Caro-energia, forni a rischio chiusura

12 Settembre 2022

L'allarme lanciato da Assipan Confcommercio e la richiesta al governo un adeguato e tempestivo credito d’imposta

PESCARA. L’aumento esponenziale delle utenze del gas e dell’energia elettrica pongono in serio rischio la tenuta delle imprese della panificazione. Assipan, l'associazione dei panificatori aderente a Confcommercio, lancia l'allarme: 1.350 forni a rischio chiusura, in 5.300 potrebbero rimanere senza lavoro. 

 “Abbiamo non più di sessanta giorni davanti”, dice il presidente provinciale dell’AssipanPescara Roberto D’Intino, “il rischio, dobbiamo dircelo, è che tra un paio di mesi il pane artigianale possa sparire dalle tavole degli italiani. Di questo passo, le piccole e medie imprese scompariranno lasciando spazio ai grandi operatori industriali”.

Assipan riprende e amplifica il grido di allarme lanciato dall’Assipan nazionale, e chiede al governo un adeguato e tempestivo credito d’imposta che compensi l’incremento del costo energetico, nonché un tetto massimo a questi costi, già applicato con successo in altri paesi europei come Spagna e Portogallo.

L’analisi dei bilanci delle imprese del settore della panificazione relativamente al periodo pre-crisi evidenziava un impatto dei costi riconducibili alle materie prime energetiche pari mediamente al 5% circa del fatturato complessivo aziendale. La situazione attuale disegna uno scenario che configura un balzo eclatante delle stesse voci di costo, mediamente quadruplicate per gli operatori del settore della panificazione.

Il quadro che ne consegue rischia di produrre effetti devastanti sul comparto, prevalentemente per coloro che si appoggiano su un numero di addetti più corposo.

Assipan/Confcommercio ritiene pertanto indispensabile l’immediato inserimento delle imprese della panificazione fra quelle energivore e chiede di procedere alla revisione della fissazione dei prezzi del gas sul mercato Ttf, ossia l’indice di borsa del gas sul mercato dei Paesi Bassi, dal quale sarebbe opportuno sganciarsi, e di valutare la possibilità di praticare prezzi del gas legati ai contratti di fornitura, cioè sulla base dei prezzi all’importazione che sono notevolmente più bassi di quelli del mercato Ttf.