Da Sulmona in Irlanda con poca nostalgia

Claudio Antonucci, ex bancario, oggi cucina e gestisce insieme alla moglie un ristorante a Derry. «Ho l’Abruzzo nel cuore ma vi torno solo per sciare...»
SULMONA. Non pensate di trovare la tipica tovaglia a quadretti bianchi e rossi, che nel mondo indica, come e più di una “bandiera”, che vi trovate in un ristorante italiano. O in qualcosa che ci somiglia. “La Sosta” è un, anzi è il ristorante italiano per antonomasia di Derry, o Londonderry, in Irlanda del Nord. Ed è abruzzese.
Il ristorante è dei coniugi Antonucci Claudio è un geniale e creativo chef sulmonese, classe 1958, che ha sposato nel 1990 una bella ragazza irlandese, Maureen. Si conobbero proprio a Sulmona: Maureen trovò lavoro alla locale English School e rimase folgorata da questo chef simpatico e chiacchierone, a sua volta incantato dalla dolcezza e dagli occhi azzurri della futura consorte. Dopo il matrimonio e quattro anni di vita a Sulmona, nel 1994 maturarono di comune accordo la decisione di tornare in Irlanda, visto che qui da noi, almeno dal punto di vista lavorativo, le cose non andavano benissimo.
Claudio lavorava in banca, ma in realtà si divideva tra mille occupazioni. Aveva aperto a Sulmona, in società con i suoi fratelli, un ristorante di alto livello, "Il Solimo", ma difficoltà economiche, esposti e lungaggini burocratiche ne impedirono la consacrazione, a dispetto di un ottimo avvio.
Nel 1994 la decisione, sofferta ma inevitabile, di trasferirsi in Irlanda; nel 1995 Claudio e Maureen inaugurarono “La Sosta”. Fu subito un successo. Qualche anno fa, la necessità di ampliare il locale, aprendo una saletta con una magnifica vista proprio sulla città.
«Oggi la cucina è diventata una moda», racconta Claudio Antonucci, «ma per me rimane una passione, un modo per raccontare agli irlandesi che l'Abruzzo è una piccola regione ricca però di tesori nascosti, di angoli suggestivi, di prodotti eccellenti: un po' come l'Irlanda. Ma mentre gli irlandesi sul turismo si sono organizzati a dovere, noi siamo ancora all'anno zero. E la perdita dei voli di Ryanair rischia di penalizzarci in maniera notevole».
Claudio e Maureen signora di 57 anni, abitano in una bella villetta alla periferia di Derry. Il ristorante La Sosta si trova invece nel centro della città di Derry, che fu teatro delle dure rivolte contro gli inglesi, che ebbe il culmine il 30 gennaio del 1972, con la cosiddetta Bloody Suday. Con l'accordo di Belfast del 1998 cessarono quelli che eufemisticamente venivano definiti "Troubles".
Derry si è scrollata di dosso quella brutta immagine legata al terrorismo e alla lotta armata dell'Ira. Terza città d’Irlanda, sta conoscendo un nuovo momento di ripresa economica, dopo lo sviluppo impetuoso degli anni 2000 e la crisi nerissima dell'ultimo quinquennio.
«I tempi d'oro sono finiti, ma i segnali di ripresa ci sono», riprende Claudio, «qui tutti hanno fatto duri sacrifici e sono state create le condizioni per tornare a investire e favorire nuova occupazione».
«Il nostro è un locale a conduzione familiare, ma lo staff è internazionale irlandesi, polacchi, italiani, giapponesi, spagnoli, inglesi: tanti i ragazzi che sono passati dal mio locale, per uno stage o per finanziarsi gli studi».
Il ristorante è il punto di riferimento per gli italiani che passano per Derry ma può vantare una selezionata clientela internazionale: «Proponiamo i migliori piatti della tradizione italiana, ma la tradizione abruzzese è molto marcata: aglio, zafferano, tartufo, pasta e tanti altri prodotti provengono dalla mia regione. La maggior parte dei prodotti arriva dall'Italia, ma sul fresco ci riforniamo dai produttori locali, i quali ci garantiscono prodotti di qualità, come ad esempio l'ottimo agnello irlandese e i bovini, tutti animali che in Irlanda pascolano liberamente. Anche il pesce locale è sempre di ottima qualità: salmone fresco o affumicato, orate, branzini, spigole, crostacei e molluschi ».
Fra i clienti storici della Sosta , il Premio Nobel per la Pace, nel 1998, John Hume, che ogni giovedì si accomoda assieme alla moglie accanto alla stufa a legno del locale.
Di recente, Claudio Antonucci è stato intervistato dal canale radiofonico della mitica Bbc e l'intervistatore, Mark Patterson, è rimasto colpito dalla filosofia "slow" della Sosta ("Nomen omen"). «Da me», aggiunge lo chef, « si viene per mangiare bene, bere un ottimo Montepulciano d'Abruzzo nonchè per conversare, come si fa nelle famiglie italiane quando sono riunite a pranzo o a cena. Smartphone e tablet non sono i benvenuti e non ho intenzione di fornire il wi-fi per creare ulteriori distrazioni in tal senso». Al riguardo si è anche scatenata una polemica su Facebook, ma Claudio e Maureen non hanno intenzione di fare marcia indietro sull'argomento.
Nostalgia dell'Italia e di Sulmona? «Torno a Sulmona ogni gennaio, per incontrare gli amici e soprattutto per sciare a Roccaraso. In estate invece relax in Sardegna. L'Italia e Sulmona sono nel mio cuore, ma da un punto di vista del lavoro e delle opportunità, purtroppo, il nostro Paese è indietro e penalizza chi ha progetti e vuole investire». (a.d.b.)
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