Consorzio, Petrucci nuovo presidente E’ l’anti-Ruffini

CHIETI. Schiaffo, parata e controschiaffo in tre mosse. Il Consorzio di Bonifica Centro, travolto dall’inchiesta sul depuratore di Chieti e l’arsenico sversato nel fiume Pescara, diventa terra di...
CHIETI. Schiaffo, parata e controschiaffo in tre mosse. Il Consorzio di Bonifica Centro, travolto dall’inchiesta sul depuratore di Chieti e l’arsenico sversato nel fiume Pescara, diventa terra di scontro senza precedenti. Il piatto in gioco è ricco. Il Consorzio gestirà il potabilizzatore del fiume Pescara, e gestisce dighe e altri costosi impianti. Insomma, ha le casse piene. Così, all’indomani della bufera giudiziaria costata gli arresti domiciliari all’ex presidente, il quasi ottantenne Roberto Roberti, il governatore, Luciano D’Alfonso, si è mosso nominando il commissario Claudio Ruffini, uno dei suoi fedelissimi. Alle 12 di lunedì, la nomina (a zero euro di compenso e per 90 giorni) è stata comunicata per pec al Consorzio Chieti Centro. Che però, alle 15,15, ha convocato il Consiglio dei delegati che, dopo aver dichiarato illegittimo l’atto di D’Alfonso, ha eletto Mauro Petrucci, medico ed ex sindaco di Ripa Teatina, nuovo presidente.
Uno schiaffo alla Regione? «Non mi esprimo, non voglio dare valutazioni», risponde d’acchito il commissario Ruffini, che però subito dopo si esprime e rifila il controschiaffo: «Certamente di fronte al commissariamento è un atto di prepotenza».
Il fedelissimo di D’Alfonso non ci pensa due volte e annuncia per oggi la sua prima delibera commissariale: «Annullerò la nomina di Petrucci. Poi riconvocherò gli organi per indire nuove elezioni. E’ questo il mio compito». Al centro delle scontro – destinato a finire davanti al giudice amministrativo – c’è l’interpretazione dell’articolo 15 di una legge regionale, la numero 11, del 1983: la Regione non ha svolto una propria istruttoria; la gestione del Consorzio non è stata oggetto dell’inchiesta penale che ha nominato un amministratore giudiziario solo per il depuratore di San Martino, dicono in sintesi i sette che hanno eletto Petrucci, ovvero Gianni Tatilli, Bruno Palozzo, Alberto Malandra, Barbara D’Angelosante, Camillo Colangelo, Augusto Cavuti e Palmiro Carota. Ma il commento di D’Alfonso è tranchant: «La situazione che si è creata, con un arresto e la nomina di un commissario giudiziario, è oltremodo contemplata per attivare una realtà commissariale». (l.c.)
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