«Capodogli, dubbio il legame tra la morte e le trivellazioni»

15 Settembre 2014

Il patologo Mazzariol: nessuno studio lo ha mai documentato Più probabile l’effetto di sonar militari o di malattie comuni

VASTO. Sandro Mazzariol, ricercatore presso l'Università degli Studi di Padova ha coordinato a Vasto la necroscopia sui tre capodogli morti a seguito dello spiaggiamento di venerdì scorso. Dal 2006 Mazzariol coordina l'Unità di intervento per la necroscopia dei grandi cetacei per il ministero dell'Ambiente e della tutela del territorio e del mare. «Il mio ambito di ricerca è individuare le cause di morte dei cetacei che spiaggiano lungo le coste italiane e del Mediterraneo. In particolare mi occupo dello spiaggiamento cosiddetto anomalo di balene o di massa». Attività che ha avuto una forte accelerazione con l'episodio che si è registrato nel dicembre del 2009 dei sette capodogli poi deceduti sul litorale pugliese dove Mazzariol è intervenuto con quello che diventerà il nucleo operativo Cetacean stranding emergency response team (Cert). «Sono anni che ci prepariamo e abbiamo conseguito sul campo delle competenze crescenti. Con la necroscopia si riesce a capire la causa e il meccanismo della morte dell'animale. Un atto pratico quello che facciamo sulla spiaggia, è solo l'inizio della nostra attività d'indagine e consente di osservare macroscopicamente tutte le lesioni evidenti a occhio nudo. Preleviamo dei campioni per gli esami successivi, che permettono di capire molto di più». Necroscopia che ha consentito anche di studiare il fenomeno migratorio dei cetacei. «Il mar Ligure sembra essere una zona importante in particolare d'estate. Flussi migratori che vanno verso il mar Ionio e verso lo stretto di Gibilterra e proprio qui ci sono dei forti scambi genetici». Gli episodi di spiaggiamento in Puglia e ora in Abruzzo di capodogli «Sono definiti spiaggiamenti di massa», spiega Mazzariol « e sono episodi anomali per la presenza rara dei capodogli in Adriatico». Alla domanda se i capodogli sono spiaggiati per cause antropiche o patologie particolari il ricercatore dell'Università di Padova taglia corto. «Sono animali che come tutti gli altri soffrono di patologie spontanee, anche se gli uomini ci mettono lo zampino. Essere animali grandi non vuol dire esserne immuni. Siamo stati di recente a un workshop a Princeton con il professor Giovanni Di Guardo dell'Università di Teramo, che ha collaborato alla necroscopia dei tre cetacei a Vasto, dove abbiamo studiato il morbillivirus che è simile al nostro morbillo e al cimurro del cane, ed abbiamo scoperto che il capodoglio è sensibile anche a questa malattia. Non si esclude nulla, si ricerca tutto». Con una precisazione. «Bisogna stare attenti, un conto sono le ipotesi, altra cosa è l'evidenza scientifica. Si è parlato di trivellazioni per l'Abruzzo. Non si tratta di correlazione diretta alle trivellazioni, l'attività di ricerca di petrolio e gas potrebbe per certi versi danneggiare l'animale e su questo stiamo indagando. Al momento non è documentato in nessun lavoro la correlazione diretta tra l'esposizione a queste fonti di suono e lo spiaggiamento dei cetacei. Ciò che è documentato è la correlazione tra l'esposizione a sonar militari di media frequenza e la sindrome embolica. Mi posso aspettare più facilmente un danno all'orecchio, che abbiamo prelevato qui a Vasto e cercheremo di indagare se ci sono stati dei danni diretti».