De Cecco: troppi costi servono cambiamenti ma è tutta una lotta

Il presidente della multinazionale alimentare parla di tagli e innovazione: «Non posso prevedere assunzioni»
PESCARA. Cieca quarantamila quintali di pasta prodotti in più dall’anno scorso, in un mercato nazionale che, sempre confrontato con l’anno passato, va a chiudersi con un più quarantamila tonnellate (stavolta tonnellate) di pasta venduta. La pasta De Cecco tira, i dati della multinazionale denominata “tascabile” proprio per la sua dinamicità di gestione e con un rapporto quasi familiare con i dipendenti, dicono che la percentuale d’incremento di quest’anno è del 10% sull’intera produzione di pasta nazionale da parte di tutte le altre aziende, con un fatturato ancora da quantificare (visto che l’anno non si è ancora chiuso) e che si andrà a confrontare con quello dell’anno scorso di 411 milioni di euro circa.
Ma il quadro che traccia il patron, il cavaliere Filippo Antonio, sull’economia abruzzese e nazionale non è così roseo. «I costi sfuggono di mano», spiega De Cecco, «e la crisi non sarà breve». Tuttavia per il Cavaliere la crisi ha radici antiche e non parte dal 2008, come molti economisti hanno sostenuto argomentando su bolle finanziarie ed altro. «Noi non siamo più competitivi da trent’anni», sottolinea.
E fra i “lacci” all'economia, c’è anche il costo del lavoro, rimarca De Cecco che in Italia dà lavoro a 850 dipendenti, ai quali si devono aggiungere i 500 che lavorano nei tre stabilimenti russi e i 100 sparsi tra le Americhe, l’Inghilterra, la Francia e la Germania. Totale, 1450 persone. «Pertanto», evidenzia il Cavaliere, «se da noi qualcuno va in pensione, non è detto che venga sostituito. Anche perché serve innovazione. E tutte le industrie devono innovarsi, per poter rimanere sul mercato. E quindi, anche per questo, è preferibile automatizzare, il quale è un processo che comporta certamente l’eliminazione di personale».
E se nel futuro non è previsto nessun taglio al numero dei dipendenti, alla De Cecco non è detto che dei mutamenti non siano in corso.
«Io sto cercando di fare dei cambiamenti a partire proprio dal controllo dei posti di lavoro», osserva il “re della pasta”, «e sto pensando a come ridurre i costi. Ma si aprono degli scontri con tutti: con i lavoratori, con i sindacati, e anche con la classe dirigente. Sto vedendo che di fronte a qualsiasi tipo di cambiamento ci sono delle resistenze. Tutti vogliono mantenere le proprie posizioni. Ma poi abbiamo il 42% di persone che non lavora, con 47 aziende che ogni giorno chiudono. E io», precisa il Cavaliere, per il quale l'attenzione deve essere sempre concentrata sul taglio dei costi, «attualmente non posso prevedere di assumere nessuno. E ad ovviare a questo non basterà neanche l’abolizione dell’articolo 18».
Per De Cecco è poi andato in soffitta anche un certo tipo di rapporto tra dipendente e azienda, un rapporto che ha fortificato nel tempo l’azienda alimentare abruzzese.
«Oggi non si può più fare affidamento sulla fedeltà dei dipendenti», chiosa, «poiché si sentono slegati dall’azienda e vanno a lavorare solo per lo stipendio. E non esiste più neanche una coscienza morale del lavoro. Siamo alla frutta».
Ma i giorni a venire sono tutti ancora da costruire. «Però, al futuro», infatti mette in luce De Cecco accennando un sorriso , «dobbiamo guardare con ottimismo senza più illuderci che ci arrivi qualcosa dall’alto», esorta il capitano d’industria .
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