Confagricoltura e Cia: ecco i servizi da non spostare

13 Aprile 2015

AVEZZANO. Confagricoltura e Cia sono sostanzialmente d’accordo con il progetto di riordino della direzione regionale agricoltura previsto dall’esecutivo regionale dopo la chiusura dell’Arssa, l’Agenzi...

AVEZZANO. Confagricoltura e Cia sono sostanzialmente d’accordo con il progetto di riordino della direzione regionale agricoltura previsto dall’esecutivo regionale dopo la chiusura dell’Arssa, l’Agenzia regionale per i servizi agricoli.

Secondo le due associazioni il documento «per la ristrutturazione dei servizi va nella giusta direzione e salvaguarda le legittime aspettative sia dell'Aquila che di Avezzano», ma Confagricoltura e Cia chiedono che venga garantito «il mantenimento del laboratorio analisi chimico-fisiche del suolo e nematologiche all'ex Arssa».

La struttura che svolge, tra l’altro, attività di monitoraggio della qualità dei suoli, gestione delle centraline meteorologiche meccaniche ed elaborazione e diffusione dei dati utili ad elaborare le strategie previste dal Piano di sviluppo rurale per la riduzione dei consumi idrici, elaborazione e diffusione dei bollettini fitopatologici, censimento annuale delle colture praticate nel Fucino, «può essere incardinato negli uffici dei controlli e presidi tecnici agricoltura previsti all'ex Arssa», ipotizzano il presidente e direttore di Confagricoltura, Fabrizio Lobene e Stefano Fabrizi, con Filippo Rubei, direttore della Cia, «senza doverne aumentare il numero».

Confagricoltura e Cia, chiedono anche che non sia Pescara , come indicato nel progetto, la sede dell'ufficio funghi, tartufi e programma di sviluppo rurale, indicando come sede naturale Avezzano.

Settore Uma e caccia, invece, non trovano una definizione ben precisa nei documenti del riordino: Confagricoltura e Cia auspicano un provvedimento mirato all'incardinamento dei relativi uffici nei rispettivi servizi in modo da accelerare la riallocazione in Regione delle funzioni svolte dalle province. Iniziativa ritenuta molto importante soprattutto per la provincia dell'Aquila dove «il servizio caccia è praticamente inesistente».

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