Come raggiungere gli eremi d’Abruzzo

Da Sant’Onofrio al Morrone e Santo Spirito a San Martino in Valle, San Bartolomeo e San Giovanni: ecco i più suggestivi
PESCARA. L'Abruzzo terra del silenzio, della meditazione e della preghiera. Dopo il Tibet e la Cappadocia è la regione che conta più eremi al mondo grazie anche all'impronta spirituale e mistica impressa da Papa Celestino V, il frate eremita del Morrone che ha elargito il dono dell'Indulgenza Plenaria celebrata annualmente, all'Aquila, con la Perdonanza celestiniana. Incastonati nella roccia, celati dalla natura incontaminata, minuscoli e suggestivi, gli eremi rappresentano icone di culto secolari.
Luoghi per antonomasia di difficile accesso, dove gli eremiti e gli anacoreti, nei secoli passati, si ritiravano a vita privata, immersi nel silenzio della preghiera e lontani dalle tentazioni del mondo. Disseminati lungo quello che potremmo definire “il sentiero dello spirito”, i cinque eremi più rappresentativi in Abruzzo conservano intatta la loro autenticità: Sant'Onofrio al Morrone, San Giovanni all'Orfento, San Bartolomeo in Legio, Santo Spirito a Majella e l'Abbazia di San Martino in Valle sono veri gioielli di culto.
PIÙ DI CENTO EREMI
Tra l'XI e il XVII secolo in tutta la regione nacquero più di cento eremi. Un cammino ideale di fede ancora oggi percorribile. A Fara San Martino, lungo il versante orientale della Majella, sono stati riportati alla luce i resti dell'Abbazia di San Martino in Valle, risalente al IX secolo. Inserita in un canyon naturale, l'abbazia benedettina a tre navate rivide la luce nel 2009, in seguito ad una lunga fase di scavi archeologici. A dieci minuti dal centro abitato, si raggiunge agevolmente seguendo le indicazioni per le Gole del Sagittario.
L'Eremo di Sant'Onofrio al Morrone sorge nella frazione di Badia, poco distante da Sulmona. Vi trovò rifugio frà Pietro Celestino, che lo restaurò nel 1200, prima di essere eletto Papa con il nome di Celestino V. Alla chiesa è affiancato l'oratorio con affreschi del XV secolo che ritraggono Celestino V nelle vesti di Pontefice. Su un minuscolo corridoio si aprono le cellette di Pietro celestino e del beato Roberto da Salle.
RIFUGI NELLA ROCCIA
L'eremo di San Giovanni all'Orfento segue il percorso del sentiero dello Spirito.
Scavato nella roccia e a 1227 metri sul livello del mare rappresenta un unicum con il paesaggio circostante. Vi si accede da una piccola gradinata, dopo aver percorso due- tre metri sdraiati sulla pietra. Celestino V vi dimorò per quasi nove anni insieme ai suoi seguaci monaci. Dal borgo di Roccamorice, invece, sul versante pescarese della Majella, si possono raggiungere agevolmente due degli eremi più suggestivi: San Bartolomeo in Legio e Santo Spirito a Majella. Il primo è un'opera d'arte scavata nella roccia, che si stacca su una piccola strada secondaria rispetto alla provinciale 22 di Passo Lanciano. Risale al 1275 ed è stato abitato dai monaci fino al 1320. Un sentiero che si snoda tra la fitta vegetazione conduce ai gradini d'ingresso dell'eremo: dalla minuscola chiesa rettangolare scavata tra gli speroni del vallone di Santo Spirito, dove è conservata la statua lignea di San Bartolomeo, che il 25 agosto di ogni anno viene portata in processione, si può proseguire il cammino verso la Valle Giumentina o salire verso l'eremo di Santo Spirito a Majella, a 1.130 metri.
LE TRACCE DI CELESTINO
Fondato da Celestino V, l'Eremo di Santo Spirito fu abitato fino agli inizi dell'800. Della struttura restano ben conservate la chiesa, la sagrestia e parte del monastero distribuiti su due piani, con la foresteria e le celle. La scala Santa, situata accanto alla foresteria, conta 31 gradini che conducono al piano superiore. Altri 76 gradini consentono l'accesso alla balconata coperta e all'oratorio della Maddalena.
Disseminati in tutto l'Abruzzo, gli eremi sono legati alla storia millenaria del territorio. Santi e uomini di fede li hanno scelti, nel tempo, per l'opera di cristianizzazione e di avvicinamento alla fede. Alvei ideali per una vita dedicata alla preghiere e alla meditazione. Musei a cielo aperto, dove si respira l'atmosfera mistica che, ancora oggi, spinge migliaia di visitatori a scalare la roccia e percorrere i sentieri scenografici della Majella.
La suggestione e la presenza di tanti eremi in Abruzzo si legano indissolubilmente alla figura di Celestino V, il Santo del Morrone. Una vita, la sua, spesa nella meditazione, nella contemplazione e nella preghiera tanto da identificarlo come l'asceta della Majella. Il cammino attraverso gli eremi abruzzesi porta tracce evidenti della sua presenza: non è un caso che Celestino ricevette la notizia della sua elezione a Pontefice, nel 1294, mentre si trovava in meditazione sul monte Morrone, in una cella dell'eremo di Sant'Onofrio. Il 29 agosto 1294 l'umile frate fu incoronato Papa nella basilica di Santa Maria di Collemaggio, all'Aquila.
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