Caro carburanti e inflazione: «Le famiglie e i pensionati tremano per i prossimi mesi»

28 Marzo 2026

L’Adiconsum lancia l’allarme: «Siamo tutti già in difficoltà e potrebbe peggiorare». In arrivo la stretta dei consumi: «A breve gli aumenti saranno ingestibili»

L'AQUILA. Le famiglie? Vedono il futuro a tinte fosche. C’è chi rinuncia alle vacanze, ad una spesa in più e chi, proprio, non riesce ad arrivare a fine mese. Alberto Corraro, segretario Adiconsum di Pescara, cita l’esempio di una maestra di Avezzano titolare, fino a qualche tempo fa di un’impresa, che ha accumulato una serie di debiti: «Quella giovane donna ieri mi ha telefonato in lacrime. Con l’aumento dei prezzi, non riesce a far fronte al pagamento dell’affitto. I soldi non bastano».

È un caso sporadico?

«Magari! Le famiglie, con il caro benzina e i prezzi schizzati alle stelle, sono sempre più in difficoltà. Soprattutto le monoreddito e i pensionati, chi ha un paio di figli da mandare a scuola o deve pagare mutuo e affitto. Sono quelle che tremano in attesa di sapere se questa sciagurata guerra si fermerà».

Davvero siamo a questo punto?

«Siamo tutti con il fiato sospeso. Chi ha entrate fisse, neanche cospicue, non ha margini di manovra. I risparmi spesso sono anche limitati. Parliamo di famiglie che vanno avanti con lo stipendio mensile. Basta un imprevisto e saltano tutti i piani. Lo Sportello sovra indebitamento rende bene l’idea di quello che sta accadendo».

Ci faccia capire la portata del fenomeno, anche in Abruzzo.

«Ci sono sempre più famiglie in difficoltà. Abbiamo utilizzato circa 1 milione e 400mila euro di fondi statali, allo sportello sovra indebitamento di Pescara per prestiti a famiglie dell'area metropolitana costiera, ma un po’ in tutto l'Abruzzo. I casi sono centinaia, molti più di quelli che si immaginano. La povertà crescente è certificata dall’Istat, a cui facciamo riferimento, e dalla stessa Caritas».

Tutta colpa del conflitto tra Stati Uniti e Iran?

«Negli ultimi anni abbiamo avuto tre sciagure: la guerra in Ucraina, il Covid e ora il conflitto in Medio Oriente. Tre fattori che hanno piegato l'economia, eventi che pesano e lasciano il segno. Le famiglie guardano con grande preoccupazione al futuro perché i redditi che sono sempre quelli e aumentano le spese. Sono tempi aridi».

Economicamente intende?

«C’è una grande incertezza che pesa come un macigno: quando prevale l’incertezza non si guarda con favore al domani. Le preoccupazioni per la tenuta del lavoro, per il bilancio familiare, per le spese sono tante. Si innesca un meccanismo che frena i consumi. Viviamo una sorta di malattia che, in una società consumistica, si avverte ancora di più perché siamo abituati ad uno standard elevato e ci troviamo di fronte al dilemma: cosa fare?».

È questo il meccanismo mentale che porta alla riduzione dei consumi?

«Anche chi può, sta centellinando le spese. Tutto parte dai prezzi dei carburanti, che sono schizzati alle stelle e che, gioco forza, assottigliano il budget a disposizione delle famiglie. Dieci giorni sono già passati dal provvedimento del governo sulla riduzione delle accise. E i prezzi sono ancora alti; tra dieci giorni cosa succederà? Si parla addirittura della riattivazione delle centrali a carbone: questo dà la cifra esatta della preoccupazione in uno Stato come il nostro, totalmente dipendente da altri nell’acquisto delle materie prime. Il problema è enorme per lo Stato, per le imprese e per le famiglie».

Qual è il timore più grande?

«La crescita dell’inflazione: un meccanismo che riduce il potere di acquisto. Le scelte sono due: intaccare i risparmi o ridurre i consumi tagliando tutto ciò che è possibile. Le famiglie monoreddito non hanno la possibilità di andare avanti e sono tantissime, come i pensionati che hanno enormi difficoltà in questo momento e sono dentro la categoria dei sofferenti. Le entrate sono sempre quelle, stipendi e pensioni, e alla fine del mese spesso non si arriva».

Cosa ci dice del carrello della spesa?

«I dati dell’Adiconsum sono chiari: con gli stessi soldi in tasca si compra molto meno. Si cominciano a fare le prime stime, che parlano di un almeno un centinaio di euro d'aumento tra prodotti di prima necessità e carburanti. Ma è difficile, al momento, fare una valutazione precisa».

Perché scusi, non siamo ancora nel pieno della crisi?

«La pressione dei costi dell’energia è sentita, ma siamo alle prime settimane: se la guerra si prolungherà, nel giro di qualche mese, sia la benzina che i prodotti alimentari saliranno ulteriormente. Le grandi catene alimentari stanno cercando di tenere i costi calmierati perché l’approvvigionamento dei prodotti ancora non risente, in modo determinante, della crescita del prezzo della benzina. La filiera ha ancora margini per tenere botta».

Ma?

«Se questa criticità perdurerà nel tempo, nel giro di qualche settimana ci saranno problemi seri per le imprese e per le famiglie, con aumenti ingestibili».

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