Ciliegie anno nero raccolto dimezzato

28 Maggio 2016

Agnese e Donato Di Ciano hanno la loro azienda a Treglio: danni per il mancato inverno e il freddo improvviso di aprile

TREGLIO. Quest'anno guardando le piante di ciliegio che dalla strada provinciale si allungano fitte fino al letto del Feltrino, ad Agnese non «verrà il mal di mare». La stagione della raccolta è partita da una decina di giorni, ma il colpo d'occhio sulla vallata del Feltrino popolata di ciliegi per la prima volta è diverso. Fino allo scorso anno lo spettacolo rosseggiante dei golosi frutti sui rami era tale da nascondere il verde smeraldo delle foglie. Quest'anno il contrario. Manca la produzione, un fatto inaudito.

Alla terza settimana di maggio la raccolta delle ciliegie a polpa tenera, le prime ad arrivare, è già terminato perché il prodotto è dimezzato in confronto allo scorso anno. Il mancato inverno ha anticipato la vegetazione e il freddo improvviso di aprile ha danneggiato la fioritura. Su alcune varietà è mancata l'impollinazione. Dalla primavera fresca e piovosa si è passati al gran caldo che ha maturato i (ben pochi) frutti, costringendo ad accellerare la raccolta.

«Se piove le ciliegie si spaccano perché la buccia non è elastica, si rovinano irrimediabilmente e il prodotto si perde»spiegano Donato e Agnese Di Ciano, padre e figlia, imprenditori agricoli per tradizione di famiglia. La loro azienda, Il Ciliegio, si trova a San Martino di Treglio. Ispirati dal modello Vignola, capitale italiana della ciliegia, nel modenese, i Di Ciano sono i maggiori produttori di ciliegie in Abruzzo.

Mille e duecento piante su quattro ettari e mezzo; una quindicina di varietà in totale: precoci, medie e tardive tra cui le autoctone Cesana, il tradizionale durone a polpa nera, e la Maiatica, ciliegia a polpa tenera e bianca, recuperate da Donato grazie ad un progetto di valorizzazione del frutto locale. Agnese, 41 anni compiuti domenica scorsa, è nata e cresciuta a Modena. Da più di vent'anni si è trasferita con la famiglia in Abruzzo, dove ha conosciuto e sposato il maestro oleario Tommaso Masciantonio, con le piccole Chiara e Alice la coppia vive sull'altopiano di Caprafico, ai piedi della Maiella. Nel periodo delle ciliegie Agnese conduce a tempo pieno l'attività di famiglia a Treglio. Il resto dell'anno dà man forte a Tommaso nella nuova avventura enologica, parallelamente alla gestione dello storico Trappèto di Caprafico.

«La perdita del raccolto va dall'80 al 100%», riprendono Agnese e Donato. Una cosa mai successa, ripetono i Di Ciano, abituati già da trent'anni a organizzare tempistiche di raccolta (10 kg all'ora in condizioni ottimali!) e vendita diretta in azienda. Pionieri del km zero, i Di Ciano vantano più di un primato. Il raccolto del primo mattino - esclusivamente a mano con la scala poggiata sulla pianta, deposto nei cesti foderati di stoffa per lasciare integro il turgore dei frutti - è messo in vendita e liquidato nell'arco della stessa mattinata, il tempo necessario per ripartirlo in cassettine da 1 o 3 chili.

L'intuizione di Donato risale all'85, quando lavorava per l'Agip Petroli, una vita in continuo movimento, con la passione recondita di seguire il solco tracciato dai genitori, Antonio e Carolina, contadini di Treglio. Quindi l'illuminazione con un master sulla coltura del ciliegio, nel modenese. Così il rientro in Abruzzo e la decisione di sostituire la tradizionale vigna di uva da tavola per impiantare ciliegi. Puntando sui terreni freschi esposti a nord e sul microclima ideale alla delicata coltura, condizioni ottimali per tenere lontana la mosca del ciliegio, escursioni termiche tali da assicurare tasso zuccherino e croccantezza al frutto. Una scelta che fin da subito gli ha dato ragione: produzione di prima qualità garantita, prodotto venduto a pochissime ore dalla raccolta, mai il transito in celle frigo. E l'inestimabile contributo a educare i consumatori. «Il contatto diretto è stato vincente» conferma Doretta Serafini, origini modenesi e madre di Agnese, insegnante elementare in pensione. Ma con il clima instabile e bizzarro anche il più perfetto equilibrio naturale è destinato a perdere colpi. «Le piogge spostate in avanti e l'estate slittata oltre rispetto agli anni passati, hanno stressato le piante destabilizzando tempi di maturazione e raccolta. Il rischio di perdita del prodotto è così alto che le assicurazioni accettano di coprirlo solo con premi elevati. Bisognerebbe intervenire con la copertura dell'impianto come fanno in Puglia, ma coprire un ettaro di terreno a ciliegio costa ottantamila euro», considera Agnese .«Ora stiamo ragionando se vale o meno la pena raccogliere alcune varietà. E quest'anno il mercato è alto dopo la grandinata nel barese, il prezzo delle ciliegie è raddoppiato, fino a 10 euro al kg». E bisogna proteggere le piante dagli stormi di storni, capaci di far fuori campi interi di ciliegie, tanto ne sono ghiotti. E proteggere le piante giovani dagli animali selvatici.

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