Chieti, l’ateneo perde il magistrato che vigilava sui conti

12 Luglio 2014

Capalbo, sostituto procuratore a Napoli, lascia a sorpresa la presidenza del collegio dei revisori della d’Annunzio

CHIETI. Il magistrato che controllava i conti dell’Università d’Annunzio si è dimesso. Poche righe per giustificare una decisione irrevocabile. Così Ferruccio Capalbo ha lasciato, ieri mattina, al termine di una delicata riunione sul consuntivo 2013 dell’ateneo di Chieti e Pescara, l’incarico di presidente del collegio dei revisori dei conti.

La notizia non arriva come un fulmine a ciel sereno. Capalbo, magistrato napoletano della Corte di conti in prima linea che, poco tempo fa, si è battuto per l’incandidabilità degli ex amministratori, dal 1990 al 2006, di Casal di Principe, terra dei Casalesi, proprio ieri era a Chieti per consegnare al rettore, Carmine Di Ilio, nuove osservazioni al bilancio 2013, approvato dal Cda della d’Annunzio senza però l’avallo dei revisori. Ma insieme alle osservazioni, il pm napoletano che vigilava sui conti dell’università ha dato nelle mani del Magnifico anche la lettera di dimissioni. Che Capalbo conferma telefonicamente, nel pomeriggio, al Centro: «Sì, mi sono dimesso», dice, «ma solo per garantire il giusto impegno alla mia attività di sostituto procuratore in Campania». Capalbo però conferma le ultime osservazioni comunicate all’ateneo, alle quali devono essere date risposte e giustificazioni, e ciò che era accaduto all’indomani del 26 maggio scorso quando il Cda ha approvato un “bilancio monco” e irrituale perché privo della relazione dei suoi revisori. Che, nei giorni a seguire, osservarono, con venti pagine di rilievi sostanziali, il documento contabile.

Di quelle pagine, che aspettano ancora risposte esaustive, è trapelato molto. Si parla infatti di un “disallineamento di cassa”, e di una operazione di perenzione (in parole semplici: debiti cancellati) di un importo complessivo di 25 milioni di euro, 11 per il 2013 e 14 per l’anno precedente, senza che ci fosse una somma equivalente accantonata per motivi di sicurezza.

Un terzo passaggio contestato avrebbe riguardato una somma di 4,5 milioni di euro, riferita a un presunto credito vantato nei confronti di comuni e province che sostenevano la libera università di Chieti, prima della statizzazione, ma di fatto non più esistente perché cancellata da una sentenza definitiva della Cassazione. Eppure sarebbe rimasta come una posta nel consuntivo del 2013.

Di questa e di altre osservazioni, al magistrato che vigilava sui conti della d’Annunzio ora importa poco e nulla. E’ un problema dell’ateneo quello di avere un consuntivo non ancora approvato dai revisori nonostante che siano trascorsi 46 giorni da quel 26 maggio, data del bilancio monco. Ma è un problema che l’ateneo cercherà di risolvere già dalla prossima settimana inserendo, in limine litis, nell’odg del Senato accademico, anche la nomina del nuovo presidente del collegio dei revisori che, secondo i ben informati, è già stato individuato.