Che dieta per i bimbi? Meno proteine

6 Luglio 2016

C’è il vegano denutrito, ma anche quello ipernutrito di carne e zuccheri. Il pediatra Di Pietro: mamme, più attenzione

PESCARA. La cronaca ci riporta periodicamente casi di bambini ricoverati in ospedale per malnutrizione, o meglio per squilibri della nutrizione dovuti soprattutto a regimi alimentari radicali come quello vegano (l’ultimo caso a Genova ha riguardato una bimba di 12 mesi). E’ l’altra faccia di un altro vizio, questa volta molto italiano, per cui si tende a ipernutrire il bambino. Per il pediatra Mario Di Pietro, direttore di Unità Operativa di Pediatria e Neonatologia di Atri, è essenziale una giusta nutrizione nei primi tre anni di vita del bambino.

Dottor Di Pietro bocciamo la dieta vegana e quella vegetariana per i bambini?

«Va fatta una distinzione preliminare, perché spesso si parla indifferentemente di dieta vegetariana e vegana. La dieta vegetariana esclude le parti animali di terra di mare, i derivati dei prodotti della carne e del pesce. La dieta vegana esclude anche i prodotti animali come uova e latte. Questa è una distinzione importante rispetto ai fabbisogni nutrizionali, che conosciamo bene e che sono ben definiti per ogni fascia di età, con margini di tolleranza minori tanto più il bambino è piccolo».

Quindi la dieta vegana è la più sconsigliata.

«Un regime vegano in un soggetto in crescita è rischiosa, anche se in teoria è possibile, ma è fortemente a rischio di carenze nutrizionali».

Quindi se non si è ben preparati meglio lasciar perdere.

«Bisogna essere particolarmente accorti sui rischi, perché al di là dei casi estremi, potremmo trovarci di fronte a un bambino con peso accettabile ma denutrito».

Mi fa un esempio?

«Per esempio se il bambino che segue questa dieta non fa un’integrazione di vitamina B12 nei primi anni, possono esserci problemi per il sistema nervoso e per la vista. Quindi un bambino può avere all’apparenza uno stato di nutrizione buono e apparentemente crescere bene, ma poi si scopre che ha deficit importanti a livello neurologico e del sistema visivo».

Quindi i segnali per i genitori sono spesso difficili da interpretare.

«Se non c’è un chiaro sottopeso sì».

Per questo come Asl di Teramo seguite con attenzione le mense scolastiche.

«Abbiamo recentemente rivisto le linee guida e abbiamo detto chiaramente che nel primo anno di vita sconsigliamo la dieta vegetariana, dopo il primo anno è possibile ma con determinati accorgimenti e in particolare con integrazione di vitamina B12».

Quindi la dieta va integrata.

«Che è alquanto assurdo per genitori che scelgono di essere vegetariani o vegani per un fatto salutista o etico. Se lo sono per motivi salutisti si finisce per dare una integrazione alimentare che è innaturale. Se poi il discorso è etico, ognuno ha il diritto di avere le sue idee, ma non si può costringere un bambino piccolo a una alimentazione di questo tipo».

In teoria una alimentazione vegetariana può essere programmata con successo?

«Se si vuole pianificare una dieta vegetariana bisogna dare al bambino ogni giorno, a parte verdura e frutta di stagione e cereali semintegrali, fonti proteiche come legumi, frutta secca, semi di sesamo e girasole, però è una dieta fatta col bilancino, certamente a rischio».

Dall’altra parte abbiamo bambini fin troppo nutriti.

«La società italiana di pediatria da tempo ha dato indicazione di ridurre fortemente l’apporto proteico. Dunque sul riduzionismo siamo tutti d'accordo. Il confronto non va fatto però tra dieta vegetariana e dieta di tipo globalizzata, ma certo è meglio una dieta vegetariana con integrazione che quella con eccesso di proteine».

E’ così importante ridurre le proteine?

«Il concetto di equilibrio nutrizionale dovrebbe partire già dalla gravidanza, perché già lì si comincia a fare danni. Per questo consigliamo un regime di riduzionismo di proteine e zuccheri semplici con la carne che non va mangiata più di tre volte alla settimana».

Quasi mai è così.

«Perché spesso si tende a combinare più fonti proteiche, e poi gioca anche l’interferenza culturale con le nonne, le zie e così via. A partire dal secondo semestre di vita del bambino, i genitori se non vengono guidati e monitorati fanno cose sbagliate, come quella di sommare per esempio le proteine della carne con quelle del parmigiano, che magari si mette nella pappa per darle sapore, senza pensare che è una fonte proteica. Questo regime predispone all’obesità».

Anche con il latte bisogna andare cauti?

«Entro i tre anni bisogna stare molto attenti e in particolare sconsigliamo il latte vaccino, perché ha un contenuto di 3,2 grammi di proteine per cento. Bisognerebbe invece dare il latte di crescita, che sembra meno naturale, però è più vicino al latte materno che ha un contenuto di 1,2 grammi di proteine per cento. Se poi si vuole dare anche un biscotto, meglio quelli da forno, con farina semintegrale».

©RIPRODUZIONE RISERVATA