Consiglio da esperto: «Usate il vaccino»

L’epidemiologo Vecchiet: non preoccupatevi se ci sono reazioni febbrili, sono segnali positivi
PESCARA. Vaccinarsi sì o no? Lo abbiamo chiesto a Jacopo Vecchiet, primario del reparto di Malattie infettive del policlinico di Chieti e docente universitario.
Professore, il vaccino contro l'influenza va fatto?
«Assolutamente sì. Ma non tutti devono essere vaccinati in ogni momento della loro vita».
Chi deve vaccinarsi allora?
«Gli over 65 andrebbero vaccinati tutti. Come pure i soggetti con malattie croniche dell'apparato respiratorio, cardiocircolatorio, con diabete mellito, insufficienza renale, obesità, Hiv, malattie da malassorbimento intestinale, tumori, malattie neuromuscolari. Insomma, tutti i pazienti fragili con malattie croniche. E poi, le donne in gravidanza, dal quarto al nono mese. Sarebbe utile proporlo anche a chi è ricoverato nelle lungodegenze».
Ci sono fasce a cui è comunque consigliato vaccinarsi?
«Forze di polizia, vigili del fuoco, addetti ai servizi pubblici, medici di base, e i loro familiari. Quest'anno poi, è opportuno allargare il vaccino antinfluenzale anche alle persone sane comprese nella fascia tra i 50 e i 65 anni, perché la mutazione del virus può renderlo più aggressivo».
E con i bambini come bisogna comportarsi?
«Se hanno più di sei mesi e solo se sono considerati a rischio, altrimenti non c'è bisogno. In ogni caso è il pediatra a decidere se c'è una reale utilità alla vaccinazione».
Quest'anno come sarà l'influenza?
«I ceppi isolati sono tre: California, Hong Kong, Brisbane, e prendono il nome dal luogo in cui sono stati isolati. L'Hong Kong ha avuto una mutazione e c'è preoccupazione sul fatto che la malattia possa avere un maggiore impatto. Il virus circolerà di più rispetto allo scorso anno, si stima che sette milioni di persone saranno coinvolte solo in Italia. Meno persone si vaccinano e più il virus si diffonderà».
Si corrono dei rischi, vaccinandosi?
«La reazione più banale è l'eritema o un piccolo gonfiore lì dove è stata fatta la puntura. Può esserci anche un po' di febbricola o un leggero malessere che passa nel giro di poco. Ma è bene sapere che la febbre è il prodotto di ciò che l'organismo fa per difendersi dai germi, è un effetto controllato. E' la conferma che il sistema immunitario si è svegliato».
Perché il vaccino spaventa?
«Si parte dal presupposto che il vaccino dovrebbe essere una malattia in miniatura utile ad attivare una difesa immunitaria del nostro organismo, e questo nell'immaginario collettivo fa pensare all'introduzione di una piccola dose di questa malattia in corpo».
Melissa Di Sano
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