D’Auria: vino e turismo un binomio vincente

11 Maggio 2018

Il presidente nazionale Mtv: «L’Abruzzo enologico è cresciuto molto Ora dobbiamo farci conoscere nel mondo, ma bisogna fare squadra»

PESCARA. «Il vino muove il turismo». Lo ripete più volte Nicola D’Auria al telefono dal castello dei marchesi Frescobaldi, in Toscana, dove ha appena finito di presiedere un’assemblea del Movimento Turismo del Vino, di cui è presidente nazionale dal 27 marzo scorso. D’Auria si prepara a tagliare il nastro dell’edizione numero 26 di Cantine aperte che nel weekend del 26 e 27 maggio vederà in Italia 860 cantine (in Abruzzo saranno 34) aprire le porte agli enoturisti .
Presidente D’Auria, sarà una grande occasione di promozione dei nostri vini.
«Qui in Toscana mi dicono che a San Gimignano, un paese di tremila abitanti, il vino muove 3 milioni di turisti l’anno, numeri che in Abruzzo ci sogniamo. Ma si può capirlo: il vino vuol dire anche territorio e noi produttori vendiamo emozioni».
La recente legge sull’enoturismo, che equipara fiscalmente le cantine agli agriturismi, può essere un aiuto?
«Come Movimento turismo del vino siamo stati promotori di quella legge assieme all’Unione vini e alle Città del vino. L’aspettavamo di 20 anni. Ci permetterà di fare turismo sui territori, vendere vino e fare ospitalità in cantina».
In Abruzzo a che punto siamo?
«Siamo ancora lontani da certe realtà nazionali. Io da sempre ho suggerito che gli assessorati al Turismo e all’Agricoltura dovrebbero andare a braccetto giocando di squadra: l’orchestra prima di suonare deve accordarsi e poi, certo, ci vorrà un buon direttore. Per questo sono contento del mio nuovo incarico di presidente Mtv. Tra i miei obiettivi è quello di far conoscere meglio l’Abruzzo, perché oggi i nostri vini e il nostro territorio non hanno nel mondo la visibilità che meritano».
Fare enoturismo vuol dire per le cantine anche sapersi reinventare.
«Oggi molte cantine hanno ancora difficoltà a fare ospitalità, a gestire grandi flussi di visitatori. Però ci sono sempre più cantine emergenti che invece aprono le porte per farsi conoscere. I produttori riconoscono che l’enoturismo può essere di grande aiuto per i loro bilanci».
Ma ci vogliono investimenti mirati.
«Intanto da 30 anni a questa parte il settore in Abruzzo è cresciuto tantissimo e le nostre cantine sono dei gioielli, sono bellissime e non hanno nulla da invidiare alle strutture venete o piemontesi. E’ chiaro che dobbiamo ancora crescere nel marketing. Per esempio dobbiamo riuscire a portare in Abruzzo i turisti che vanno a Roma, come fanno in Veneto per i turisti che visitano a Venezia».
Ci vuole un marketing agguerrito.
«Infatti entro il 2018 faremo gli stati generali del turismo mettendo attorno al tavolo con i produttori tutti gli attori del settore. Lì focalizzeremo le cose da fare insieme».
Che giudizio dà del Vinitaly appena concluso?
«Oggi rappresenta sempre il più grande salotto del vino in Italia: cresce e si sta specializzando. Certo, 25 anni fa si andava a Verona e si vendeva, oggi meno, ma è una vetrina importante e dobbiamo esserci per far conoscere il nostro territorio. Per me, per esempio, è stato un successo enorme: ero stato appena eletto e ho avuto tutti i riflettori puntati».
Qual è secondo lei il mercato estero più interessante?
«I numeri stanno in Cina, ma non è facile andarci. I cinesi spesso vogliono il vino da un euro ed è impossibile, non lo possiamo ammettere. Intanto noto con soddisfazione che il consumo procapite in Italia, che si era fermato, ricomincia a crescere. Siamo passati da 37 a 38 litri l’anno. Un segnale positivo».