Da ottobre il ticket sulla riabilitazione

Pronto il provvedimento del commissario. E a settembre si decide il futuro dei manager delle Asl dell’Aquila e di Chieti
PESCARA. Da ottobre i pazienti che si rivolgeranno alle strutture di riabilitazione (le ex art. 26) pagheranno una quota delle prestazioni. Lo stabilisce un provvedimento del commissario ad acta della sanità Luciano D’Alfonso. È la cosiddetta compartecipazione, prevista da una legge nazionale e mai applicata in Abruzzo. Cercò di introdurla il primo commissario alla sanità Gianni Redigolo nel 2009, ma fu costretto a ritirarla per la forte opposizione di partiti e sindacati.
La compartecipazione sarà a carico del paziente o del Comune. La quota del ticket verrà calcolata in base al reddito dell’assistito in percentuale variabile sul costo della prestazione. Il Comune potrà finanziare la compartecipazione in caso di pazienti a basso reddito, in questo caso la Regione, ha precisato D’Alfonso al Centro, prevederà l’erogazione di contributi all’ente locale.
A settembre, con un ulteriore provvedimento, la Regione definirà nel dettaglio l’operazione che andrà di pari passo con la riorganizzazione di tutto il settore della riabilitazione e dell’assistenza agli anziani, oggi sbilanciato sul primo capitolo.
In sostanza, la Regione taglierà posti letto alla riabilitazione riconvertendoli, in parte, in posti letto per anziani, con un risparmio che il tavolo di monitoraggio calcola in 6 milioni nel 2014 e in 12 milioni l’anno dal 2015.
L’introduzione della compartecipazione è una delle condizioni che il tavolo di monitoraggio dei ministeri della Sanità e dell’Economia hanno posto alla Regione per l’uscita dal commissariamento, che D’Alfonso prevede di ottenere dal governo entro la fine del 2014 (il tavolo, per la verità, aveva chiesto che la compartecipazione fosse introdotta entro il 31 maggio, ma lo slittamento è stato imposto dalla tornata elettorale).
L’altra condizione è la riduzione dei punti nascita su cui il commissario e l’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci si stanno già muovendo (su 12 punti nascita in attività oggi in Abruzzo ne verranno chiusi tre o quattro tra quelli che sono al di sotto delle 500 nascite annuali. A rischio risultano essere le strutture di Sulmona, Penne, Atri e Ortona).
I VERTICI DELLE ASL. Intanto la Regione si sta muovendo sul fronte dei manager della sanità. Entro settembre si conoscerà il destino dei direttori generali delle Aziende sanitarie locali di Avezzano-Sulmona-L'Aquila, Giancarlo Silveri, e Lanciano-Vasto-Chieti, Francesco Zavattaro. Su entrambi sono, infatti, in corso le valutazioni dell'operato, previste dopo 18 mesi di attività. I dirigenti dell'assessorato regionale alla Sanità stanno esaminando i documenti, poi stileranno le pagelle dei manager: sarà quindi la Giunta regionale a decidere se confermarli o chiudere il rapporto per il mancato rispetto degli obiettivi. I contratti di Silveri e Zavattaro sono stati rinnovati all'inizio del 2013 e fino al 2018 dalla precedente Giunta di centrodestra, guidata dal presidente Gianni Chiodi.
L'attuale valutazione, la prima dopo il rinnovo del contratto, viene effettuata in base a criteri oggettivi previsti dalla legge 502 del 1992. Per meritare la conferma, i due devono raggiungere un punteggio minimo di 120 punti. Anche se la conferma dei due manager è legata a valutazioni oggettive dettate da una legge nazionale, e non sono dunque soggetti alla norma regionale dello spoil system, come invece previsto per i vertici politici degli enti regionali, il loro futuro risente anche del clima politico, come dimostra il caso del manager dell’Aquila Silveri, attaccato in più occasioni dai vertici del Pd aquilano. Per completare il quadro della sanità abruzzese c'è da aggiungere che il direttore generale della Asl di Pescara, Claudio D'Amario, è in scadenza nel 2017 e l'ultima verifica l'ha superata con Chiodi. A Teramo, invece, la poltrona è vacante dopo le dimissioni di Paolo Rolleri, nominato lo scorso anno dall'ex governatore: nell'arco dei primi 18 mesi di incarico, il manager, abitando a Genova, ha scelto un altro incarico a Milano, considerando più agevole raggiungere la sede di lavoro. La nuova nomina è stata sollecitata più volte al presidente D'Alfonso da esponenti politici e istituzionali teramani.
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