De Cecco investe e assume a Fara S. Martino e Ortona

14 Novembre 2014

Firmato il contratto di sviluppo con Invitalia per 37,6 milioni Due nuove linee produttive e 48 nuovi posti di lavoro entro il 2017

PESCARA. Invitalia e De Cecco – gruppo leader nel settore alimentare, terzo produttore mondiale di pasta – hanno firmato ieri un Contratto di Sviluppo per potenziare la capacità produttiva degli stabilimenti di Ortona e di Fara San Martino.

L’investimento complessivo è di 37,6 milioni di euro, di cui più di 21 finanziati da Invitalia con contributi in larga parte a mutuo agevolato.

L’accordo è stato siglato a Roma da Domenico Arcuri, amministratore delegato di Invitalia, e da Filippo Antonio De Cecco, presidente del Gruppo De Cecco (rispettivamente a destra e a sinistra nella foto).

«Con l’ampliamento della capacità produttiva dei due stabilimenti abruzzesi» spiega Filippo Antonio De Cecco «la società diventa il terzo produttore mondiale di pasta e nello stesso tempo, conferma la sua volontà di realizzare i suoi prodotti esclusivamente sul territorio italiano e non all’estero».

Il Contratto di Sviluppo prevede l’ampliamento della capacità produttiva del pastificio di Ortona con due nuove linee produttive, una di pasta lunga e una di pasta corta, che consentirà la creazione di 48 nuovi posti di lavoro entro il 2017.

Per lo stabilimento di Fara San Martino, invece, l’obiettivo del Contratto di Sviluppo è l’aumento della produzione di semola grazie al potenziamento della capacità di stoccaggio.

«I Contratti di sviluppo gestiti da Invitalia» ha affermato Domenico Arcuri «continuano a essere una rilevante leva strategica per lo sviluppo delle imprese, soprattutto in un momento di particolare difficoltà della nostra economia. E’ uno strumento che, garantendo tempi certi e procedure trasparenti agli imprenditori, è in grado anche e soprattutto di creare nuovi posti di lavoro, come dimostra l’accordo firmato con la De Cecco».

Con il contratto Invitalia la De Cecco continua nella sua politica di sviluppo e nella conquista di quote crescenti di mercato all’estero. Proprio in questa prospettiva il mese scorso l’azienda abruzzese ha perfezionato con Cariparma Crédit Agricole e Sace un finanziamento da 10 milioni di euro destinato a sostenere i piani di crescita all'estero. La linea di credito, strutturata sotto forma di revolving credit facility interamente erogata da Cariparma Crédit Agricole e garantita da Sace al 50%, è finalizzata a coprire i costi per l'acquisto di materia prima per sostenere l'export di pasta e l'efficientamento del ciclo produttivo di De Cecco.

Il gruppo industriale abruzzese ha superato i 400 milioni di euro di fatturato, toccando quota 411 milioni contro i 373 del 2013 e per il 2014 prevede di posizionarsi a 461 milioni. Con questi numeri (che riguardano l’intera galassia De Cecco, quindi anche le aziende russe acquisite alcuni anni fa) De Cecco si conferma al terzo posto nella classifica mondiale di vendite di pasta di grano duro e il primo assoluto nel segmento Premium, quello dell’alta qualità. E si configura uno dei player italiani di primo livello in uno settori simbolo del Made in italy, nonché tra i più promettenti per l'export italiano nei prossimi anni. Secondo le analisi di Sace, l'export agroalimentare crescerà a un tasso medio annuo dell'8,9% nel 2014-2017 trainato soprattutto dai principali mercati emergenti (come il Brasile) e da quelli avanzati europei ed extra europei (Francia e Canada). Il primo commento alla firma Invitalia-De Cecco arirva dall’ex presidente della giunta Gianni Chiodi e dall’ex assessore alle Attività produttive Alfredo Castiglione: «Conosco bene la pratica De Cecco-Invitalia», ha commentato Chiodi, «perché è stata istruita sotto la giunta regionale da me guidata, per questo sono soddisfatto del suo buon esito». Castiglione aggiunge: «Erano i quattro contratti di Sviluppo Nazionale che sono stati seguiti dalla Regione, De Cecco, Denso, Sanofi e Dompè con il Ministero dello Sviluppo Economico. Noi abbiamo contribuito con fondi Fas a fondo perduto: in totale avevamo stanziato 10 mln. All'inizio erano invece 15 mln, ma 5 li stornammo per lo Sviluppo Locale». (cr.re.)

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