«Controllate le società partecipate»

11 Luglio 2014

La Corte dei Conti sul bilancio regionale 2012: occorrono piani di ammortamento

L’AQUILA. «La Regione è chiamata a rafforzare gli strumenti di vigilanza sugli enti dalla stessa partecipati o finanziati», ma anche a prevedere «un piano di ammortamento rateizzato del disavanzo degli esercizi finanziari degli anni precedenti» e a realizzare un «inventario aggiornato dei beni immobili». L'udienza pubblica della Corte dei Conti per il giudizio di parificazione del rendiconto generale della Regione per l’esercizio finanziario 2012, delinea un quadro a tinte fosche per l'ente, ancora alle prese con i debiti contratti nel settore Sanità. È la prima volta che il bilancio regionale passa sotto la lente di osservazione della Corte dei Conti

Al vaglio entrate accertate per 3909 milioni di euro e spese per 3905 milioni. Un rendiconto a 360 gradi nel quale vengono sollevate alcune importanti censure e in alcune parti non è concesso il visto di parificazione. Il documento dev’essere ora oggetto di un disegno di legge approvato dal consiglio regionale.

Ad illustrarlo, la presidente Maria Giovanna Giordano e il relatore consigliere Lucilla Valente che ha parlato di documento contabile «chiuso in equilibrio formale e non sostanziale, ignorando il risultato negativo dell'esercizio 2011». La presidente ha, inoltre, fatto notare come il rendiconto 2012 sia stato approvato con molto ritardo: «Altre regioni stanno studiando quello dell'anno successivo». Non solo: nonostante la spesa corrente sia scesa rispetto al passato, «subiscono consistenti aumenti alcuni capitoli tra cui quelli alla voce “personale” che passa da 96 milioni di euro nel 2011 a 103 nel 2012». Infine, i debiti: al 31 dicembre 2012, 1451 milioni. Di questi 589 destinati alla Sanità.

«La Corte ci invita ad operare subito sul disavanzo di 455 milioni di euro non riportato nei successivi bilanci di previsione», è il commento dell'assessore, Silvio Paolucci. Anche per il presidente della Regione, Luciano D'Alfonso le censure riguardano soprattutto «la veridicità sul valore dei residui, la reale consistenza del patrimonio immobiliare, il quadro riassuntivo che accerta un disavanzo nella gestione 2012 di circa 455 milioni di euro e il controllo sulle società partecipate».

Michela Corridore

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