Confcommercio, ecco la ricetta anti-crisi
Credito agevolato, ammortizzatori sociali, politiche mirate. «Ma la Regione si sbrighi a darci delle risposte certe»
TERAMO. «La Regione ci dia una risposta e cerchiamo di fermare insieme questa agonia del commercio al dettaglio. Abbiamo molte proposte da presentare. La Regione vada incontro a una categoria allo stremo». Ad appena una settimana dalla dichiarazione (provocatoria) dello stato di calamità del settore (“Disastro di Natale” aveva intitolato Il Centro), Confcommercio mette in campo le sue idee alle quali i negozi possano aggrapparsi per evitare di affogare. Dalle iniziative sul credito agli ammortizzatori sociali, alle politiche fiscali mirate per i piccoli commercianti.
E in attesa di risposte da governatore Luciano D’Alfonso, a cui l’associazione ha chiesto un incontro urgente, viene fatto trapelare un altro dato sulla crisi: nel biennio 2015-2016 sono state ben 5mila le imprese che hanno chiuso. Inoltre solo nel mese di dicembre il calo delle vendite oscilla tra il venti e il cinquanta per cento.
Nella sede teramana dell'associazione, il direttore regionale Celso Cioni ha fatto il punto della situazione, insieme ai presidenti delle sezioni di Chieti e Teramo, Marisa Tiberio e Giammarco Giovannelli.
L'incontro è stato anche l'occasione per annunciare l'intitolazione del premio Tenaci -rivolto agli imprenditori che si sono distinti nel commercio, turismo e servizi- alla memoria di Giandomenico Di Sante, a lungo presidente di Confcommercio Teramo e poi di Confcommercio Abruzzo.
Vendite a picco, chiusure e desertificazione dei centri storici danneggiati dalla concorrenza della grande distribuzione organizzata che in Regione vanta un record di concentrazione, tale da superare la media nazionale.
Se infatti l'indice nazionale del rapporto tra superficie occupata dalla Gdo e abitanti si attesta sui 37,2 mq ogni 100 abitanti, in regione dal 2010 al 2014 la media è salita da 33 a 49,5 mq. E a Chieti è stata annunciata la costruzione del Megalò 2, notizia che ha spinto l'associazione di categoria a gridare al disequilibrio e a presentare un'interrogazione parlamentare, tramite il deputato Fabrizio Di Stefano.
«I centri storici rischiano di diventare le nuove periferie degradate», afferma Giovannelli. La presidente di Chieti Marisa Tiberio indica anche una possibile via di uscita: «Abbiamo l'esempio della Toscana dove la giunta regionale si è impegnata a incentivare le botteghe artigiane grazie a un'iniziativa di Federmoda».
Altre proposte partono da Cioni: «Chiediamo iniziative sul credito perché le piccole imprese faticano a ottenere anche solo un aiuto di 10mila euro. E ancora ammortizzatori sociali e politiche fiscali mirate».
Durante l'incontro sono stati presentati anche i risultati dell'Osservatorio Tari Abruzzo 2016 a cura di Edoardo Jakubowski. Lo studio, alla seconda edizione, ha interessato 75 comuni, oltre un milione di persone e quasi l'80 per cento della popolazione.
Qui almeno c’è una prima notizia positiva: a livello regionale si registra una leggera diminuzione dei costi della raccolta rifiuti.
Nella classifica Teramo è la più virtuosa, segue Chieti, Pescara e quindi L'Aquila, maglia nera per il secondo anno e anche per l'indisponibilità a fornire le informazioni. «E in futuro per l'Aquila non andrà meglio: il prossimo anno, quando le risorse governative cesseranno, si prevede un'esplosione delle tariffe con un aumento del 25%. Il capoluogo diventerà la città più cara d'Italia», è il commento che accompagna i dati.
Stando all’indagine, Teramo avrebbe aumentato di 500mila euro la tassa complessiva, con un aumento della tassa del 13,5% per le imprese e una diminuzione dello 0,65% per le famiglie; Chieti avrebbe abbassato la Tari di 500mila euro riducendo del 15% le tariffe a tutti gli utenti, mentre Pescara ha tagliato di 2 milioni di euro il costo totale.
La posizione in vetta di Teramo, nonostante gli aumenti di quest'anno, sarebbe giustificata da un'attenzione decennale verso la raccolta differenziata e l'abbassamento delle tariffe, operazioni affrontate solo di recente dalle altre province.(e.m.)
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