Carichieti, il governo apre il dossier salvataggio

Oggi il Consiglio dei ministri dovrebbe sbloccare gli aiuti per la banca Si ipotizza il trasferimento di tutti i crediti “difficili” in una seconda società
CHIETI. E alla fine il complicato dossier del salvataggio di Carichieti arrivò sul tavolo del consiglio dei ministri. Che si riunirà oggi pomeriggio in un insolito summit domenicale per sbloccare gli aiuti indispensabili alla banca teatina e ad altri tre istituti ancora più in difficoltà: la Banca dell'Etruria di Arezzo, Banca Marche e la Carife, l'ex Cassa di risparmio di Ferrara. Il problema che induce il premier Matteo Renzi e il ministro dell'Economia Piercarlo Padoan ad agire con tutta questa fretta è l'imminente entrata in vigore della normativa europea sui fallimenti bancari, che dal 2016 scaricherà i costi dei salvataggi non più sugli Stati, ma sui clienti.
Che cosa accadrebbe se queste quattro banche dovessero dichiararsi insolventi e chiamare i risparmiatori a far fronte alle loro perdite? L'effetto sarebbe dirompente non solo sui quattro istituti coinvolti, ma anche su tutto il sistema bancario, che verrebbe investito da una pericolosa ondata di sfiducia. A complicare ancor di più la situazione, c’è il rifiuto opposto dai superburocrati dell'Unione Europea a un salvataggio sulla falsariga di quello effettuato un anno fa per Tercas: a Teramo intervenne il Fondo interbancario di garanzia dei depositi, un organismo alimentato da tutti gli istituti italiani, che erogò 280 milioni a fondo perduto a copertura di una parte delle perdite. Una modalità che Bruxelles equipara agli aiuti di Stato, vietati dalle norme sulla concorrenza. Ecco perché il ministero e la Banca d'Italia si sono inventati una modalità nuova, che richiede però un affinamento normativo di cui si occuperà, appunto, il consiglio dei ministri di oggi. Il percorso dovrebbe essere questo: Banca Carichieti verrà divisa in due, una società “buona” e una “cattiva”. In quest'ultima confluiranno i crediti di difficile riscossione, le cosiddette “sofferenze”, mentre la prima, ripulita dagli affanni, potrà riprendere la normale operatività e trovare sul mercato nuovi azionisti disposti a investire per tornare nel medio periodo al profitto. Quindi, senza più la guida dei due commissari straordinari che da un anno gestiscono la banca in emergenza. Nel frattempo la liquidità necessaria a far fronte alle esigenze più immediate verrà fornita con un prestito-ponte assicurato dalle due maggiori banche italiane, Unicredit e Intesa San Paolo, quest'ultima peraltro socia di Carichieti con il 20% delle azioni.
E' ovvio che gli interrogativi aperti restano tanti. Per esempio: chi nominerà i vertici della nuova Carichieti alleggerita della zavorra dei crediti deteriorati? E da dove arriveranno i nuovi soci? Si era parlato di un interesse della Bcc di Roma, della Fondazione PescarAbruzzo, di una compagnia assicurativa straniera...ma è ovvio che i potenziali interessati, chiunque essi siano, stanno alla finestra in attesa che il puzzle normativo si completi. E' evidente che il nuovo assetto di Carichieti è l'ultimo treno che passa per chi ancora vorrebbe avere una banca abruzzese al servizio del territorio, attenta soprattutto a piccole imprese e famiglie. Tanto più che si potrebbe ragionare anche di un altro riassetto in corso, quello delle Banche di credito cooperativo, anch'esse in attesa di un riordino su cui sta lavorando Palazzo Chigi. Da domani cominceremo a saperne di più, al termine di un week-end che ha visto i commissari di Carichieti Salvatore Immordino e Francesco Bochicchio, impegnati in serrate consultazioni con il dirigente della Banca d'Italia incaricato di seguire il dossier, Stefano De Polis.
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