intervista

Dario Costantini, presidente nazionale Cna: «Aiuti per autoprodurre energia e meno oneri per gli artigiani»

24 Ottobre 2026

Costantini in visita in Abruzzo: «Gli aumenti pesano, una finanziaria occulta: così i conti non tornano.

Apprezziamo gli sforzi fatti dal governo, ma si stanno mettendo soltanto dei cerotti sulle ferite»

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La crisi energetica internazionale, che pesa sulle imprese artigiane; la necessità di un ricambio generazionale e di una formazione adeguata. Dario Costantini, presidente nazionale Cna, ieri in Abruzzo per la convention regionale “Il futuro è oggi: immaginare domani, agire ora”, ha visitato in mattinata due imprese storiche di Chieti e Mosciano Sant’Angelo per poi spostarsi, nel pomeriggio, a Giulianova. Un faccia a faccia con gli imprenditori abruzzesi per conoscere, da vicino, le loro realtà e i problemi con cui si confrontano quotidianamente.

Presidente, la crisi energetica in atto che riflessi avrà sulle imprese artigiane?

«In mattinata ho visitato due aziende abruzzesi che, come tutti noi, sentono forte il peso dell’aumento delle bollette. Il tema energetico non si pone solo oggi. Rappresenta un problema da diverso tempo, perché in Italia paghiamo l’energia molto più degli altri. Un’impresa spagnola, ad esempio, paga meno e, di conseguenza, risulta più competitiva. Siamo nel pieno di una crisi pesantissima».

Traduciamola in numeri...

«Abbiamo calcolato, come Cna, che se la situazione non cambierà, alla fine dell’anno potremo avere un totale di aumenti vicino ai 30 miliardi di euro. Un’altra finanziaria occulta per il Paese. La spesa energetica e per il gas, se andiamo avanti con questi prezzi, sarà complessivamente intorno ai 200 miliardi in più, sul piano nazionale. Significa che per le imprese i conti non tornano».

Soprattutto per le Pmi e per le micro imprese?

«Non mi piace fare classifiche, ma è chiaro che più un’impresa è piccola, più rischia di andare in sofferenza. Le piccole imprese sono in affanno: stanno affrontando enormi difficoltà in settori particolarmente esposti come l’autotrasporto e le attività produttive ad alta intensità energetica. Alcune categorie soffrono più di altre: pensiamo ai trasportatori o a chi lavora con macchinari che devono restare accesi. È evidente che, in questo contesto, diventa difficile pensare a nuovi investimenti».

Ritiene sufficienti le misure adottate dal Governo?

«Il Governo ci sta mettendo tutta la buona volontà e apprezziamo gli interventi fatti, ma non bastano. Si stanno mettendo dei cerotti sulle ferite, ma come Cna sul tema energetico facciamo una proposta precisa».

Quale?

«Inserire, nella prossima legge di bilancio, 1 miliardo per il 2027 e 1 miliardo per il 2028 da destinare alle piccole e medie imprese per l’autoproduzione con impianti fino a 200 chilowatt. Continuiamo, poi, a chiedere che vengano diminuiti gli oneri. Le nostre imprese si trovano in mezzo al cliente che non si può permettere di pagare di più e al fornitore che continua ad aumentare i prezzi. Il tema dell’energia rappresenta una priorità assoluta per il sistema produttivo: con prezzi così elevati diventa difficile investire e competere sui mercati internazionali. Dall’inizio della guerra in Iran abbiamo registrato maggiori costi per 16,5 miliardi di euro, di cui 5 miliardi solo a settembre».

Lei ha parlato del ricambio generazionale come di una leva di sviluppo. Perché?

«Siamo molto interessati al discorso della trasmissione di impresa perché siamo in un Paese in cui gli imprenditori hanno un’età avanzata. A livello di piccole imprese abbiamo 315mila imprenditori che hanno più di 70 anni – il 15% del totale – e se queste imprese non si cedono, chiudono».

Dove si annida il problema?

«Nessuno vuole fare più l’artigiano, un mestiere che va riscoperto. Le mani vanno usate per lavorare, ma i mestieri tradizionali vengono poco apprezzati dai giovani. Solo il 6% degli imprenditori fino a 40 anni prende in mano un’azienda fondata da qualcun altro, anche perché la trasmissione di impresa, nel nostro Paese, è troppo cara. Bisogna agevolare questi passaggi: ogni impresa che chiude senza un passaggio di testimone porta con sé un patrimonio di conoscenze, relazioni con clienti e fornitori e competenze maturate negli anni».

Quali sono le cause che portano alla chiusura di tante imprese artigiane?

«Il calo demografico, l’invecchiamento della popolazione e l’attrattività crescente di percorsi professionali diversi da quelli artigiani. Negli ultimi vent’anni, le nascite in Italia si sono ridotte sensibilmente e il numero di giovani potenzialmente interessati a intraprendere attività d’impresa continua a diminuire. È necessario intervenire con misure che favoriscano l’avvicinamento dei giovani ai mestieri artigiani e sostengano i processi di successione aziendale».

È anche un problema di competenze?

«Esatto. Oggi non mancano tanto i posti di lavoro, quanto le competenze. Le imprese faticano a trovare giovani preparati e motivati a imparare professioni che garantiscono occupazione e prospettive concrete. Che, poi, fare l’artigiano dà le sue belle soddisfazioni economiche e consente di lavorare con la propria creatività».

Va in questa direzione l’iniziativa “Artigianato a scuola”?

«È un progetto nazionale nato grazie a un protocollo d’intesa firmato con il ministero dell’Istruzione e del Merito con l’obiettivo di avvicinare gli studenti degli istituti tecnici e professionali al mondo dell'artigianato, mostrando il lavoro manuale e d'impresa come una concreta e prestigiosa opportunità professionale per il loro futuro. Il programma prevede lezioni, laboratori e percorsi di orientamento all’interno delle scuole, con la partecipazione diretta dei nostri artigiani, in qualità di tutor, e dei docenti».

State lavorando anche al primo progetto europeo sui Corridoi Professionali?

«Questa è una grande opportunità. A breve apriremo la nostra prima scuola in Egitto».

Una scuola per artigiani?

«Dopo tre anni e mezzo finalmente abbiamo avuto l’ok da Bruxelles e potremo attivare i primi 12 corsi di formazione sui 12 mestieri più richiesti dalle nostre imprese. A queste ragazze e ragazzi riusciremo a pagare i primi tre mesi di affitto in modo da poterli integrare. Sarò a novembre a Il Cairo per firmare l’accordo. I giovani che parteciperanno ai corsi di formazione avranno l’opportunità di imparare un mestiere, di apprendere la lingua italiana e le regole del nostro Paese».