Damiani, nessun reato L’ambientalista si riscatta

2 Giugno 2018

Archiviata la posizione dell’ex direttore tecnico dell’Arta Abruzzo Era indagato per una perizia eseguita nel 2014 al Centro Oli di Potenza

PESCARA. «Il fatto di reato non sussiste sul piano materiale, con la conseguenza della non sostenibilità dell’accusa in dibattimento». In parole povere, la persona indagata non ha commesso alcun reato per il quale possa essere giudicata.
È con questa motivazione che il gip del tribunale di Potenza ha disposto l’archiviazione del procedimento a carico di Giovanni Damiani, 68 anni, biologo, docente universitario, ex direttore dell’Arta, ex direttore dell’Ispra, ex assessore regionale all’ecologia, una vita dedicata alla difesa dell’ambiente e all’insegnamento. A richiedere l’archiviazione erano stati gli stessi pubblici ministeri che per 40 mesi avevano indagato su di lui e su un ingegnere di Pescara, consulente di parte dell’Eni.
IL RACCONTO. La vicenda nasce nel 2014, quando Damiani viene chiamato per una perizia a Potenza.
«Ho scoperto solo quando sono arrivato sul posto, dalla voce dei Pm, che si trattava del Centro Oli di Viggiano. In pratica», ha raccontato nel corso di una conferenza stampa, «dovevo effettuare un campionamento di rifiuto liquido in qualità di direttore dell’Arta, per il quale oltretutto non ho preso un centesimo. Il campionamento è stato effettuato sotto gli occhi di tutti dai due tecnici che erano con me, che subito dopo hanno provveduto a sigillare il reperto, che è stato portato a Pescara per l’analisi». La perizia non convince gli investigatori, che indagano su Damiani ritenendo che l’accertamento sia stato in qualche modo “ammorbidito”. A sostegno di questa ipotesi, un incontro tra Damiani e il perito della multinazionale dell’energia in un bar che si trova in prossimità dell’Arta, nel corso del quale i due prendono un caffè .
LA SPIEGAZIONE. Durante lo svolgimento tecnico delle analisi, ricorda Damiani, «l’ingegnere è passato una sola volta nel mio ufficio, per pochi minuti, per comunicarmi di essere stato incaricato come tecnico di parte ad assistere alle analisi di laboratorio. Trattandosi di un esame irripetibile, la legge impone di dare, come ho fatto, comunicazione alla controparte del giorno, del luogo e dell’ora dell’inizio delle operazioni di analisi perché essa, rappresentata da un proprio consulente tecnico, possa partecipare».
L’INCHIESTA. «So di aver fatto il mio dovere con scrupolo e rigore», dichiara Damiani quando viene a conoscenza di essere indagato, quando riceve un avviso di proroga delle indagini. «I pm indaghino pure, facciano il loro dovere, sono sicuro della mia posizione». E chiede, attraverso l’avvocato di fiducia, Veronica Dini del foro di Milano (la stessa che ha patrocinato l’associazione Bussiciriguarda nel processo sulla discarica dei veleni) di essere ascoltato. «Una richiesta», sottolinea, «per poter evidenziare l’estraneità assoluta ai fatti che mi sono stati addebitati, che non ha mai avuto seguito».
IL CLAMORE MEDIATICO. Su un noto quotidiano nazionale compare un articolo «infarcito di toni scandalistici, di cose non veritiere, e corredato da una vignetta infame, con tanto di virgolettato, alludendo al fatto che il contatto fra l’ingegnere consulente di parte dell’Eni e il sottoscritto consulente della Procura prefiguravano una situazione losca, di intrigo e di complicità nel commettere reati di falsificazione. L’articolista nonha neanche ritenuto di sentirmi».
LO SFOGO. «Nulla avrei avuto da obiettare, e non avrei avuto alcun risentimento se un magistrato avesse voluto indagarmi, farmi intercettare, pedinare, svolgere accertamenti su ogni aspetto della mia vita. Vale il detto: male non fare, paura non avere. Il problema è che tutto questo non è rimasto in un ambito riservato, ma è stato oggetto di un linciaggio mediatico che ha provocato sofferenza a me e alla mia famiglia».
LA FINE DELL’INCUBO. Solo di recente Damiani è stato informato dell’avvenuta archiviazione del procedimento a suo carico, «una vicenda che mi ha segnato profondamente in questi ultimi 5 anni. Voglio ringraziare le svariate centinaia di persone e i rappresentanti di associazioni ecologiste e pacifiste, e tutti coloro che mi hanno manifestato solidarietà, da tutta Italia». Ieri c’erano l'Archeoclub, Italia Nostra, Marevivo, Mila Donnambiente, Cani sciolti, Ecoistituto Abruzzo. «Voleva venire anche ’Nduccio», ha concluso, «ma non ha potuto essere presente per un impegno improvviso».