietà di una famiglia, quella dei principi Torlonia, esponenti della nobiltà romana “nera” e papalina, cambia pelle ma non troppo. Colpita, come tutto il settore, dalla crisi che ha fatto salire i crediti in sofferenza e ridotto i margini ma in grado di sfoggiare una serie di bilanci in utile, anche nel 2013, la banca vuole diventare ora una private bank, offrendo servizi e consulenza “su misura” e a 360 gradi a clienti con un patrimonio elevato.

Il direttore generale Giuseppe Di Paola (foto), alla guida dal 2001, spiega questa scelta che non abdica comunque al ruolo di banca commerciale con filiali presenti nel Lazio, Marche e soprattutto Abruzzo. Proprio dalla storica bonifica del Fucino, realizzata e finanziata dalla famiglia Torlonia, che già possedeva una florida banca sin dal Settecento, l'istituto nato nel 1923 trae il nome.

«Stiamo creando all'interno della banca una struttura di professionalità, assumendo una decina di private banker e facendo crescere giovani già nostri dipendenti», spiega Di Paola dalla storica sede nel centro di Roma. «Puntiamo innanzitutto sui nostri clienti “storici” che ora affidano parte dei servizi private ad altre banche e poi ad acquisirne di nuovi nell'area di Roma, Abruzzo, Marche e, dal prossimo anno, anche su Milano dove verrà aperta una sede».

Il patrimonio resta adeguato con gli indici sopra i livelli regolamentari, aiutato anche dall'assenza di partecipazioni in portafoglio, ma gli impieghi calano nel 2013 da 969 a 930 milioni di euro mentre la qualità del credito peggiora con un totale di 158 milioni di crediti deteriorati. L'utile scende da 2,26 a 1,865 milioni di euro spinto anche dalla positiva evoluzione dello spread sui titoli di Stato in portafoglio.

«Vedremo se utilizzare i fondi Bce a settembre vincolati a crediti a Pmi», spiega Di Paola, «perché se escludono i mutui forse per noi non è così conveniente». «L'anno sta andando comunque bene», rileva il dg, «vedremo nell'ultima parte dell'anno il quadro generale dell'economia».

Lo sforzo finanziario e organizzativo per cambiare pelle è notevole per una realtà comunque piccola (30 filiali e 50mila clienti). La tradizionale riservatezza e posizione lontana dai riflettori della banca subì un colpo nel 2010 quando fu coinvolta nella vicenda di movimentazioni di denaro dello Ior, la “banca Vaticana” da poco riformata e che possiede un conto anche presso l'istituto, bloccate per violazione della normativa antiriciclaggio. «Siamo usciti indenni e senza sanzioni anche dopo l'ispezione della Banca d'Italia nel 2013 e le indagini della Procura», puntualizza subito Di Paola.

La ritrosia all'esposizione mediatica peraltro Banca del Fucino la possiede anche nel suo impegno a sostegno dell'Abruzzo dopo i danni del terremoto. L'istituto ha aiutato i propri dipendenti, privati delle loro case, e sostenuto l'economia e la comunità locale anche grazie alle convenzioni stipulate da Abi e Cdp ma ha subito, come altri, i tempi lunghi della ricostruzione. «Siamo ancora in attesa di capire come e quando potremo ricostruire la nostra storica sede dell'Aquila», spiega, «speriamo di essere vicini a una soluzione».(cr.re.)