D’Alfonso e Stanco sotto inchiesta sulle indennità ai medici di base
PESCARA. Due personaggi eccellenti finiscono sotto inchiesta da parte della procura della Repubblica di L’Aquila per abuso d’ufficio: per aver, diciamo così, cancellato un beneficio contrattuale in...
PESCARA. Due personaggi eccellenti finiscono sotto inchiesta da parte della procura della Repubblica di L’Aquila per abuso d’ufficio: per aver, diciamo così, cancellato un beneficio contrattuale in capo ai medici di base. Ma la singolarità dell’inchiesta sta nel fatto che questa vicenda ha creato una sorta di corto circuito istituzionale per due ordini di motivi: in quanto uno dei due indagati è l’ex governatore della Regione Abruzzo, Luciano d’Alfonso, oggi senatore della Repubblica, mentre l’altro è addirittura il procuratore della Corte dei Conti, Maurizio Stanco. Ma soprattutto perché, e questo è il secondo motivo di rilievo, la magistratura penale mette sotto inchiesta la magistratura contabile. E’ vero che le inchieste sono ormai all’ordine del giorno, ma questa è sicuramente particolare perché è forse la prima volta che il presidente del massimo organo della giustizia contabile finisce sotto inchiesta per aver fatto il suo dovere di supervisore contabile. Come detto, al centro della vicenda c’è quella indennità di rischio dei medici di base che era stata introdotta dall’allora governatore Ottaviano Del Turco. Il problema sorge quando la Regione targata D’Alfonso, si adegua a quanto intimato dalla Corte dei Conti, e cioè che quella indennità doveva essere eliminata e, con un provvedimento amministrativo ad hoc dell’allora assessore alla sanità, Silvio Paolucci, blocca quella indennità per il futuro, senza però mettere subito in esecuzione anche il recupero delle somme che erano state erogate dal 2007 ad allora, così come aveva appunto intimato la stessa Corte dei Conti. Nel frattempo la Regione istituisce un tavolo di confronto con tutte le parti interessate per trovare una soluzione, ed arriva a varare una legge regionale che disciplina quella materia. Ma questa legge viene impugnata dalla Corte dei Conti in quanto la giustizia contabile ritiene che il trattamento economico dei medici era omnia comprensivo, e quindi non si poteva concedere loro anche una indennità suppletiva. Una decisione che, come era prevedibile, fa nascere una durissima protesta da parte dei medici di base e dei loro sindacati. Ed è proprio una delle organizzazioni sindacali a presentata alla procura della Repubblica dell’Aquila un esposto denuncia contro la Regione e contro la stessa Corte dei Conti che aveva stabilito per prima l’esclusione di quella indennità ed aveva in seguito impugnato la legge regionale. La questione diventa sempre più delicata tanto da arrivare all’attenzione della Corte Costituzionale che si pronuncia a favore del taglio e quindi conferma le scelte operate dalla Corte dei Conti. La procura a questo punto decide di avanzare al gip una richiesta di archiviazione per quanto riguarda le posizioni di D’Alfonso e Stanco, ma i medici di base, rappresentati dalla parte offesa costituita, Giorgio Bucci, presentano la loro opposizione all’archiviazione e il gip Romano Garganella decide quindi di fissare una udienza per discuterne. Il primo ottobre prossimo, a Palazzo di giustizia dell’Aquila, si conoscerà la decisione definitiva del gip.

