Bollette più care, ma risparmiare si può

Rinviato a gennaio 2019 il completamento della riforma avviata nel 2016 che avrebbe fatto lievitare ancora di più il salasso
PESCARA. Slitta al primo gennaio 2019 il completamento della riforma, già avviata nel 2016, delle tariffe elettriche per i clienti domestici. Il rinvio riguarda quelle che l’Arera, Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, definisce le “componenti degli oneri di sistema”, una delle voci che si trovano in bolletta.
LE “ENERGIVORE”. Una decisione, presa dal Ministero dello sviluppo economico, che rimanda solo di un anno gli aumenti per i clienti, soprattutto quelli con consumi più bassi, dettata dalla necessità di non gravare eccessivamente sul bilancio dei consumatori “domestici” già alle prese con gli effetti, in bolletta, dello sconto da 1,7 miliardi di euro concesso alle cosiddette aziende energivore. «L’attuazione del terzo step della riforma tariffaria per i clienti domestici del settore energetico», ammette l’Arera, «comporterà inevitabili aumenti di spesa annua per larghe fasce della popolazione». Ed ecco il motivo per il quale l’ulteriore adeguamento tariffario è stato posticipato al primo gennaio del 2019. Verrebbe da pensare che si sia trattato di una decisione presa per evitare di surriscaldare il clima prima delle elezioni.
LA RIFORMA. La riforma delle tariffe, quella slittata al 2019, in Italia riguarda circa 30 milioni di utenti domestici e si articola in tre passaggi. Il fine ultimo era eliminare il criterio della progressività, quello che consentiva a chi consuma poco di pagare di meno. Il primo step, quello che riguarda le componenti legate alla tariffa di rete, è stato completato il primo gennaio del 2017, «eliminando per questa parte ogni elemento di progressività, adempiendo a pieno alle esigenze regolatorie e nel rispetto degli obiettivi di sostenibilità ambientale. Per le sole componenti legate agli oneri generali», informa sempre Arera, «rimane quindi in vigore la struttura già prevista per il 2017, con la differenziazione tra clienti residenti e non residenti (indipendentemente dal livello di potenza)». Attualmente è in vigore «l’applicazione di una quota fissa per i non residenti, in modo da limitare i possibili impatti sui clienti domestici residenti basso-consumanti, mantenendo i 2 scaglioni di progressività (fino a 1.800 kWh/anno e oltre 1.800) per i clienti residenti». Quando andrà a regime, a pagare di più sarà chi consuma meno, e viceversa.
AUMENTI PERIODICI. Quelli di cui si è parlato finora sono aumenti “straordinari”, che sarebbero andati a sommarsi quelli “ordinari” stabiliti su base trimestrale dall’Autorità al variare del costo di approvvigionamento della materia prima. A dicembre, l’Arera li aveva fissati al 5,3% per quanto riguarda la componente energia. Ad aprile 2017, invece, erano stati del 7,8%, come informa uno studio di “SosTariffe.it”, per via dell'aumento del prezzo all'ingrosso sul mercato italiano ed estero, a causa soprattutto di alcune centrali nucleari francesi ferme.
IL MERCATO. Tutte le variazioni analizzate nello studio di "SosTariffe.it" (nella tabella accanto), riguardano i clienti serviti in “Maggior tutela”, ovvero coloro che non hanno mai cambiato il proprio fornitore energetico sin dalla liberalizzazione del mercato dell’energia nel 2007. I clienti che hanno scelto il proprio gestore energetico all’interno del “Mercato libero”, hanno avuto invece la possibilità di optare per tariffe a prezzo bloccato per uno o due anni per la componente energia: quella che, dallo studio di SosTariffe.it, si è dimostrata la più sensibile a variazioni.
LA FINE. Terminata la fascia temporale in cui viene garantito il prezzo fisso, i clienti del mercato libero possono semplicemente cambiare tariffa energetica, senza alcuna penale né costo di trasloco o attivazione del nuovo piano. Gli affezionati della “Maggiore tutela”, tuttavia, dovranno fare i conti con la scadenza di luglio 2019, quando, per legge, resterà in vigore solo il mercato libero. Che dà possibilità di scegliere e di risparmiare. Già oggi, per esempio, un residente di un Comune abruzzese, come si vede sul comparatore di “SosTariffe.it”, può optare tra 18 soluzioni, che vanno da un minimo di 493 euro l’anno a un massimo di 696 euro.

