«Daremo un aiuto a quei medici»

Intervista dell’assessore alla Sanità, Paolucci, il giorno dopo la sentenza che boccia (per ora) la Regione
PESCARA. «Da parte nostra non c’è nessun atteggiamento contro i medici, anzi l’auspicio è che alla fine di tutte le vicende giudiziarie si arrivi a qualcosa che sia a loro favore, tanto è vero che la giunta regionale ha già concluso un altro accordo che garantisce le indennità».
Il giorno dopo la sentenza del giudice del lavoro di Chieti che dà ragione alle ex guardie mediche sulle indennità di rischio sospese e l’azione di recupero in atto dalla Regione, l’assessore regionale alla Sanità, Silvio Paolucci, rilascia un’intervista a tutto campo sulla vicenda.
Assessore, che cosa ha spinto un anno fa la Regione a chiedere indietro le indennità degli ultimi 11 anni?
«C’era un’indagine della Guardia di finanza e una ricostruzione della vicenda secondo la quale le somme non rispettavano esattamente quanto previsto dall’accordo nazionale. Questo tipo di interpretazioni è stato poi rafforzato dai pareri dell’avvocatura regionale».
Quindi la Regione ha dovuto sospendere le indennità di rischio in attesa che si concludano le indagini di Finanza e Corte dei conti?
«E’ esattamente così. Il punto è che tutti i pareri, sostanzialmente, si impiantano su una domanda: è legittimo o illegittimo? Se il parere tecnico è di illegittimità tu devi far partire non solo la sospensione, ma anche il recupero. Ci sono tre sentenze di Corte Costituzionale e Consiglio di Stato che dicono che le somme di illegittima percezione di denaro pubblico devono essere comunque restituite».
Ma i medici sono subito ricorsi al Tar. Vero?
«Sì. Dopo che la Regione ha deciso sospensione e recupero, loro hanno impugnato al Tar la delibera di Giunta. La sospensiva però non è stata accolta anche se i giudici si sono dichiarati competenti e siamo in attesa della decisione nel merito».
Nel frattempo, però, un gruppo di medici è ricorso anche al giudice del lavoro di Chieti. Un percorso parallelo?
«Sono stati tre medici e hanno ottenuto una sentenza a loro favorevole. A questo punto la Regione, da un lato, dovrebbe applicare questa sentenza ma, dall’altro, non può farlo perché c’è la magistratura contabile che sta indagando».
Quindi lei ritiene che sia necessaria una sentenza d’appello che confermi il primo grado?
«Questo non posso dirlo. Ma, usando il condizionale, potrebbe esserci un problema di competenza, visto che il Tar si è già detto competente per materia. Per ora devo prima approfondire la questione con gli uffici regionali e magari, se posso, anche proporre una soluzione che ammorbidisca la scelta della Regione nei confronti dei medici: una scelta che, ripeto, è obbligata anche se finora non è stato eseguito alcun recupero».
Ammorbidire che cosa significa?
«Vuol dire che devo valutare con i tecnici se è possibile sospendere l’azione di recupero che è stata avviata».
Dobbiamo però ricordare, che cosa sta accadendo altrove.
«Mi risulta che in Basilicata sia stato avviato il procedimento di responsabilità e il Governo ha anche eccepito l’incostituzionalità della legge regionale che sblocca le stesse indennità».
Di recente però anche l’Abruzzo ha adottato un provvedimento salva indennità?
«Sì, e dimostra la buona volontà della Regione di rendere legittimo per il futuro l’accordo integrativo che prevede 4 euro l’ora per i medici presi però da un altro capitolo di bilancio. Questo fa chiaramente capire che da parte della Regionale e del sottoscritto non c’è assolutamente un atteggiamento punitivo o persecutorio. Ma ricordo che il potere di firma, e quindi la responsabilità amministrativa, è in mano purtroppo a pochi. E quei pochi devono anche attuare il principio dell’autotutela».

