Confindustria pronta a “scaricare” Di Lorenzo

Salta l’appoggio per la rielezione al vertice della Camera di commercio di Chieti L’obiettivo è di scongiurare l’uscita di Honda, alla vigilia della fusione con Pescara
CHIETI. Confindustria Chieti potrebbe ritirare l’appoggio alla rielezione di Silvio Di Lorenzo alla presidenza della Camera di Commercio di Chieti in cambio della permanenza di Honda Italia nell’associazione.
Su questa possibilità si sta ragionando negli uffici confindustriali di Larghetto Teatro Vecchio nel cuore antico di Chieti. Un incontro tra i vertici dell’associazione e della multinazionale giapponese è in programma tra qualche giorno. La “vertenza” di Honda con Confindustria è nata dopo la decisione del vertice della multinazionale di denunciare l’ex vicepresidente Honda Italia Di Lorenzo e altre persone al tribunale delle imprese dell’Aquila «per forniture da lui commissionate che si ritengono essere state per Honda fonte di consistenti danni economici». Un’accusa che Di Lorenzo ha respinto dicendosi «spiacevolmente sorpreso e amareggiato» (il manager ha saputo dai giornali dell’esistenza della denuncia), e spiegando, dopo aver ricordato i risultati positivi della Honda di Atessa sotto la sua guida, come tutte le sue scelte manageriali fossero state condivise dai vertici nipponici.
La vicenda giudiziaria seguirà il suo corso. Ora il problema di Confindustria è di evitare i danni collaterali e cioè un disimpegno immediato di Honda dall’associazione, deciso dai giapponesi proprio in polemica con l’appoggio di Confindustria Chieti alla rielezione di Di Lorenzo alla presidenza dell’ente camerale. Un’uscita che potrebbe avere effetti incontrollabili. Come dimostra il quasi contemporaneo annuncio dell’uscita da Confindustria Chieti di Pilkington, ufficialmente per motivi economici, anche se non può passare inosservato lo stretto rapporto industriale tra la Pilkington e l’azienda giapponese.
L’obiettivo del presidente di Confindustria Chieti Paolo Primavera, dicono negli ambienti confindustriali, è innanzitutto quello di sanare lo strappo con i giapponesi (perché una volta risolta la questione Honda, anche la Pilkington potrebbe ritornare sui suoi passi).
Ma la trattativa non va condotta senza contropartite, si ragiona in Confindustria. Perché non si tratta solo di evitare la cancellazione di un’industria, anche se importante. «Io voglio un impegno forte e diretto da parte di certe aziende», ha spiegato ai suoi il presidente dell’associazione, «perché qui non stiamo parlando di un problema politico o legale, qui ne va dello sviluppo di un intero territorio».
E si potrebbe dire della stessa Confindustria Chieti, impegnata in un non facile processo di fusione con Confindustria Pescara. Stando così le cose, oggi Confindustria Chieti rischia di portare ai colleghi di via Raiale una dote impoverita di 2-300mila euro in quote di iscrizione (va ricordato che anche Sevel è uscita da Confindustria assieme a tutto il gruppo Fiat). Un sensibile ridimensionamento degli introiti che potrebbe indurre i confindustriali a rimettere mano alle piante organiche della nuova associazione. Senza considerare il diverso peso che Chieti e Pescara potrebbero giocare nel rinnovo dei vertici regionali previsto per settembre.
Ma, come si è detto, è il territorio a preoccupare Primavera. E i progetti in itinere, come il Campus automotive, nella quale Honda è direttamente impegnata.
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