Cibi-bufala, la truffa corre sugli scaffali

Dal Montepulciano in polvere all’olio nordafricano spacciato per italiano un business criminale che la Coldiretti denuncia chiedendo controlli più rigidi
PESCARA. Un kit per produrre il Montepulciano d’Abruzzo direttamente a casa propria, ricorrendo alla combinazione di un liquido (spacciato per mosto concentrato) con diversi tipi di polveri. Il vino simbolo dell’enologia regionale compare in cima alla lista del finto made in Italy, accanto alla mozzarella confezionata con i colori della bandiera nazionale ma realizzata in Ucraina, vicino a Chernobyl, ai pomodori San Marzano coltivati negli Stati Uniti, alla “Pasta Italiano” che viene dall’Egitto e alla “Palenta croata”. E’ il cosiddetto “fenomeno dell’Italian sounding”, ossia l’utilizzo di immagini, denominazioni geografiche e marchi che al consumatore straniero ricordano il Bel Paese, ma che di italiano hanno soltanto il nome. Spesso scritto anche male. Questa particolare selezione di contraffazioni alimentari è stata scovata in giro per il mondo dagli esperti della Coldiretti, che nei locali della Camera di commercio di Pescara hanno allestito la “mostra del finto made in Italy”, in occasione del convegno dell'osservatorio sulla criminalità in agricoltura denominato “La Contraffazione alimentare e il made in Italy”, cui hanno partecipato tra gli altri il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini, l’ex procuratore Giancarlo Caselli e per Coldiretti Chiara Ciavolich e Domenico Pasetti. L’aspetto più delicato è l’accostamento dei prodotti con uno dei fenomeni peggiori dell’italianità: la malavita organizzata. Sul tavolo con le bandiere gialle della Coldiretti compaiono, infatti, il caffè “Mafiozzo” in chicchi, coltivato in Bulgaria, il condimento piccante “Palermo mafia shooting” di provenienza tedesca e la salsa belga “Maffioso saus”. Ad allarmare gli oltre 20mila viticoltori e i 225 vitivinicoltori abruzzesi è la facilità nel trovare, sugli scaffali di alcuni negozi europei o comodamente sui siti di vendita online, il “miracoloso” wine kit che promette con pochi passaggi e due sole giornate di attesa, di portare il Montepulciano sulle tavole di tutto il mondo. Un preparato solubile in acqua e formato da un liquido (sembrerebbe mosto concentrato) e polveri (assomiglierebbero al lievito necessario per la fermentazione). «Queste etichette non cristalline», spiega David Falcinelli, responsabile del settore economico della Coldiretti Abruzzo, «determinano due cose pericolose: un omicidio dilazionato nel tempo se si utilizzano pessime materie prime e un assassinio economico visto che in questo modo si vanno a danneggiare l’economia reale e i produttori onesti che finiscono sul lastrico». Un rischio e un impegno per magistratura e forze dell’ordine, come ha sottolineato Legnini: «La magistratura è chiamata sempre più a specializzarsi sui molteplici aspetti della lotta alla contraffazione alimentare mobilitando, come sta già avvenendo, la scuola superiore. Occorre infine un forte coordinamento tra le forze di polizia, l'agenzia delle dogane e la magistratura». E accanto al vino c’è l’olio: secondo Coldiretti con la produzione in calo, aumentano le possibilità che il mercato venga invaso dalle produzioni provenienti dal Nord Africa e dal Medio Oriente spacciate per abruzzesi. Che cosa fare per difendersi? «Stiamo studiando la possibilità di elaborare dei QR code, da assegnare alle produzioni di olio abruzzese», risponde l’assessore Dino Pepe, «una società provata ci ha fatto una proposta, che stiamo esaminando proprio in questi giorni».
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