Così l’Abruzzo ha perso 1.500 assunzioni

5 Febbraio 2020

Addio al sito di Manoppello: il super esperimento sulla fusione nucleare porterà a Frascati 500 milioni 

PESCARA . Un investimento da circa 500 milioni di euro, in grado di sviluppare 1.500 posti di lavoro di alto profilo, e un Pil stimabile in circa due miliardi di euro.
Peccato, però, che non si farà in Abruzzo. È il Divertor Tokamak Test (Dtt) che nascerà a Frascati, nel Centro ricerche dell’Enea. Sarà il polo «scientifico tecnologico sulla fusione per l’energia del futuro, inesauribile, sostenibile e sicura». A realizzarlo sarà la società Dtt Scarl, composta da Eni che avrà il 25%, Enea (il 74% del pacchetto azionario), e il Consorzio Create (l’1%).
LA CANDIDATURA. Un progetto che anche l’Abruzzo si era candidato a ospitare, nella zona dell’Interporto di Manoppello. Era la fine del 2017. Al 31 gennaio 2018, data di scadenza del bando promosso da Enea, avevano risposto presentando formale candidatura Abruzzo, Campania, Emilia Romagna, Lazio, Liguria, Piemonte, Puglia e Veneto.
QUASI FATTA. All’inizio sembrava che l’area abruzzese, di proprietà della Regione, avesse tutte le carte in tavola per poter aspirare a diventare sede dell’importante polo scientifico. La struttura di Manoppello - un immobile di 5.800 metri quadrati, oltre a un’area libera di 36mila metri quadrati (che potevano diventare 53mila), la vicinanza con l’aeroporto d’Abruzzo e l’autostrada, oltre alla garanzia di una copertura finanziaria da parte della Regione di 45 milioni di euro - sembrava avere tutti i requisiti necessari. E anche qualcosa in più, rispetto a quelli richiesti.
LA DOCCIA GELATA. Eppure, nell’aprile del 2018 era arrivata la doccia gelata: il consiglio di amministrazione dell’Enea nello stilare la graduatoria delle aree idonee aveva riservato all’Abruzzo il terzo posto, dopo il sito di Frascati di proprietà della stessa dell’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, e la Cittadella della Ricerca di Brindisi. Una decisione che aveva provocato la veemente reazione dell’allora presidente della giunta regionale, Luciano D’Alfonso, e anche del governatore della Puglia, Michele Emiliano, che avevano minacciato ricorsi al Tar. Tanto da spingere lo stesso presidente del Lazio, Nicola Zingaretti, a scrivere una lettera ai colleghi nella quale chiedeva di desistere da iniziative giudiziarie per consentire al Paese (l’Italia), «di cogliere un’opportunità che sarebbe folle perdere».
POSTI PERSI. A perdere 1.500 posti di lavoro (dei quali 500 diretti fra scienziati e tecnici altamente qualificati), però, è stato l’Abruzzo, che ha visto sfumare anche tutto il possibile indotto che una struttura del genere avrebbe portato con sé. E ora che è arrivato il momento di passare alla fase concreta del progetto i rimpianti non servono a nulla.
LA FIRMA. Nei giorni scorsi Enea e Eni hanno firmato l’intesa. Il Dtt verrà realizzato in un arco temporale di 7 anni con il contributo di Consorzio Create, Bei (con un finanziamento record di 250 milioni di euro garantiti dal Fondo Europeo per gli Investimenti Strategici Feis, pilastro del Piano Juncker), Consorzio europeo Eurofusion (con 60 milioni a valere sui fondi Horizon 2020), Ministero dello Sviluppo Economico e Ministero Università e Ricerca (con 80 milioni di euro circa), Enea (30 milioni), Regione Lazio (con 25 milioni più le spese per la connessione alla rete elettrica nazionale) e altri partner internazionali (30 milioni).
OCCASIONE SFUMATA. «Il progetto», ha detto il ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli, «pone l’Italia all’avanguardia internazionale nel campo della ricerca per ottenere energia pulita, sostenibile e sicura. Lo sviluppo e l’applicazione di tecnologie innovative rivestono, infatti, un ruolo decisivo nella transizione energetica che punta in direzione della decarbonizzazione e della sostenibilità ambientale».
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