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Cantine aperte da record in Abruzzo, il Cerasuolo conquista i giovani

4 Giugno 2026

Numeri da capogiro per un evento da oltre due milioni di indotto

PESCARA Migliaia di ragazzi in fila già dalla mattina per avere il proprio bicchiere o per farselo riempire. Dentro ci sono il giallo paglierino del Trebbiano, il rosso intenso del Montepulciano e il ciliegia di sua maestà il Cerasuolo, il più gettonato.

Sono i tre colori che hanno illuminato le colline d’Abruzzo nella due giorni, conclusa ieri, di Cantine aperte, l’iniziativa del Movimento turismo del vino in cui i vignaioli aprono le porte di casa propria al mondo. Dalle colline teramane a quelle del Chietino, dai colli pescaresi, fino all’entroterra dell’Aquilano, questo è il weekend in cui la barriera degli scaffali viene meno, dove produttori e consumatori si incontrano e il vino non è più solo vino ma qualcosa di più: diventa una storia da raccontare. E da ascoltare, per il pubblico di ogni età.

I numeri sono da record. Mai così tante le aziende coinvolte, e migliaia i visitatori, abruzzesi e non, che hanno generato un indotto di oltre due milioni di euro lo scorso fine settimana, secondo le stime del Movimento. Cifre che rilanciano il tema dell’enoturismo in Abruzzo e, soprattutto, dell’opportunità di tenere aperte le cantine tutto l’anno. Perché, a vedere il flusso di turisti, la domanda sembra esserci.

Ma più che i numeri, colpisce l’età dei visitatori. Sono i giovani i veri protagonisti: in un momento storico in cui le nuove generazioni sembrano allontanarsi sempre più da questo mondo, eventi come Cantine aperte permettono loro di riappacificarsi con il vino scoprendolo non solo attraverso le tradizionali degustazioni, ma in momenti di festa e convivialità.

Mentre sabato le aziende hanno aperto i cancelli alle 15, ieri la festa è iniziata in mattinata. Complice il clima estivo della giornata, le prime frotte di visitatori sono arrivate presto, per le 10. Molti lo hanno fatto in macchina, ma sono state tante anche le prenotazioni per il giro delle cantine in pullman. Tutti con il bicchiere ufficiale dell’evento e la sacca rossa “Abruzzo state of wine”, l’immagine simbolo della due giorni che sta spopolando sui social.

Ogni azienda decide come celebrare Cantine aperte. Si va dalle tradizionali degustazioni a vere e proprie feste, con tanto di dj set. Questo è il caso di Contesa, a Collecorvino, capace di attrarre migliaia di ragazzi tra ieri e sabato. Per il vignaiolo Franco Pasetti, che insieme al padre Rocco gestisce la cantina, il loro modo di vivere Cantine aperte rispecchia quanto sia cambiato l’evento nel corso degli anni. «Le prime edizioni avevano un approccio “elevato”, che voleva parlare solo a un certo tipo di pubblico. Ora è diverso: abbiamo cambiato la comunicazione, l’abbiamo resa più facile per i più giovani. A vedere i numeri di questo fine settimana, direi che sta funzionando», spiega.

Il suo è anche un “mea culpa” su come il mondo del vino tendeva a raccontarsi negli anni precedenti: «Lo abbiamo fatto in maniera forse troppo elitaria e snob. Oggi non è più così, e si vede. Si dice che le nuove generazioni si stiano allontanando da questo settore. Grazie a Cantine aperte lo stanno riscoprendo».

C’è però chi preferisce rimanere fedele alla versione tradizionale del racconto del vino. Nicola D’Auria, presidente del movimento e proprietario della cantina Dora Sarchese, è tra questi. «I numeri dell’evento sono stati eccezionali», spiega, «cresciamo ogni anno e riusciamo sempre a creare un fine settimana straordinario. Qui a Dora Sarchese l’organizzazione prevede una visita con degustazione di due ore. Niente dj set, solo uno spazio per raccontare a chi non conosce questo mondo che cosa si nasconde dietro il lavoro della vigna».

Un approccio più “serio”, ma che sembra ugualmente interessare i giovani. «Ogni cantina decide come organizzare la propria accoglienza. Noi pensiamo che il vino non possa diventare una semplice bevanda con cui fare una “sbicchierata”. C’è una cultura dietro e noi vogliamo diffonderla. Il riscontro che abbiamo avuto è stato positivo, perché ci sono venuti a trovare tanti ragazzi che sono rimasti soddisfatti».

La prova tangibile che questo approccio funziona? «Le bottiglie vendute, che poi dovrebbe essere il nostro obiettivo. Chi fa la degustazione difficilmente se ne va senza comprarne una. Significa che siamo riusciti ad appassionare», aggiunge D’Auria.

Con un numero così alto di ragazzi e ragazze tra i partecipanti, Cantine aperte diventa anche una “indagine di mercato” sui gusti delle nuove generazioni. Il responso è univoco: «Il Cerasuolo, senza dubbio», assicura Pasetti. «Da un po’ di tempo a questa parte i bianchi e i rosati si stanno sostituendo ai rossi». Almeno per un fine settimana, il mondo del vino è tornato a parlare ai giovani. Che hanno già decretato un vincitore di questa edizione. È color ciliegia.

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