D’Alfonso sott’inchiesta Ecco le intercettazioni

8 Aprile 2018

Per il magistrato era assente mentre la giunta votava la delibera per Lanciano Ma secondo il governatore le telefonate diventano in realtà la sua difesa

PESCARA. Luciano D'Alfonso è sott’inchiesta e questo è il passaggio chiave dell’informativa che gli investigatori hanno consegnato alla Procura di Pescara: «A dispetto della norma, su indicazione avuta dal D'Alfonso, Claudio Ruffini ha dato disposizione a Fabrizio Bernardini di procedere ugualmente alla verbalizzazione di una riunione di giunta, di fatto illegittima, dove lo stesso Bernardini e gli assessori firmatari hanno attestato falsamente la presenza del presidente di Regione. Le prove dell'assenza dello stesso», prosegue l'informativa, «sono state acquisite tramite intercettazioni telefoniche...».
Le intercettazioni sono tre. Il Centro le pubblica testualmente in modo che ciascun lettore possa farsi un’idea dell’inchiesta appena chiusa dal sostituto procuratore, Rosaria Vecchi, che ipotizza nei confronti di D'Alfonso, del suo ex segretario particolare Ruffini, del capo di gabinetto Bernardini, e degli assessori Silvio Paolucci, Dino Pepe, Marinella Sclocco e Donato Di Matteo, il reato il falso ideologico in concorso.
Al centro dell'inchiesta c'è una delibera che la giunta regionale approva il 3 giugno 2016 per porre le basi al recupero, con fondi del Masterplan, dell'ex ippodromo di Lanciano la cui convenzione è stata firmata ieri mattina in Regione dal sindaco Mario Pupillo e dal governatore. Ma secondo la procura in quel primo atto, prodotto 2 anni fa dalla Regione, sarebbe stato commesso il falso facendo risultare presente alla riunione il governatore che invece, sostiene l'accusa, era altrove. E per dimostrare questa ipotesi di reato la procura si affida alle intercettazioni che vedono come protagonisti D'Alfonso, Ruffini, Andrea Marconi, addetto allo staff del presidente, e il capo di gabinetto Bernardini.
Alle 15,55 del 3 giugno del 2016, D’Alfonso, con il telefono di Marconi, chiama Ruffini. La telefonata riportata negli atti dell'accusa è la seguente.
Marconi: «Claudio, ti passo il presidente».
D'Alfonso: «Per la delibera ci stanno gli assessori?»
Ruffini: «Sì, tre li abbiamo trovati»
D’Alfonso: «Stanno già lì? Io sto arrivando»
Ruffini: «No, saranno qui per le 5».
D'Alfonso: «Alle 5 io sono a Collecorvino, vabbè, ora io... Ci devo stare pure io però...».
Ruffini: «Mo li richiamo, se si può anticipare di mezz'ora». Passiamo così alla seconda telefonata registrata alle 16,17. Ruffini chiama Marconi per informare D'Alfonso.
Ruffini: «Tra 10 minuti saranno in sala giunta a Pescara, Pepe, Paolucci e Sclocco per deliberare».
Marconi: «Aspe’, fammetelo passà».
D'Alfonso: «Dimmi Cla’».
Ruffini: «Tre assessori sono lì tra 10 minuti massimo».
D'Alfonso: «Allora tu fai quello che devi fare! Hai capito quello che devi fare?».
Ruffini: «Va bene, quindi stai arrivando, ho capito».
Passano appena 2 minuti e Ruffini chiama Bernardini. Ecco la terza telefonata su cui gli investigatori basano l'accusa.
Ruffini: «Il presidente sta arrivando e sai... Quando dice sta arrivando, sta arrivando! Hai capito?».
Bernardini: «Sta a posto».
Ruffini «Anche gli altri tre stanno arrivando, quindi il numero legale c'è, procedi come sai bene fare tu. Ok?».
Bernardini: «Tranquillo». Chi indaga ha interpretano così quest’ultima telefonata: «Ruffini si espone per telefono, sia pur con un linguaggio criptico di facile decifrazione. Il senso del messaggio è che D’Alfonso non presiederà la giunta, ma che dovrà essere dato conto della sua presenza». La spiegazione che dà il governatore è del tutto diversa: «Quel modo di parlare significava esclusivamente di cominciare la giunta in attesa del mio arrivo. Nulla c’era di sottinteso. Lo spiegherò presto al magistrato».