«Caccia al cinghiale anche nelle aree protette»

5 Ottobre 2014

La richiesta dall’Aquilano e da Copagri: troppi danni, prevedere subito una estensione dei permessi

PESCARA. È aperta solo dal 3 ottobre, ma le associazioni agricole già chiedono un suo prolungamento. Le polemiche, non ancora sopite, sulla caccia ad alcune specie, si estende ai cinghiali, la cui presenza continua ad essere ritenuta dagli imprenditori agricoli in numero elevato con conseguenti danni a terreni coltivati, allevamenti e a cose.

La questione è atterrata sul tavolo dell’assessore alla Caccia Dino Pepe con due segnalazioni rispettivamente di Copagri e del consigliere comunale dell'Aquila con delega all'Uso civico, Agricoltura, Parchi e Giardini, Gianni Padovani, a tutela della provincia aquilana.

All’assessore viene chiesto di prevedere anticipatamente il prolungamento del periodo della caccia al cinghiale. Obiettivo principale è di «dare un contributo efficace per riportare il numero della specie animale in questione ad un livello compatibile e di equilibrio con l'ambiente circostante, senza il rischio di estirpare la specie, ma limitandosi alla diminuzione dell'entità dei danni alle produzioni agricole dagli stessi sempre più sovente cagionati».

A supporto della richiesta vengono citate le denunce che sono state presentate alle autorità, «il cui intervento di indennizzo appare il più delle volte tardivo ed insufficiente a fronte dell'onere dei danni subiti».

«Non si tratta di eradicare la specie ma solo contribuire fattivamente a riportare il numero dei capi presenti ad un livello fisiologicamente sostenibile», fa notare il vice presidente vicario Copagri Abruzzo Camillo D’Amico che spiega: «Con la stagione venatoria aperta c'è un calo notevole dei capi presenti perché tanti sono quelli abbattuti dai cacciatori ma il naturale e numeroso proliferare delle frequenti figliate colma, in pochissimo tempo, il calo numerico subito con la caccia».

Fra le soluzioni prospettate viene indicata la possibilità offerta dalla legge regionale 10/2004 di poter cacciare nelle riserve e nelle aree protette dove si concentrano gruppi di cinghiali che si riproducono copiosamente, «venendo a creare disagi all'uomo, alle autovetture circolanti e alle produzioni agricole».

«In più di una provincia abruzzese si è fatto ricorso alla caccia di selezione fuori dal periodo previsto dal calendario venatorio ma i risultati sono stati modesti incidendo poco sulla riduzione numerica dei capi», aggiunge D’Amico che proprone a Pepe di istituire anche un tavolo tecnico - istituzionale «allo scopo di prendere decisioni attuabili già dalla fine della corrente stagione venatoria anche alla luce della possibilità offerta dalla L.R. 20/2004 ».

Copagri sottolinea che sarà fin da ora al fianco di Pepe «se avrà il coraggio di agire presto e con la necessaria determinazione». «Senza tener conto che», fa osservare, «con iniziative parallele e mirate, sia private che promosse a livello istituzionale, si possono anche attivare virtuose attività imprenditoriali che valorizzano la carne di cinghiale che, opportunamente controllata sanitariamente, può trovare canali di vendita sia sul mercato del che trasformato». /cr,re,)