Da disoccupati a tirocinanti, ma ora la strada si ferma

Avevano perso il lavoro e in 200 hanno dato una mano nei tribunali, fino a quando i soldi sono finiti anche qui
PESCARA. C'è Marino, 50 anni, con una figlia e una moglie a carico, che aveva perso il suo lavoro in un supermercato di un gruppo abruzzese fallito, finendo in mobilità, e ora non sa come arrivare a fine mese. C'è Maria, 57 anni, anche lei finita in mobilità dopo aver perso il suo storico lavoro in un centro di formazione professionale, che ora non ha alcuna prospettiva per arrivare alla pensione. Poi c'è Stefania, 40 anni, anche lei finita in mobilità dopo la chiusura dell'ente di formazione in cui ha lavorato per 12 anni, che ora si batte per i suoi diritti e per quelli dei colleghi. Sono solo tre dei 203 tirocinanti abruzzesi della giustizia. Un'ottantina di loro lavora nell'Aquilano, circa 65 nei diversi tribunali del Chietino, 35 nel Pescarese e 25 nel Teramano.
In Italia i tirocinanti, che un po' ovunque stanno cercando di far valere le proprie ragioni, sono 2.924. Ieri i lavoratori abruzzesi, nell'ambito della giornata di mobilitazione nazionale, si sono riuniti in presidio nella sede della Regione per incontrare il governatore Luciano D'Alfonso. Al loro fianco la Cgil-Funzione pubblica. Sono persone che, dopo aver perso il posto di lavoro una prima volta, rischiano di essere di nuovo a terra.
Nel 2011 avevano partecipato ad un bando regionale riservato a persone in cassa integrazione o in mobilità, svolgendo un tirocinio negli uffici giudiziari dell'Abruzzo. Nel periodo ottobre-novembre 2013 è stata sospesa l'attività promossa dalla Regione ed è stato attivato un tirocinio la cui titolarità era del ministero della Giustizia. A febbraio di quest'anno si è concluso definitivamente il percorso della Regione e ad aprile ha preso il via il perfezionamento di tirocinio formativo, promosso sempre dal ministero. Questo percorso prevedeva lo stanziamento di 15 milioni di euro, per un totale di 460 ore, ma ad oggi sono stati erogati 7,5 milioni, per 230 ore, già svolte da aprile a giugno.
Così, da cinque mesi i tirocinanti, che nel 2014 hanno percepito 2.300 euro lordi, sono in attesa di conoscere le loro sorti. «Si prevedeva una continuità del percorso in base alle risorse decretate dal Ministero», spiega la coordinatrice regionale dell'Upg, Stefania Di Giovanni, «ma ad oggi le risorse restanti, 7,5 milioni, sono sparite. Siamo qui per chiedere a D'Alfonso un impegno da parte delle istituzioni regionali e la costituzione di un tavolo per ottenere il completamento del perfezionamento di tirocinio e per valutare ogni misura utile a una continuità lavorativa nel 2015».
Per Carmine Ranieri e Sandro Giovarruscio della Cgil serve un «coordinamento tra sindacati, Regione e Corte d'Appello». «Questi lavoratori», dicono i sindacalisti, «hanno fatto quattro anni di grande lavoro e siamo di fronte ad una vera politica attiva del lavoro; non si può interrompere un percorso del genere così. Anche la stessa Corte d'Appello ha riconosciuto che tutti i lavoratori hanno assunto competenze utili e necessarie per gli uffici giudiziari abruzzesi».
D'Alfonso, nel corso dell'incontro, ha contattato telefonicamente il presidente della Commissione Giustizia della Camera, Walter Verini (Pd), il quale ha dato rassicurazioni, parlando dell'approvazione di una norma finanziaria che garantirà la continuità lavorativa. Il governatore, che ha dato la disponibilità per l'istituzione confronto, ha detto di essere pronto ad andare a Roma («anche domani», (oggi per chi legge, ndc), se necessario, per incontrare il sottosegretario alla Giustizia, Cosimo Ferri.
Lorenzo Dolce
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