Caccia per ora solo alla tortora in appostamento e senza cani

Dopo le preapertura di mercoledì, domani e dopodomani si torna a sparare ma con alcune restrizioni Il Wwf: «Bene i nuovi limiti, ma sbagliato avviare l’attività in questo delicato periodo biologico»
PESCARA. Un weekend all'insegna del divertimento per gli irriducibili della caccia, ma con delle restrizioni.
Dopo la preapertura dell'altro ieri, che è stato solo un assaggio, domani e dopodomani si può tornare a sparare, ma senza cane e solo in appostamento. Insomma, senza il fascino dell'avventura che caratterizza la pratica della caccia e che per la maggior parte dei cacciatori ne è l'essenza.
Eppure questi tre giorni di apertura anticipata hanno mandato su tutte le furie gli ambientalisti, in particolare il Wwf, perché, dal loro punto di vista, avventura o no, a farne le spese sono comunque alcune specie di volatili, e non solo.
Infatti in Abruzzo, una delle ultime Regioni ad aver approvato il calendario venatorio, la streptopelia turtur, cioè la comune tortora, non passerà di certo un fine settimana tranquillo. I cacciatori, seppure in appostamento temporaneo e con obbligo di raggiungere e lasciare il sito con la propria arma scarica riposta nella custodia, potranno mirare alla tortora, oltre che ai corvidi.
Per l'apertura della caccia alle specie fagiano, lepre, quaglia e volpe gli appassionati dovranno invece aspettare i la terza domenica di settembre, mentre l'apertura generale a tutte le specie migratrici, alla coturnice, alla starna e al cinghiale scatterà soltanto da sabato 3 ottobre.
Per ora nel mirino dei cacciatori ci sarà solamente la povera tortora, insieme alle altre specie non cacciabili.
Secondo il Wwf Abruzzo, infatti, anticipare la stagione venatoria ha un effetto negativo, non solo sulle specie oggetto di prelievo, ma anche su tutte le altre che vengono disturbate dai cacciatori impegnati nelle battute di caccia.
In sostanza, l’apertura anticipata della caccia per l'associazione ambientalista «è una pratica estremamente dannosa che è oggetto di forti critiche da parte del mondo scientifico e che, peraltro, arriva in tarda estate, momento molto delicato sia per il ciclo biologico di diverse specie sia per le condizioni naturali caratterizzate da scarse risorse idriche e trofiche». E nulla cambia se le linee dettate dai calendari venatori prevedono generalmente, in base alla specie, il prelievo giornaliero per un massimo compreso tra cinque e dieci capi. «La preapertura della caccia», dichiara Luciano Di Tizio, delegato Wwf Abruzzo, «è comunque la dimostrazione che la pratica del prelievo venatorio non avviene sulla base di valutazioni tecnico-scientifiche, ma solo per accontentare i cacciatori. Fortunatamente, grazie alle nostre battaglie e a quelle delle altre associazioni, negli ultimi anni sono state notevolmente ridotte le giornate di preapertura, ma è evidente che la Regione non ha ancora raggiunto quella maturità necessaria per una corretta gestione faunistica».
Pietro Guida
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