Carrara: orso da tutelare perché rischia l’estinzione

9 Maggio 2018

Il presidente del Parco nazionale d’Abruzzo: conservazione dei lupi meno critica Oggi nel Pnalm vivono circa 50 plantigradi e non sono pericolosi per l’uomo

PESCASSEROLI. Il presidente del Parco nazIonale d’Abruzzo, Lazio e Molise, Antonio Carrara, farà gli onori di casa nel seminario di oggi (vedi pezzo in pagina) in cui si parlerà della tutela di orsi e lupi.
Presidente, sono ancora due animali in pericolo di estinzione?
«Si tratta di due casi diversi. Entrambe le specie sono tra quelle meritevoli di una più attenta tutela da parte dell'Unione Europea perché a rischio estinzione, ma la categoria di minaccia non è la stessa: è sicuramente in una situazione più critica quella dell'orso marsicano. La conservazione dell’orso bruno marsicano fa parte del nostro lavoro quotidiano, ma deve essere un obiettivo condiviso il più largamente possibile dagli altri Parchi come dalle altre istituzioni e dalle associazioni che a vario titolo sono chiamate in causa dalla presenza dell’orso e dalla sua auspicabile espansione».
Quanti lupi e orsi ci sono oggi nel Parco nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise?
«Dall'ultimo monitoraggio genetico del 2014 è stata elaborata una stima dalla quale viene fuori che ci sono circa 50 orsi _ con una leggera prevalenza delle femmine _ anche se più correttamente dovremmo dire che il numero di orsi è compreso fra 49 e 69. Per i lupi è più difficile stabilire un numero attendibile, ma solo nel territorio del Parco siamo sicuramente nell'ordine di 50 lupi, molti dei quali vivono nella zona di Opi».
In questi anni le cronache si sono occupate molto di orsi uccisi dall'uomo.
«Dal 2006 abbiamo avviato un monitoraggio dal quale emerge che sono nati 95 cuccioli e gli orsi ritrovati morti sono stati 29. Le cause di queste morti sono a parte quelle naturali _ un orso vive in media poco più di 20 anni _ ferite da arma da fuoco, incidenti stradali, avvelenamento e gravi malattie».
Si legge anche di orsi che sempre più spesso si intrufolano nei centri abitati creando un po' di apprensione nelle popolazioni.
«L'orso _ lo dice il nome stesso _ è un animale solitario, se vede l'uomo si allontana. Un incontro faccia a faccia è difficile a meno che non lo si va a cercare, ci sono persone che vogliono farsi un selfie con l'orso. Comunque a noi non risultano aggressioni di orsi a persone. Trattandosi di un animale selvatico bisogna evitare di avvicinarlo e disturbarlo».
Però ci sono danni agli altri animali _ penso alle pecore aggredite dai lupi _ e alle coltivazioni.
«E di questo il Parco si occupa ogni giorno. Nel 2017 abbiamo risarcito allevatori e agricoltori per una cifra totale di circa 300.000 euro. Poi forniamo le recinzioni, facciamo continua informazione. I pagamenti dei risarcimenti _ che abbiamo esteso anche alla zona di protezione esterna del Parco _ per quanto ci riguarda sono rapidi. Appena arriva la segnalazione le Guardie del Parco fanno un sopralluogo e la pratica viene avviata».
Cosa mangiano gli orsi?
«Mangiano un po' di tutto _ compreso il miele se lo trovano _ in particolare erba e bacche. La carne la mangiano soprattutto nel periodo che precede il letargo quando hanno bisogno di incamerare grasso per l'inverno».
Ma nonostante la tutela che il Parco esercita da anni l'orso marsicano, come lei ci dice, resta a forte rischio estinzione.
«Questo dipende da una serie di fattori. Cinquanta esemplari sono un numero troppo piccolo per garantire in assoluto la sopravvivenza. Ecco perché bisogna mettere in campo azioni _ e il seminario di oggi va in questa direzione _ per far sì che l'orso possa trovare altri spazi, anche al di fuori delle aree protette. Oggi vive prevalentemente solo in aree limitate del Paese: Trentino e Parco d’Abruzzo, Lazio e Molise. Insomma non può vivere per sempre in un ghetto o in una enclave».
Lei in particolare terrà una relazione sul cosiddetto Patom. Di che si tratta?
«Il Patom è il “Piano d’Azione nazionale per la tutela dell’orso bruno Marsicano” realizzato sulla base delle migliori conoscenze scientifiche sull’orso bruno marsicano e di un processo di partecipazione e discussione su obiettivi, metodi e azioni necessarie per garantire il miglioramento dello stato di conservazione della specie nell’Appennino centrale. Nel 2016 il Patom è stato implementato con un accordo in base al quale le Amministrazioni coinvolte si impegnano a collaborare per rafforzare l’efficacia delle azioni per la tutela dell’orso marsicano e a mettere in atto, in raccordo tra loro e ciascuno secondo le proprie competenze, tutte le azioni necessarie a garantire la tutela e l’incremento della popolazione di orso bruno marsicano in tutto il suo areale, mediante una corretta gestione ed adeguati controlli».
La presenza di orso e lupo cosa significano per il Parco?
«Ci sono animali _ e non solo l'orso e il lupo _ che vivono e si riproducono solo in particolari condizioni ambientali. Tutelare loro significa tutelare anche l'habitat naturale. Ed è quello che facciamo e vogliamo farlo sempre meglio».
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