Bandiere Blu, Abruzzo giù «La colpa è delle alluvioni»

Persi 4 vessilli, maglia nera e immagine offuscata all’avvio della stagione estiva Il Teramano è la zona più penalizzata, la Fee spiega i motivi di questa sconfitta
PESCARA. Da ieri l’immagine dell’Abruzzo è rimbalzata nei lanci delle agenzie di stampa, su tv, radio e siti web uscendone distrutta. È successo che nella consueta e puntuale distribuzione della Bandiere Blu da parte della Fee ( Fondazione per l'educazione ambientale), sinonimo di spiagge pulite, servizi e mare cristallino, l’Abruzzo ne ha perse quattro rispetto all’anno scorso, passando da 14 a 10 (vedi tabella accanto).
Non era mai successo prima, il numero delle Bandiere Blu in Abruzzo era andato sempre crescendo. Questa volta la nostra regione si è distinta per aver perso più vessilli di tutti (4 su nove uscite totali lungo la coste italiane e 10 conferme) guadagnandosi così l’atroce “maglia nera”, perdipiù all’avvio della stagione estiva. Una sconfitta pesante, difficile da digerire da parte degli amministratori di quei quattro Comuni (Giulianova, Martinsicuro e Alba Adriatica nel Teramano e, nel Chietino, Ortona) che non possono più issare il simbolo del mare pulito. E che inevitabilmente entra al centro della campagna elettorale, con immediate polemiche e scambi di accuse.
Al di là del fatto che si può vivere sempre e comunque senza Bandiera Blu (Pescara e Montesilvano, ad esempio, l’hanno persa da tempo così come Torino di Sangro che non l’ha mai voluta) e dell’immagine della “maglia nera”, l’Abruzzo nella classifica generale Fee scivola dal prestigioso quarto posto a un non disprezzabile quinto posto con dieci vessilli, preceduto dalla super premiata Liguria con venti località, Toscana con 18 (conquista una bandiera) che sorpassa le Marche con 17 (ne perde una) e Campania (che conferma le 13).
Al livello dell’Abruzzo c’è la bella Puglia. Mentre dietro restano altre regioni “illustre” come l'Emilia Romagna, anche se conquista una bandiera e sale a 9; incredibilmente Sardegna (-1) e Sicilia (+2) sono rappresentate ciascuna da solo 6 località.
In Abruzzo c’è invece il porto turistico Marina di Pescara fra gli approdi mentre il Lago di Bomba è un’altra volta fuori. Ma è il Teramano, escluse Pineto, Roseto e Silvi, ad essere penalizzato dalle pagelle della Fee. Anche se c’è un perché. «L'aspetto che maggiormente ha inciso è il problema relativo a fiumi e torrenti, aggravato dalle alluvioni», spiega il presidente Fee Claudio Mazza, tornando sull’antico principio secondo il quale i comuni sulla costa pagano i danni che vengono dall'interno: «È una questione che va affrontata al di là delle amministrazioni comunali», riprende giudicando positivamente lo strumento del contratto di fiume pensato dalla Provincia di Teramo: «Ci vogliono volontà politica e risorse, per noi un comune che non si riconferma resta sempre all'interno di un percorso. Fermo restando che acque di balneazione classificate come “eccellenti” e regolari campionamenti effettuati nel corso della stagione estiva, costituiscono criteri imperativi e solo se rispettati si può accedere alle successive valutazioni».
A Ortona sono considerati i fiumi Foro e Arielli i principali imputati della mancata Bandiera Blu. «Ma è ugualmente grave l’inadeguatezza dei servizi turistici», afferma Maria D’Alessandro, candidata al consiglio regionale che suggerisce di creare »un sistema integrato di formazione professionale anche per gli operatori turistici».
Di «classe dirigente famelica e incompetente» e di «svolta ambientalista» parla il candidato a presidente della Regione Maurizio Acerbo secondo cui le Spa dell'acqua «non solo hanno accumulato debiti ma non hanno nemmeno garantito depuratori ben funzionanti. E candidare alle regionali i più famigerati esponenti del "partito dell'acqua" e' un'offesa al buon senso degli abruzzesi».
Chi si tiene stretta la Bandiera Blu è il sindaco di Francavilla, Antonio Luciani anche se il vessillo qui vale solo per il tratto di Lido Asterope. «Ci hanno penalizzato i dati sulla qualità delle acque in zona fosso San Lorenzo», commenta, «quella zona ad aprile confermava di avere una balneabilità classificata come “scarsa”» : un problema non nuovo evidentemente di difficile risoluzione.
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