Colella: un complotto contro di me

26 Maggio 2017

Il patron della Santa Croce attacca Regione e Comune di Canistro

L'AQUILA. «Un disegno criminoso» che vede insieme Regione, Comune di Canistro e sindacati. Parole dure quelle del patron della Santa Croce spa, Camillo Colella. Nella sala conferenze dell'hotel “Il baco da seta” ieri Colella ha lanciato strali contro coloro che reputa responsabili di un progetto che ha, per lui, un solo obiettivo: far fallire «con atti illegittimi e illegali» la società che per anni ha gestito la sorgente Sant’Antonio Sponga di Canistro, da cui viene imbottigliata una delle acque minerali più note in Italia. Un disegno che punterebbe «a sottrarre i miei beni per favorire altri imprenditori». Destinataria di un'accusa che sa di resa dei conti è la Regione Abruzzo, e con essa il vicepresidente e assessore alle Attività produttive Giovanni Lolli e i suoi funzionari. Coloro che il 9 novembre, ha rimarcato Colella, «si sono presentati allo stabilimento di Canistro, hanno aperto forzatamente, senza averne poteri e violando il domicilio, e hanno eseguito un sequestro amministrativo di 8 milioni di litri di acqua, per 3 milioni di euro di valore economico» (contattato dal Centro Lolli si è riservato di rispondere oggi). Un ingresso «manu militari», con cui l'ente regionale si sarebbe appropriata del prodotto. Una conferenza stampa fiume, convocata da Colella e dai suoi legali Roberto Fasciani e Giulio Mastroianni diventata facile occasione per togliersi più di qualche sassolino dalle scarpe, accumulati da quando la Regione non ha rinnovato alla società la concessione della sorgente di Canistro, avviando di fatto un braccio di ferro e un duro scontro con l'imprenditore. Ieri Colella ha ricostruito il conflitto giudiziario e civile in atto con la Regione, con il Comune di Canistro, di cui è sindaco Angelo Di Paolo, e con i sindacati, annunciando «istanze di risarcimenti milionari che stanno per partire». Strali sono stati lanciati anche nei confronti della Norda Spa dei fratelli Pessina, che si sono aggiudicati provvisoriamente il nuovo bando. Colella ha denunciato, poi, un’azione «discriminatoria e persecutoria», che ha causato «il blocco della produzione, la perdita di 75 posti di lavoro, il mancato utilizzo di milioni e milioni di litri di acqua minerale, che ora si riversano nel fiume Liri e un danno incalcolabile per la società, pronta a chiedere il risarcimento». A casa tutti i dipendenti della società Acqua Santa Croce spa. A lavorare sono soltanto ditte esterne che si occupano del trasporto del prodotto.
Marianna Gianforte