Case popolari, i condannati resteranno

6 Ottobre 2019

Il Movimento 5 Stelle va all’attacco di Fdi: «Ecco perché i nuovi criteri per le assegnazioni non risolvono il problema»

PESCARA . Portoni, infissi e intonaco, a giudicare da come sono ridotti, devono essere ancora quelli originali: «Opera realizzata dal ministero dei lavori pubblici. Anno 1958», ricorda una targa sulla facciata di uno dei palazzi popolari scrostati di via Rigopiano a Pescara. L’unica nota di colore è la bandiera che Domenico Pettinari, consigliere regionale del M5S e vice presidente del Consiglio, mostra per ricordare che anche qui c’è bisogno di Stato, e soprattutto, che «alle emergenze non si risponde con una legge che non le risolve». Pettinari parla della proposta presentata dal presidente Marco Marsilio, e dall’assessore Guido Quntino Liris, che “restringe” i criteri per l’assegnazione delle case popolari. Secondo il consigliere di opposizione, tuttavia, è uno strumento non sufficiente a garantire condizioni di vita accettabili alle persone oneste che per i casi della vita si ritrovano nelle case popolari a condividere spazi con pregiudicati, spacciatori e persone violente. Il pane quotidiano. «Se il presidente Marsilio ha presentato la proposta in risposta a un’emergenza territoriale, mi spiace comunicargli che la soluzione ai problemi del territorio è lontanissima». Il perché è presto detto. «I delinquenti che vivono in case pagate con i soldi pubblici o li mandi via o non li mandi via, e con la legge che hanno proposto in Regione chi delinque rimane nelle case». Il perché è presto detto. «Dal mio censimento», ha detto ieri davanti a uno dei palazzi di edilizia popolare di via Rigopiano, «risulta che il 99% dei delinquenti pregiudicati ha a malapena una condanna in primo grado. Solo l’1% è in terzo grado (condanna definitiva, ndr), ed è solo su questo 1% che la legge di Marsilio prevede lo sfratto. Questo vuol dire lasciare il 99% dei pregiudicati all’interno delle case popolari». Con Pettinari, ieri mattina, tante persone che abitano nelle palazzine, esasperate dal clima che si avverte appena sali quei tre gradini che danno sul piazzale, cinque minuti a piedi dalla stazione, il centro della città: dietro alle tapparelle c’è chi scruta ma non vuole essere visto, per capire cosa sta succedendo e che ci fa tutta questa gente che prende appunti, o con le telecamere. «Qui c’è gente», dice un signore, «che va in giro minacciando tutti con il coltello. Un altro», gli fa eco una donna, «una volta che ero alla finestra mi ha detto di rientrare e di farmi i fatti miei, altrimenti...». Stava spacciando, e non gradiva testimoni.
Con Pettinari anche Carlo Troiani, di Feder.Casa, che sta raccogliendo firme per presentare un esposto in procura.
«Se Marsilio non vuole rischiare di emanare una legge farsa allora deve ascoltare chi è sul territorio da decenni», aggiunge Pettinari. «I cittadini sono qui, venisse ad ascoltarli se non vuole ascoltare me. Io sono convinto, e mi assumo la responsabilità personale di quello che dico, che chi ha una condanna anche in primo grado debba essere cacciato dalle case popolari, perché altrimenti il problema della criminalità non si risolverà mai. Chi non è mai andato nelle periferie e non ha mai fatto le battaglie concrete per liberare la povera gente dal ricatto dei delinquenti non può rendersi conto di ciò che subiscono quelle persone». Secondo Pettinari bisognerebbe dare ai sindaci la possibilità di accedere alle informazioni sulle condanne, anche di primo grado, per risolvere queste situazioni. «In Via Rigopiano», conclude, «sono stati fatti due sfratti nell’ultimo mese. Solo che hanno cacciato persone indigenti che mai hanno disturbato i vicini, mentre hanno lasciato gli occupanti abusivi, violenti, criminali e pregiudicati . Adesso basta».