Dacia Maraini: «Ecco perché i lupi vanno protetti e non cacciati»

20 Febbraio 2026

L’intervista: «Basta con l’idea che siamo dominatori assoluti della Terra, il bracconaggio è una forma perversa di egoismo umano»

PESCASSEROLI. Un declassamento, da specie «rigorosamente protetta» a semplice «specie protetta», che rischia di incidere sulla tutela del lupo. «Sono d’accordo con le associazioni animaliste che hanno chiesto di sospendere, per un anno, una decisione che arriva troppo affrettata e poco considerata». Parole che hanno un peso, tanto più se pronunciate dalla scrittrice Dacia Maraini, che in Abruzzo, esattamente a Pescasseroli, trascorre buona parte dell’anno. A contatto con quella natura incontaminata ricca di specie protette, dove la frenesia dei tempi moderni sembra lontana. Ma cerchiamo di ricostruire la vicenda: è slittata la data della discussione in Senato sulla legge di delegazione europea 2025, approvata dalla Camera dei deputati, che prevede un declassamento del lupo come specie protetta. Se ne riparlerà nelle sedute del 10 e 12 marzo.

«L’odio porta con sé sempre violenza», sottolinea Maraini, che appoggia in pieno la richiesta dell’Enpa, l’Ente nazionale per la protezione animali, al Governo. Il riferimento è chiaro: il declassamento dello status del lupo consentirebbe l’uccisione di questo splendido esemplare. Una battaglia contro il tempo. Proprio in queste settimane, Maraini è il libreria con “Anche i cani a volte volano” (Solferino 2026): un libro che racconta il suo rapporto speciale con gli animali. Bellissime storie di selvatici – lupi compresi – che suonano anche come un appello contro la caccia e la crudeltà, di cui spesso gli animali sono vittime.

La tutela del lupo è a rischio: lei è d’accordo con le associazioni che hanno chiesto di sospendere per un anno il provvedimento di declassamento da specie rigorosamente protetta a protetta?

«Sono d’accordo come una decisione provvisoria. Ma io sono per il mantenimento della protezione del lupo come specie protetta e in via di estinzione».

Ci spieghi perché...

«Penso che abbiamo fatto strage di animali selvatici. Ora basta. Non possiamo continuare a ritenerci i proprietari assoluti e i dominatori della Terra. La stiamo distruggendo nell’inseguire un’assurda idea di sviluppo».

Ma lo sviluppo è necessario, come il progresso...

«Lo sviluppo è un’ottima cosa, ma non deve avvenire a danno del pianeta, delle acque, dei ghiacciai, dell’atmosfera e degli animali, piccoli o grandi che siano. Ormai, gli scienziati e gli studiosi ci hanno insegnato che il mondo ha una sua armonia, un suo equilibrio ecologico che va rispettato. Altrimenti finiremo per estinguere anche l’essere umano».

Il suo è un rapporto speciale con la natura e il mondo animale. Va ritrovato un equilibrio tra uomo e natura?

«Prima di tutto ci vogliono conoscenza e consapevolezza. Non andare dietro i sogni di onnipotenza, ma capire che siamo tutti, esseri umani, animali, piante, acqua, aria, foreste, dentro un sistema che deve essere rispettato nella sua complessità».

La storia della lupa che lei ha salvato – e che ha preso il suo nome – è rimasta viva nella memoria di molti. Eppure sono passati 16 anni. La lupa Dacia ha cambiato, in qualche modo, la sua vita?

«Non ha cambiato la mia vita, ma mi ha fatto capire, ancora una volta, quanto sia importante essere comprensivi, accoglienti e accudenti nei confronti degli animali, che sono su questa terra da molti più secoli e millenni di noi e hanno il diritto di restarci, senza essere continuamente minacciati di sterminio. L’idea antica che l’animale non abbia l’anima e possa essere trattato come un oggetto a nostra disposizione è perversa, superata e arcaica».

I lupi sono percepiti come animali pericolosi: si parla di oltre 300 esemplari uccisi ogni anno. Cosa pensa del bracconaggio?

«Il bracconaggio è una forma perversa di egoismo umano. Questo “io” che nei millenni si è dilatato e identificato col potere è pericoloso e porta alle guerre e alla morte».

Quindi, quale strada indica per arrivare ad un giusto compromesso?

«Per sopravvivere dobbiamo imparare a pensare in termini di “noi”. Per questo sono importanti l’etica, la religione, la politica, la Costituzione e le leggi che ne derivano. Aiutano e danno un senso alla società umana».

Non solo il lupo: in Abruzzo abbiamo gli allevatori che protestano per l’eccessiva presenza di cervi e di orsi, che provocano danni alle colture.

«Dobbiamo imparare a convivere con gli animali che sono su questa Terra da molto prima di noi. In gran parte li abbiamo sterminati. Quanti elefanti sono stati uccisi per prendere le loro zanne? Quanti visoni, cincillà, volpi, zibellini abbiamo sterminato per prendere le loro pellicce. Ricordo una foto negli archivi del Comune di Pescasseroli in cui si vedono centinaia di lupi uccisi e allineati per terra e, dietro di loro, una fila di cacciatori fieri di quella strage».

Forse va cambiata la visione che abbiamo di questi animali: è questo che sta dicendo?

«Il lupo non è un nemico, è parte di un sistema che ci riguarda tutti. Sterminando i lupi si sono moltiplicati i cinghiali, tanto per dirne una. E i cinghiali rovinano le colture molto più dei lupi. Il lupo, purtroppo, è diventato una icona».

Beh, impariamo a conoscerlo da piccoli, già nelle favole...

«La storia di cappuccetto rosso insegna: un personaggio da fiaba, ma sempre visto come cattivo e nemico. Eppure, dal lupo discendono i nostri amati cani. Comunque i lupi non attaccano l’uomo, lo conoscono troppo bene per affrontarlo direttamente. Fra l’altro i lupi se ne starebbero tranquillamente nei loro boschi se noi con incoscienza non continuassimo a tagliare gli alberi, a bruciare le foreste, a invadere con cemento i loro territori».

Qual è la percezione che si ha nei confronti dei selvatici?

«Se uno fa la piccola, bellissima fatica di informarsi finisce per amarli e volerli proteggere. Se ci si rifiuta di informarsi, di capire, viene da sé che i lupi vengano visti come degli alieni incapaci di sentimenti e di vita propria. E si troverà normale ucciderli».

Ne parla con un sentimento contagioso...

«Ricordiamoci, ogni tanto, che sono nostri fratelli, come diceva San Francesco».

Cinquant’anni anni fa il lupo era sull’orlo dell’estinzione. Rischiamo di tornare a quella soglia di allerta?

«Certo, se si darà la licenza di caccia, finiranno per farli estinguere. Fra l’altro oggi i fucili da caccia sono diventati talmente sofisticati e intelligenti, che praticamente sparano da soli».

Dobbiamo fermare del tutto la caccia, allora?

«La caccia aveva un senso quando gli uomini sopravvivevano mangiando carne di animali uccisi con le frecce. Oggi abbiamo inventato quei luoghi di tortura che sono gli allevamenti intensivi, in cui si sfruttano gli animali come se fossero oggetti. È una cosa indegna».

La sua proposta?

«Proporrei a tutti coloro che mangiano carne di andare, almeno una volta, a visitare un allevamento intensivo e, una volta, un macello. Credo che capirebbe tante cose sull’arroganza, la sete di dominio e la crudeltà degli essere umani».

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