Champagne, zafferano, farro Tutte le bontà della montagna

25 Settembre 2014

Dalle carni ai formaggi ai vini, le produzioni montane esprimono una grande potenzialità E tra i vitigni in quota ce n’è anche uno che fa concorrenza alle nobili bollicine francesi

PESCARA. Qualità estrema, pulizia del prodotto, territorio vocato. Tre condizioni eccezionali e imprescindibili, altrove difficili da mettere insieme, naturale invece in Abruzzo, quando si parla di prodotti della collina fino alla montagna.

Zafferano, miele, latte, formaggi, grano solina, farro, saragolla, ceci, lenticchie, patate, carote, frutti di bosco, melucce e mele cotogne. Persino le rustiche varietà di olivo della fascia pedemontana: carpinetana, toccolana, dritta. E anche i vitigni autoctoni come pecorino e cococciola fino agli internazionali pinot nero, chardonnay, riesling, kerner, traminer trovano un habitat naturale in quota.

Certo, coltivare in altitudine è sacrificio, le condizioni climatiche e orografiche sono più estreme, i terreni marginali. Ma anche più salubri, le produzioni sono di alta qualità perché più temprate dalle quotidiane escursioni termiche e perciò più resistenti all'aggressioni dei patogeni.

La montagna si protegge da sola e ciò rende unici, identitari e preziosi i suoi prodotti. Che sulla salute dei consumatori hanno effetto benefico, nutraceutico, come dicono i medici.

E' il caso di formaggi e carni da allevamenti non intensivi sugli alti pascoli. Brucando quelle essenze vegetali e ruminando, quegli ovini e bovini arricchiscono il proprio latte di acidi grassi polinsaturi e omega 3, così utili per l'azione antinfiammatoria che svolgono ritardando l'invecchiamento delle arterie.

«Un consumo da prediligere per quanto moderato, contrariamente ad analoghi prodotti di provenienza industriale», conferma Nicola Salvatorelli, medico del Centro di medicina antiage di Pescara. Produzioni da incentivare, che potrebbero certamente portare benefici anche economici al territorio, favorire l'occupazione e far ripartire l'economia, il turismo, riscoprire l'antica vocazione del territorio assecondandone la natura.

Un potenziale forte la montagna abruzzese, per oltre due terzi protagonista del territorio, finora solo timidamente espresso.

Altra bella conferma arriva dalle osservazioni sui vini di montagna. Secondo il Cervim, il Centro di ricerca studi e valorizzazione per la viticoltura di montagna, i vini prodotti in quota garantiscono maggiore qualità intrinseca e un effetto più benefico sulla salute del consumatore essendo naturalmente ricchi di antiossidanti, oltre a servire al ripristino del territorio in abbandono (per inciso all’ultimo concorso internazionale del Cervim sui viti di montagna, l’Italia con 312 vini si è confermata la nazione più rappresentata. L’Abruzzo ha partecipato con nove etichette).

Tra gli (ancora pochi) interpreti di questo assunto dalla portata innovativa e rivoluzionaria, si registra la scelta dell'azienda Feudo Antico di impiantare un vigneto con l'autoctono pecorino e altri vitigni tipici di montagna sui mille metri di quota a Castel Di Sangro, parte del progetto CasaDonna di Niko Romito, lo chef pluristellato Michelin.

E il percorso intrapreso dall'enologo Vittorio Festa dedicato alla spumantizzazione dei vitigni autoctoni abruzzesi, che un anno fa si è distinto presentando il primo spumante metodo classico a base pinot nero prodotto in Abruzzo, “Santagiusta brut” (cantina Marchesi de' Cordano), così denominato in omaggio al territorio aquilano di provenienza: sette ettari di vigneto-gioiello a Goriano Valli, frazione di Tione degli Abruzzi nella valle incontaminata del Medio Aterno (parco del Sirente Velino).

Uve selezionate e raccolte a mano, vigneti in quota coltivati artigianalmente e con testardaggine dall'imprenditrice aquilana Adriana Tronca, premiata anche per la produzione artigianale del suo zafferano.

L'altitudine è sinonimo di eccellenza, spiega Festa, dove il Montepulciano non matura è possibile coltivare altri vitigni con successo.

«Il nostro progetto è ambizioso e trae ispirazione dalle più classiche maison francesi puntando a superarle. Vogliamo migliorare la qualità del rinomato champagne prodotto sui 300 metri di Reims con le uve coltivate a 650 metri in Abruzzo, ricche di qualità antiossidanti» dice l'enologo pescarese.

«Un insieme di fattori rende possibile tutto questo: la qualità del territorio, l'altitudine, le tecniche colturali. Da sempre l'Abruzzo produce ettolitri di uve destinate a diventare spumante fuori regione. Abbiamo tra le mani una risorsa unica, il livello di tecnologia delle nostre cantine è alto, la qualità che possiamo comunicare è estrema, Occorre più consapevolezza e coraggio di crederci, mettendoci la faccia».

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