«Dall’Ue cofinanziamento al 95% Esempio di solidarietà europea»

La commissaria Cretu parla degli 1,2 miliardi destinati alle regioni colpite dalle calamità. Tra cui l’Abruzzo «Spiace per la mancata copertura del 100%, ma è un compromesso che consentirà di intervenire subito»
«Mi dispiace che la proposta originaria avanzata dalla Commissione di un tasso di cofinanziamento del 100% non sia stata accolta». Ma, a conti fatti, «il compromesso raggiunto consentirà di inviare rapidamente i finanziamenti indispensabili nelle zone colpite da calamità naturali». Comprese quelle abruzzesi danneggiate dal terremoto. Parola della commissaria europea per la Politica regionale, Corina Cretu.
La Commissione europea ha messo in campo 1,2 miliardi di euro del Fondo di solidarietà per la ricostruzione delle aree del Centro Italia colpite dai terremoti del 2016 e del 2017. E’ la somma più alta mai stanziata in un’unica tranche. E’ soddisfatta?
«Il popolo italiano ha dimostrato un coraggio straordinario in un momento buio e merita tutta la nostra ammirazione, la nostra amicizia e il nostro sostegno. Si tratta effettivamente di una somma di portata eccezionale, che sfortunatamente riflette la gravità senza precedenti dei danni causati dal disastro. Il contributo del Fondo di solidarietà dell’Ue aiuterà l’Umbria, il Lazio, le Marche e l’Abruzzo a riprendersi e a tornare come prima. Sosterrà le operazioni di ricostruzione e il ripristino dell’attività economica nelle regioni colpite. Può anche essere usato per coprire i costi dei servizi di emergenza, degli alloggi temporanei e delle operazioni di pulizia nonché i costi delle misure di tutela del patrimonio culturale, al fine di ridurre l’onere finanziario a carico delle autorità italiane. Questo però per noi non è tutto».
Cosa manca?
«Nell’agosto 2016, fin dal primo giorno, la Commissione ha fornito sostegno per far fronte alla situazione di emergenza e si è impegnata a stare al fianco dell’Italia durante tutto il processo di ricostruzione. Continueremo a sostenere l’Italia finché non si potrà voltare pagina e chiudere questo doloroso capitolo. Ulteriori fondi dovrebbero raggiungere presto le regioni colpite, nel quadro di una dotazione supplementare della politica di coesione messa a disposizione dell’Italia. Anche i volontari del corpo europeo di solidarietà potrebbero contribuire alla ristrutturazione e alla ricostruzione o aiutare nella protezione dell’ambiente. La ricostruzione con fondi Ue della basilica di San Benedetto a Norcia, per riportarla al suo antico splendore, sarà un segno indelebile della solidarietà dell’Ue, come dichiarato dal Presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker».
Lei ha visitato alcune delle zone italiane dilaniate dal sisma. Dove è stata di preciso e cosa ricorda dei luoghi e delle persone che ha incontrato?
«A febbraio ho visitato Norcia e Cascia con il Presidente Marini. È stato molto commovente incontrare gli abitanti che avevano perso tutto e vivevano ancora in alloggi temporanei e i bambini le cui scuole erano ancora un cumulo di macerie. Mentre passeggiavo tra le rovine ero consapevole che nemmeno la parola di conforto più dolce avrebbe potuto dar loro sollievo. Queste persone si aspettavano sostegno e azioni concrete. Sono rientrata a Bruxelles determinata a fare tutto ciò che è in mio potere per consegnare un pacchetto di sostegno solido a queste regioni».
Crede che l’Europa abbia fatto abbastanza per le Regioni italiane colpite dal terremoto?
«I terremoti che hanno colpito il cuore dell’Italia sono stati una tragedia europea. Abbiamo mobilitato tutti gli strumenti dell’Ue; in primo luogo per fronteggiare l’emergenza, tramite i servizi di gestione delle emergenze di Copernicus, che hanno consentito di monitorare la situazione e hanno fornito mappe satellitari di valutazione dei danni, e successivamente per sostenere la ricostruzione a lungo termine con l’aiuto dei fondi Ue. A dicembre 2016 abbiamo sbloccato una prima tranche di aiuti del valore di 30 milioni di euro a titolo del Fondo di solidarietà dell’Ue. A gennaio 2017 abbiamo annunciato un’anticipazione straordinaria degli stanziamenti a titolo dei programmi di sviluppo rurale dell’Ue per sostenere le comunità rurali del centro Italia. Adesso anche la Banca europea per gli investimenti sta offrendo sostegno e sta lavorando con Cassa depositi e prestiti e con il ministero dell’Economia e delle finanze alla preparazione di prestiti quadro del valore di due miliardi destinati ad operazioni di ricostruzione nelle regioni colpite».
Cos’altro?
«La Commissione ha concesso all’Italia un margine di flessibilità per eventi eccezionali in relazione al piano di investimenti a fini di prevenzione per tutelare l’Italia dai rischi sismici. Per il 2017, così come negli anni precedenti, la Commissione ha inoltre ritenuto che i costi di emergenza e di ricostruzione connessi ai recenti terremoti potessero essere considerati misure una tantum ed esclusi dalla valutazione della conformità al patto di stabilità e crescita. Infine, abbiamo proposto di modificare le regole vigenti per fornire ancor più sostegno a titolo dei fondi Ue, per essere in grado di rispondere rapidamente e di dimostrare solidarietà senza procedure complesse. Abbiamo proposto di consentire all’Ue di finanziare in toto le opere di ricostruzione in seguito a calamità naturali, compreso il restauro del patrimonio culturale».
Eppure nella seduta dell’Europarlamento di Strasburgo che ha preceduto il via libera al pacchetto di aiuti dell’Ue, lei ha usato toni molto duri contro la Germania per la scelta di finanziare gli interventi di ricostruzione in Abruzzo, Lazio, Umbria e Marche al 95% anziché al 100%. Perché?
«Mi sono battuta per mesi per questa proposta; non solo per l’Italia, ma per tutti gli Stati membri che potrebbero beneficiarne in futuro. In tempi di difficoltà e insicurezza, in cui si registra una perdita di fiducia nel progetto europeo, l’Ue deve essere in grado di venire in aiuto ai suoi cittadini quando questi hanno più bisogno di sostegno. Quindi sì, mi dispiace che la proposta originaria avanzata dalla Commissione di un tasso di cofinanziamento del 100% per queste operazioni non sia stata accolta. Allo stesso tempo, il compromesso raggiunto consentirà di inviare rapidamente i finanziamenti indispensabili nelle zone colpite da calamità naturali, di risparmiare risorse nazionali e di integrare il sostegno del Fondo di solidarietà in tutta l’Ue. La nostra proposta è un’espressione tangibile della solidarietà europea. Nelle situazioni di grande difficoltà, gli Stati membri devono avere la certezza che l’Ue è al loro fianco ed è pronta ad usare tutte le risorse disponibili per fornire i primi soccorsi e avviare la ricostruzione insieme».
Nella stessa seduta, lei ha ricordato che «1,3 miliardi di euro sono stati messi a disposizione dell’Italia per quanto riguarda la prevenzione delle catastrofi naturali» a seguito del sisma di L’Aquila del 2009 e dell’Emilia Romagna del 2012. Ed ha aggiunto: «Bisogna vedere che fine hanno fatto questi fondi». Precisamente cosa intendeva dire?
«L’Italia è stata il principale beneficiario del Fondo di solidarietà dell’Ue, con 1,3 miliardi di euro mobilitati dal 2002, anche in seguito ai terremoti in Molise nel 2002, in Abruzzo nel 2009 e in Emilia Romagna nel 2012. Il Fondo di solidarietà ha fornito sostegno anche in seguito ad altre calamità naturali che hanno colpito il paese, come l’eruzione dell’Etna ad ottobre 2002 e le alluvioni in Sardegna a novembre 2013. Questo nuovo pacchetto di sostegno porterà il sostegno complessivo del Fondo di solidarietà dell’Ue al paese a 2,5 miliardi negli ultimi 15 anni, il che dimostra concretamente il nostro costante impegno a stare al fianco dell’Italia nei momenti di difficoltà. Sono anche disponibili finanziamenti considerevoli nel quadro del Fondo europeo di sviluppo regionale».
Quindi?
«Come sempre, siamo pronti a essere flessibili e a reindirizzare alcuni dei finanziamenti per far fronte a nuove priorità. Lo abbiamo già fatto per l’Abbruzzo, in seguito al terremoto che ha colpito l’Aquila nel 2009. In quell’occasione il programma regionale è stato modificato per contribuire alla ricostruzione della città e a rigenerare l’attività economica della zona. Il Fondo europeo di sviluppo regionale può anche sostenere misure di prevenzione, dalla mappatura, agli studi, alle opere strutturali. Anche in questo caso siamo pronti ad aiutare e a fornire alle autorità italiane le informazioni necessarie su ciò che i fondi della politica di coesione possono fare in quest’area».
Alla luce di queste sue dichiarazioni, ha delle riserve o dei timori sulle modalità con cui l’Italia spenderà queste risorse stanziate dall’Ue?
«No. Sono sicura che sarà fatto buon uso dei fondi, a beneficio diretto del popolo italiano. Siamo pronti ad aiutare le autorità italiane ad utilizzare al meglio queste risorse».

