Così l’emergenza diventa risorsa

Il Parco Sirente Velino cattura e commercializza gli animali In tavola dopo capillari controlli una carne ricca di qualità
AVEZZANO. I cinghiali sono un’emergenza dell’Abruzzo, la maledizione degli agricoltori e una sciagura sulle strade. Ma c’è tutt’altro aspetto che in molti trascurano. I cinghiali possono trasformarsi in una risorsa economica e gastronomica. Come? Basta seguire il lungimirante esempio del Parco regionale Sirente Velino, ente che in collaborazione con i servizi veterinari della Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila è in prima linea nel controllo numerico dei cinghiali nel territorio dell’area protetta regionale.
L’ESCA E FINISCONO IN GABBIA. L’azione comincia dall’uso dei recinti mobili di cattura. Si tratta di otto gabbie di circa 60 metri quadrati da posizionare in punti strategici del territorio (tenendo conto dei censimenti e dei possibili danni alle coltivazioni). Nei recinti si preparano le esche per attirare gli animali e in tempo reale si passa a “riscuotere”: una gabbia è in grado di accogliere fino a trenta esemplari per volta (soprattutto femmine con prole). «Il metodo delle gabbie», precisa Annabella Pace, commissario straordinario del Parco Sirente Velino, «è ampiamente conosciuto e applicato in altre aree protette, come nel Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, ma ha trovato nel Parco Sirente Velino le condizioni ideali per essere sviluppato».
DALLA CATTURA ALLA TAVOLA. Il prodotto da portare in tavola, visti i numeri della popolazione dei cinghiali, può essere illimitato. E qui entra in gioco l’aspetto economico. I cinghiali del Parco Sirente Velino – circa 80 esemplari al mese – vengono trasformati in bocconcini, bistecchine, macinato o rollè nel Centro di macellazione “Euro Cash srl” in via Sant’Andrea ad Avezzano, di cui è responsabile Andrea Di Cintio (giovane imprenditore che grazie al cinghiale ha ottenuto diversi premi nazionali, ndr).
QUANTO COSTA LA CARNE? I prodotti lavorati finiscono in commercio. Il prezzo al chilo per la carne fresca è di circa 10 euro (2 euro vanno al Parco). Gli stagionati arrivano a circa 12 euro al chilo. La ditta “Euro Cash”, inoltre, ha raggiunto un accordo commerciale con una ditta toscana per produrre sughi. E con “La Fraiola”, azienda marsicana che produce pasta, si realizzano agnolotti al cinghiale.
CONTROLLI E TRACCIABILITÀ. Una lavorazione sottoposta a rigidi controlli che ne consentono la tracciabilità. «La sorveglianza sanitaria è fondamentale», precisa Giuseppe Cotturone, medico veterinario del Parco Sirente Velino, «non solo per indirizzare una attività mirata di gestione della fauna selvatica e delle interazioni con il bestiame domestico, ma soprattutto in un’ottica di sanità pubblica. Nell’ambito delle attività in corso, alcuni animali vengono sedati e rilasciati dopo aver applicato i radiocollari per seguirne gli spostamenti e studiare la popolazione». Tutti gli accertamenti e i rapporti di prova dell’Istituto zooprofilattico “Caporale” vengono costantemente comunicati per le elaborazioni epidemiologiche anche al Servizio Uosd Fauna selvatica e monitoraggio ambientale della Asl, diretto da Massimo Ciuffetelli, alla Regione e al ministero della Salute.
GLI ASPETTI NUTRIZIONALI. Il medico Giuseppe Cotturone accende i riflettori anche sulle qualità della carne di cinghiale. «Per quanto riguarda la lavorazione», afferma il veterinario del Parco, «meritano particolare attenzione le caratteristiche nutrizionali ed igienico sanitarie delle carni di cinghiale così ottenute. Sono carni caratterizzate da un’eccezionale magrezza e da uno scarsissimo livello di colesterolo, come naturale conseguenza dell’essere nati e vissuti in libertà. Contengono circa il 50-80% di grassi in meno delle carni rosse di animali provenienti da allevamento intensivo con un sorprendente rapporto Omega 6/Omega 3, simile a quello di alcuni pesci come il salmone. La ricchezza in ferro, i valori nutrizionali particolari ne fanno un alimento sano, ricco di proteine di altissimo valore biologico, di aminoacidi essenziali, di vitamine e minerali. L’elevatissima concentrazione di vitamina E presente contribuisce inoltre all’aumento della loro conservabilità, molto più a lungo di qualsiasi altro prodotto grazie al potere antiossidante di questo microelemento e senza l’aggiunta di alcun tipo di additivo o conservante o rischi di residui di trattamenti farmacologici».
C’È GIÀ GRANDE RICHIESTA. «Gli animali destinati alla commercializzazione», sottolinea Luciano Camerlengo, veterinario ufficiale del macello, «vengono sottoposti a numerosissimi accertamenti sanitari. Carni e organi vengono attentamente ispezionati. Gli animali e le carni sono trattati nel rispetto delle migliori condizioni igienico sanitarie possibili, così come avviene per gli animali domestici da reddito, a differenza dei selvatici e delle carni provenienti dalle battute di caccia o dai piani di selecontrollo. Da questa particolare filiera derivano prodotti esclusivi, freschi o stagionati, di altissima qualità igienico sanitaria, organolettica e nutrizionale. Per queste ragioni la richiesta di tali prodotti è grande e continua da parte di ristoratori, albergatori, catene commerciali e soprattutto piccole e medie imprese e attività ricadenti all’interno e all’esterno dell’area protetta».
«UN ESEMPIO PER TUTTI». Per Nicola Pisegna Orlando, dirigente veterinario di Sanità animale, «tutti i cittadini, la Comunità del Parco, gli Enti, le istituzioni sociali e politiche, le amministrazioni comunali, regionali e nazionali e le varie attività produttive, come quelle alimentari e di ristorazione, dovrebbero, alla luce di questa grande esperienza reale, pratica e concreta, iniziare a vedere i cinghiali e la fauna selvatica non solo come un grande problema ed altrettanto attuale grande emergenza ma, soprattutto, come un’importantissima e unica risorsa naturale da valorizzare».
CATTURE ANCHE NELLE CITTÀ? Una tecnica da esportare anche in ambito urbano? Sì, secondo Pisegna Orlando: «Il metodo delle gabbie destinato al controllo numerico nelle aree protette con il fine primario di ridurre l’impatto alle coltivazioni, può essere applicato con ottimi risultati, se gestito da personale competente, esperto e soprattutto formato in materia, anche in contesto urbano, a differenza dei metodi che prevedono l’utilizzo delle armi, durante tutti i mesi dell’anno, per limitare i danni alle persone, gli incidenti stradali e gli altri problemi di ordine pubblico che giornalmente la stampa riporta alla nostra attenzione».
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