De Virgiliis l’imprenditore un po’ filosofo e un po’ inventore

San Giovanni Teatino, con il suo marchio Markbass è leader mondiale degli amplificatori per basso
Entrare nel regno dell’eclettico e ispirato imprenditore Marco De Virgiliis, a San Giovanni Teatino, è come scartare un cioccolatino: quello che a prima vista potrebbe sembrare un anonimo capannone, una volta entrati, ambiente dopo ambiente, rivela le sue molte piacevoli sorprese.
Innanzitutto è il centro dove nascono i prestigiosi amplificatori per basso Markbass, il marchio giallo che nel mondo della musica è quasi una leggenda. Ma è anche una mini palestra con tapis roulant, biliardino e tavolo da ping pong. E poi è un piccolo, ricercato locale con un palco super attrezzato, un bar e tanti tavolini intorno.
Strumenti, strumenti ovunque. Bassi disposti in fila sulle pareti, chitarre colorate, trombe e sax allineati in ogni angolo, anche nell’ufficio di De Virgiliis. È qui che mi accoglie, in compagnia di Marley, un bel gattone dal caratterino assai deciso: alle pareti, oltre a foto dell’Abruzzo e dei musicisti, una grande immagine di Falcone e Borsellino. Molto legno, divani con grandi cuscini dal sapore etnico, atmosfera.
UNA PASSIONE PER LA STORIA
«Sono appassionato di storia greca», spiega l’imprenditore, «e qui in azienda ho voluto ricreare la filosofia dell’agorà. Volevo uno spazio comune, come se fosse una piazza, dove i miei collaboratori potessero incontrarsi, rilassarsi, scambiare opinioni e scaricare le tensioni». Su quel palco, invece, suonano i talentuosissimi bassisti innamorati del sound Markbass e, a volte, anche Marco stesso in qualche jam session con la sua band: un appuntamento che si tiene più o meno una volta al mese, per un pubblico di amici e aficionados.
«La cosa più importante per me», dice Marco, «è che i miei collaboratori stiano bene. Non sto lì con il timer in mano a controllare l’orario di lavoro: devono essere felici di lavorare qui. Poi è chiaro», prosegue, «che ci sono diritti e doveri. Ma un impiegato soddisfatto è un valore aggiunto anche per l’azienda».
Dalle parole, ai fatti: inizia il giro per i vari ambienti dell’azienda, dove lavorano serenamente giovani programmatori, disegnatori, ingegneri, contabili, un liutaio. Mentre mi accompagna, Marco mi conduce per mano anche attraverso la sua storia. «Non è mica stata sempre così, la mia vita», inizia, «ma sono un tipo deciso, se punto un obiettivo riesco a essere veramente tenace».
UNA STRADA IN SALITA
Gli inizi sono un po’ in sordina: una laurea in ingegneria mancata per motivi contingenti, un impiego alla Telettra, società di telecomunicazioni del gruppo Fiat, che soddisfa poco o niente. De Virgiliis si licenzia da un giorno all’altro e con la liquidazione, una manciata di milioni di lire, decide di mettere insieme le sue tre grandi passioni: la musica, la progettazione e la filosofia dell’impresa. Marco suona il sax, ma si appassiona all’evoluzione della tecnologia nella musica e intuisce immediatamente le grandi possibilità nascoste nel connubio tra elettronica e sound, in particolare, del basso. Mette su la sua prima azienda, la Parsek, con l’obiettivo di creare amplificatori dal suono perfetto: è il 1996, il prodotto è ottimo, ma stenta a decollare. «Nella mia inesperienza, immaginavo che l’alta qualità del prodotto bastasse per sfondare», racconta.
«Così, quando i soldi cominciano veramente a scarseggiare, mi sono scoperto venditore. Ho trasformato la mia vecchia Peugeot 305 in un ufficio con le ruote, la caricavo di amplificatori e giravo l’Italia per farli conoscere a tutti». Va a trovare personalmente i clienti, gira per le fiere di mezza Europa. Una vita assurda, 150.000 chilometri macinati all’anno: «Mi mancava l’esperienza e forse non era ancora il momento giusto», ricorda.
«Ho iniziato a collaborare con un’azienda statunitense, Music Man; viaggiavo tra l’Abruzzo e l’America e lì ho imparato veramente molte cose». Dopo un paio d’anni, però, Marco si sente di nuovo in trappola: la Music Man è molto grande e lui sente di avere ancora un progetto personale da realizzare. Così si rimette a studiare, studia impresa, capisce che ci vuole un marchio con un appeal più immediato, internazionale. Nasce Markbass.
VERSO IL SUCCESSO
Questa volta dimostra di aver studiato bene la lezione, Marco, e l’impresa decolla. Nel 2001, da aprile a dicembre, fattura 400 milioni di lire. Per l’imprenditore abruzzese un successo incredibile, che forse neppure sognava. All’inizio, i suoi collaboratori fanno di tutto, senza orari, senza mansioni: «E ora li voglio ripagare tutti, per quanto possibile, per quei sacrifici che abbiamo fatto insieme».
Adesso Markbass è leader mondiale nella produzione di amplificatori per basso, fattura 10 milioni di euro l’anno, esporta il 94% dei suoi prodotti in 60 paesi e ha un rating tripla A. Il marchio è un’eccellenza mondiale, una forma diversa ma altrettanto riverita di “Made in Italy”: impossibile nominare tutti i grandi calibri del basso che usano l’iconico l’amplificatore giallo. Musicisti di fama mondiale come Marcus Miller, Richard Bona, il compositore francese Eric Serra, poi gli italiani Maurizio Rolli, Faso (Elio e le storie tese), Red Canzian (Pooh), Lorenzo Feliciati (Tiromancino, Niccolò Fabi), Paolo Costa, l’Ares Tavolazzi di gucciniana memoria. Una galleria sterminata di personaggi, tutti immortalati nella gallery sul sito internet.
IL FUTURO
«Fare impresa è una forma d’arte», dice Marco con passione. Per lui, l’etica del lavoro è imprescindibile, sia verso i collaboratori che sceglie esclusivamente per le capacità e l’entusiasmo, sia nei processi industriali. La qualità dei prodotti deve stare al primo posto per riuscire a mantenere la leadership in un mondo in crisi. «Con il low cost non si va da nessuna parte, la mia è ancora la filosofia dell’artigiano, con la stessa cura per ogni piccolo particolare, ma arricchita dalle possibilità di una produzione industriale». E sull’importanza di essere competitivi, De Virgiliis è davvero convinto: «In Italia, in Abruzzo, abbiamo delle creatività eccezionali, professionalità senza pari. Ma per essere leader nel mondo, bisogna avere un approccio industriale. Affacciarsi sul mercato cinese, ad esempio», continua, «comporta costi proibitivi: 20.000 euro, solo per omologare un prodotto, 150.000 per partecipare a una fiera internazionale. Bisogna fare squadra in Europa, e presentarsi più forti sul mercato mondiale. Altrimenti si soccombe».
L’Abruzzo sarà sempre la sua casa, dice: «Ho incontrato delle realtà bellissime, qui». E infatti, con il solito prorompente entusiasmo sta lavorando a un nuovo progetto: la produzione di chitarre e bassi, sia acustici che elettrici. «Sono strumenti che nascono con un’anima artigianale», racconta. «In questo progetto, ho coinvolto artigiani abruzzesi, eccezionali liutai che con la loro arte possono aiutarmi a creare pezzi personalizzati, unici nella loro perfezione».
Mentre parliamo, da qualche parte dello stabile giungono le note di un basso: suggello in musica del pensiero di Marco De Virgiliis, l’imprenditore un po’ filosofo, un po’ inventore e un po’ musicista.
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