Che buono quel polpo... che viene dal Vietnam
In Abruzzo su tre pesci consumati a tavola ben due provengono dall’estero Coldiretti dà l’allarme e propone l’acquisto a miglio zero e la carta- tracciabilità
PESCARA. In Abruzzo due pesci su tre consumati provengono dall’estero. E il rischio che si paventa in particolare d’estate, quando c’è forte richiesta ed è attivo anche il fermo pesca, è che il prodotto ittico importato sia spacciato come “made in Abruzzo”.
Qualche esempio lo fornisce Coldiretti ImpresaPesca – impegnata per garantire la trasparenza dell’informazione ai consumatori dal mare alla tavola anche con progetti che riguardano la ristorazione –: dalla lenguata senegalese commercializzata come sogliola, al polpo del Vietnam spacciato per nostrano, dal pesce ghiaccio al posto del bianchetto, al pagro invece del dentice rosa o le vongole turche e i gamberetti targati Cina, Argentina o Vietnam.
Le frodi sono poi spesso accompagnate all’importazione da Paesi lontani e riguardano tra l’altro l’uso di additivi chimici illegali per mascherare il grado di deterioramento. «È il caso dell’utilizzo di sostanze conservanti vietate in Italia come il Cafodos», spiega Mauro del Ponte responsabile regionale di Coldiretti ImpresaPesca, «una sostanza utilizzata soprattutto per l’acciuga, gli sgombri e i naselli, che sciolta in acqua di mare e ghiaccio allunga nel pesce le caratteristiche esteriori di freschezza». Ma fra i prodotti usati per “rinfrescare” l’aspetto esteriore del prodotto c’è anche l'acqua ossigenata (vietata in Italia dal 2010) per rendere più bianche e brillanti le carni dei molluschi cefalopodi e per ritardare la decomposizione di molti prodotti ittici, il monossido di carbonio per ringiovanire il tonno proveniente da India e Vietnam e l'acido borico usato a bordo dei pescherecci per mantenere il colore rosso dei gamberoni. «Per crostacei e i molluschi», aggiunge Del Ponte, «è invece diffuso il tentativo fraudolento di far passare prodotti decongelati come freschi sia sui banchi che nei ristoranti».
Un allarme che per Coldiretti si traduce in una parola d’ordine: fare attenzione e scegliere possibilmente il chilometro zero, anzi il “miglio zero”, che in Abruzzo rappresenta circa 13mila tonnellate di pesce, pari al 6% del pescato nazionale e corrispondenti ad un ricavo di circa 45milioni di euro.
«Stiamo lavorando per ripetere nella pesca la stessa esperienza positiva che abbiamo realizzato con la rete di Campagna amica per i prodotti agricoli», illustra Alberto Bertinelli, direttore di Coldiretti Abruzzo, «è per questo che, in particolare nelle province che si affacciano sul mare, stiamo incrociando i pescatori per proporre iniziative di tutela e promozione del pescato accompagnate da una maggiore diffusione della conoscenza del prodotto ittico tra i consumatori. Stiamo inoltre lavorando per proporre pesce confezionato già a bordo dei pescherecci allo scopo di mantenere inalterata la freschezza del prodotto».
Altro progetto che viene portato avanti è quello che mira alla diffusione nei ristoranti della “carta del pesce” dove verrebbe indicata la provenienza del prodotto preparato.
«Le maggiori incombenze per i pescatori», sottolinea Bertinelli, «si traducono in maggiori garanzie di identità del pesce nazionale che consente ai consumatori di fare scelte di acquisto più consapevoli in grado di riconoscere e premiare il prodotto tricolore. In tal senso però è fondamentale che vengano assicurate alla categoria infrastrutture portuali adeguate e investimenti mirati allo sviluppo del settore e alla normale manutenzione dei fondali».
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