«Bene la tutela dell’orso Passi indietro su tutto il resto»

23 Agosto 2015

PESCARA. Non va giù al Wwf la preapertura della caccia a settembre e l’allungamento della stagione fino a febbraio. Per Mirko Di Marzio, rappresentante Wwf nella Consulta regionale della caccia: «A...

PESCARA. Non va giù al Wwf la preapertura della caccia a settembre e l’allungamento della stagione fino a febbraio. Per Mirko Di Marzio, rappresentante Wwf nella Consulta regionale della caccia: «A fronte di alcuni apprezzabili miglioramenti per la tutela di beni comuni di fondamentale importanza come l’Orso bruno marsicano, nel calendario venatorio per la stagione 2015-2016 sono stati confermati diversi punti non condivisibili come la preapertura a settembre e l’allungamento della stagione. Per tante specie, inoltre, è stata autorizzata la caccia estendendo il periodo consentito rispetto a quanto indicato dall’Ispra». «Ma l’atto più incredibile approvato dalla giunta regionale D’Alfonso-Pepe», aggiunge Di marzio, «è di aver reintrodotto la possibilità di sparare ad uccelli acquatici come il frullino, il codone, il mestolone e la canapiglia, finora protetti perché riconosciuti dal mondo scientifico in declino e in uno stato di conservazione sfavorevole (specie Spec). Già la precedente giunta Chiodi-Febbo era stata sonoramente bocciata nel 2012 dal Tar Abruzzo su ricorso del Wwf e di altre Associazioni perché la Regione Abruzzo permetteva la caccia a diverse specie in declino, nonostante non avesse prodotto censimenti e nonostante i dati indicassero una presenza minima in Abruzzo di tali uccelli. Il Tar accolse pienamente questa critica e da allora la Regione si era adeguata non permettendo la caccia alle specie in declino e presenti con numeri che non consentono alcun prelievo. Inspiegabile, quindi, e privo di qualsiasi giustificazione scientifica un tale passo indietro. Chiediamo con fermezza un ripensamento in tal senso».

Aggiunge Luciano Di Tizio, delegato regionale del Wwf Abruzzo: «Ormai è chiaro: alla Regione Abruzzo in materia venatoria manca il coraggio di scegliere una strada netta, anche a costo di scontrarsi con la parte meno avanzata del mondo venatorio, per la tutela di un patrimonio che, lo ricordiamo, appartiene all’intera comunità. Ne è testimonianza il fatto che i progressi indubbiamente ottenuti negli ultimi anni sono stati raggiunti soprattutto a suon di ricorsi: ben 14 sono state le sentenze dei giudici amministrativi (TAR, Consiglio di Stato, Corte Costituzionale) che dal 2009 al 2013 hanno di fatto pesantemente bocciato la politica faunistica venatoria della Regione Abruzzo.