«Dare la comunione ai divorziati? Beh, sarebbe proprio ora»

L’onorevole: la mia seconda moglie, Paola, non ha colpe Mi offrirono di annullare il matrimonio, non lo trovo giusto
CELANO. Non perde l’ironia neanche quando commenta le linee dell’Instrumentum Laboris, che serviranno ai padri sinodali per affrontare tematiche chiave per la Chiesa di oggi. Ma quando poi si toccano argomenti clou come il divieto del sacramento della comunione alla moglie, senza mezzi termini sferra un colpo contro la dottrina cristiana: «Non lo trovo giusto, lei non ha alcuna colpa». L’onorevole Filippo Piccone, leader regionale del Nuovo centrodestra, onora i Santi Martiri come tutti i celanesi, partecipa alla processione del venerdì Santo ed educa i figli secondo gli insegnamenti cristiani tramandatigli dalla famiglia. La Chiesa, però, gli ha posto dei veti in quanto divorziato e per questo attende di conoscere l’enciclica attraverso la quale papa Francesco comunicherà al mondo intero le decisioni prese in merito alle famiglie di oggi e alla loro vita cristiana.
Onorevole lei si è sposato con rito civile o religioso?
«Mi sono sposato due volte, una in chiesa e poi una in Comune. E non è escluso che mi possa sposare una terza volta, chi lo sa».
Come vive la sua vita da cristiano essendo divorziato?
«Per quanto mi riguarda la vivo normalmente, l’unico veto è l’impossibilità di fare la comunione. Mi dispiace, ma non mi ha sconvolto la vita».
C’è qualcosa che invece le pesa di questa sua “posizione”?
«Trovo veramente inaccettabile che il divieto di avvicinarsi al sacramento della comunione sia esteso anche al coniuge. Mia moglie Paola non può fare la comunione, lo trovo ingiusto. Che colpa ha lei? Quella di aver sposato un divorziato? Lo trovo esagerato, chi sposa un divorziato a mio avviso dovrebbe continuare a poter svolgere normalmente la sua vita da cristiano».
Alla luce di ciò come ha educato i suoi figli?
«Li ho educati da cristiani. Sono battezzati, hanno fatto la comunione e la cresima».
Si ipotizza che al termine del sinodo la Chiesa decida di aprire ai divorziati previo un percorso di pentimento...
«Beh, vediamo in che consiste questo pentimento e poi decideremo il da farsi. A mio avviso le situazioni sono così diverse tra loro, le motivazioni per le quali si arriva a un divorzio variano da coppia a coppia, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio. A mio avviso la Chiesa se fa questo cambiamento si mette al passo con in tempi. Diciamo che prende atto in realtà di quello che accade e soprattutto del fatto che nel mondo il divorzio è molto frequente».
Molte coppie dopo il divorzio ricorrono alla Sacra Rota per annullare il matrimonio, lei non ci ha pensato?
«Come no, me l’hanno proposto ma non l’ho voluto fare e non lo condivido. I percorsi di annullamento non sono rispondenti alla verità e non mi è sembrato rispettoso per i miei figli. Siamo nel 2015: è possibile che la Chiesa annulli con tanta facilità i matrimoni e poi si fa tanti scrupoli per dare la comunione ai divorziati?».
Eleonora Berardinetti
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