Così la chirurgia cura il grande obeso

Il 70% dei pazienti da fuori Abruzzo. E c’è chi pesa 300 chili
SULMONA. Pazienti che superano, spesso, i 200 chili. Grandi obesi ad alto rischio di malattie cardiovascolari, ipertensione, diabete, sindrome matabolica, a cui si somma l'aspetto psicologico di una condizione fisica non ottimale, altamente limitante. Il Centro per la chirurgia dell'obesità dell'ospedale Ss. Annunziata, che ha di recente ottenuto il riconoscimento della Società italiana della chirurgia dell'obesità (Sicob), affronta il problema nelle sue molteplici sfaccettature.
Ed è in grado di restituire una qualità della vita elevata, anche laddove l'obesità risulta patologica. Responsabile del Centro, che opera all'interno della Chirurgia generale diretta da Maurizio Tempesti, è il dottor Paolo De Meis.
Seicento interventi chirurgici in sei anni su malati ad altissimo rischio, senza alcun decesso. Come siete arrivati ad un tale risultato?
«E' il frutto di un lavoro sinergico dell'équipe chirurgica che opera all'interno del nostro Centro, coadiuvata da anestesisti e infermieri che hanno seguito un percorso di formazione e aggiornamento professionale particolare per la gestione dei grandi obesi. Anche la parte strutturale è fondamentale: l'ospedale deve essere dotato di attrezzature specifiche, lettini dedicati e un reparto funzionale alle esigenze che si presentano. A Sulmona è in arrivo anche una Tac della portata massima di 280 chili».
Da dove nasce la sua esperienza professionale in questo campo?
«Da sempre mi occupo di chirurgia dell'obesità. Sono arrivato all'ospedale di Sulmona nel 2010 e, qui, ho iniziato a trasferire conoscenze ed esperienze sui trattamenti chirurgici nel caso di obesità patologica. Nell'ambito dell'Unità operativa di chirurgia generale, abbiamo creato un Centro specifico di chirurgia antiobesità. Trattandosi di pazienti affetti anche da patologie correlate ad un aumento sproporzionato del peso come apnee notturne, ipertensione arteriosa, diabete e sindrome metabolica, è necessario che a gestirli sia un team multidisciplinare che comprende cardiologo, angiologo, psicologo, endoscopista, nutrizionista, penumologo ed altre figure professionali».
Quando un paziente può essere considerato un grande obeso?
«L'obesità viene calcolata in base all'indice di massa corporea, ovvero il rapporto tra altezza e peso. E' difficile indicare a priori una soglia minima oltre la quale si può parlare di obesità. Ma, in molti casi, i nostri pazienti superano i 200 chili. L'ultimo contatto ricevuto è di una paziente di Crotone che sfiora i 300 chilogrammi».
Il vostro raggio d'azione?
«Abbiamo pazienti soprattutto dal Lazio, soprattutto. A seguire, Puglia, Campania e Calabria che assorbono, in totale, il 70 per cento della domanda. Trattiamo soggetti tra i 18 e i 60 anni, per i due terzi donne. Operare un obeso significa non soltanto risolvere le tante problematiche fisiche legate a questa patologia, ma far fronte ad una condizione psicologica che può risultare frustrante. L'obesità patologica, quanto la sola dieta non basta ma è necessario intervenire chirurgicamente per risolvere il problema, è una sommatoria di cause genetiche e disordini alimentari che portano ad avere un rapporto morboso con il cibo».
Quali sono le tecniche chirurgiche utilizzate nel Centro antiobesità di Sulmona?
«I nostri trattamenti avvengono solo in laparoscopia. Gli interventi meno invasivi sono la riduzione dell'intestino e il pallone intragastrico, che servono a ridurre il peso iniziale. Poi, si passa al bendaggio gastrico che divide lo stomaco a clessidra e ne riduce la capienza, alla slive gastrectomy, una resezione verticale dello stomaco. Molto simile è la plicatura gastrica, che non prevede tagli, mentre il by pass gastrico Roux-My serve a sezionare lo stomaco lasciando una piccola porzione in alto e facendo saltare al cibo due metri e mezzo di intestino».
Intervenire chirurgicamente su un grande obeso comporta molti rischi?
«Le complicanze sono dietro l'angolo. Nel bendaggio gastrico i rischi sono vicini allo zero, mentre con la sleve gastrectomy c'è fino a un 2 per cento di possibilità che si formi una fistola o si vada incontro ad emorragia. Un'altra complicanza è l'embolia polmonare per la quale effettuiamo una profilassi tromboembolica preventiva».
Dottor De Meis, l'obesità è in aumento?
«Nel corso degli anni le nostre abitudini alimentari si sono americanizzate. Abbiamo abbandonato la dieta mediterranea a vantaggio del cibo “spazzatura”. Assistiamo a fenomeni di obesità anche in età infantile e adolescenziale. L'indicazione, per prevenire un rapido ed incontrollato aumenti di peso, è seguire una dieta equilibrata, fare costantemente attività fisica, mangiare molta frutta e verdura».
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