«Corea, l’embargo è un’idiozia Lì c’è business»

23 Ottobre 2014

Ferrante, gioielliere frentano: è una sfida che dobbiamo cogliere

CASTEL FRENTANO. «Ho conosciuto un altro modello che io non conoscevo. Lì lo Stato dà tutto: scuola, casa, lavoro; è un Paese che dà un’opportunità enorme per i nostri imprenditori. Hanno bisogno di molte cose e l’embargo nei loro confronti è idiota». Pietro Ferrante, gioielliere-disegnatore che ha collaborato con diversi artisti, fra i quali Renato Guttuso e Mario Ceroli, suo concittadino, è rientrato da non molto tempo dal viaggio in Corea del Nord, organizzato dal suo amico, il senatore Antonio Razzi: «Mi è capitata l’occasione e l’ho colta al volo. Non si possono avere pregiudizi a priori verso un popolo, bisogna essere curiosi perché senza questa qualità la vita non ha senso».

Ferrante è nato a Castel Frentano e, pur avendo girato il mondo, non ha mai perso il contatto con la sua terra. «Qui sono le mie radici, la mia gente che amo». Da diversi anni sulla breccia, in quest’ultimo periodo ha cambiato nuovamente la sua concezione del “gioiello” «Per anticipare», dice, «di qualche istante quelle che sono le nuove tendenze».

Il viaggio in Corea del Nord però deve aver rappresentato un salto indietro di svariati decenni. «È vero», ammette Ferrante, «per questo ci sono andato: trovare un termine di paragone e capire a quale velocità noi occidentali stiamo andando e dove ci dirigiamo. Guardi, oggi in Occidente c’è una decadenza del gioiello e ciò mi ha portato a modificare l’approccio verso la produzione, si deve passare dall’apparire all’essere».

Oggi Ferrante produce una linea “rock”, anelli, bracciali, collane, fibbie, tacchi per scarpe e trova la sua ispirazione dal mondo che lo circonda. «Le strade, le stazioni ferroviarie o dei metrò, i tattoo, bisogna osservare con occhi diversi questo mondo, la bellezza è quando tu non risalti: sei, cioè, omogeneo al mondo che ti circonda ma sei unico. Io riporto anche nella produzione il mio inconscio ecco allora che il gioiello diventa un amuleto».

«Ciò che è importante è prevedere un attimo prima che avvengano le nuove tendenze», continua l’imprenditore individuando la “chiave” del successo. In Corea ha avuto modo di discutere di questioni commerciali ed economiche in vista di futuri accordi bilaterali. «È una sfida che dobbiamo saper cogliere», spiega Ferrante che non è andato con le mani in mano: «Ho pensato di portare in dono un bozzetto da me realizzata: due farfalle una con la bandiera coreana e l’altra con quella italiana con la scritta amicizia». L’opera, in argento, è stata particolarmente apprezzata dal presidente della Repubblica Coreana, Kim Jong Nam, che ha dato disposizione ad alcuni tecnici di individuare una piazza nella quale sarà realizzata l’opera che sarà alta circa otto metri.

«Sono stato mosso da tanta curiosità verso un popolo del quale non si sa niente. Lì ci puoi andare solo se invitato, effettivamente è un altro mondo, sembra di essere tornati indietro di svariati decenni».

«Al mattino», racconta il gioielliere castellino, «venivo svegliati da una cantilena che era diffusa da grossi altoparlanti che faceva: “Alzati popolo e sii fiero di produrre per la grande nazione coreana”».

Razzi ha definito la Corea del Nord «una specie di Svizzera» e «un moderato» il dittatore Kim Jong-un». «Senta», glissa Ferrante «io non sono un diplomatico e non è compito mio giudicare. Io sono andato a conoscere un popolo e ho visto che ci sono cose positive e altre negative».

«Quante persone chine nei campi ho visto», ricorda l’imprenditore, «quante camminavano lungo le strade a piedi perché lì la bicicletta è un mezzo di lusso. Sono rimasto colpito dai loro occhi, quasi sempre abbassati e ho pensato alle tante storie che raccontavano i miei genitori del loro passato. Ho visto i negozi quasi vuoti per colpa dell'embargo. Ecco», conclude Ferrante, «penso che è il popolo che alla fine paga sempre per tutto e per tutti».

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