Di Costanzo: «Pil in crescita? Da Marsilio solo tasse e niente investimenti»

5 Gennaio 2026

Il responsabile Economia del Pd esamina le previsioni Cgia per il 2026 e frena l’entusiasmo di Magnacca: «L’avanzamento è modesto ed è merito delle nostre imprese, la giunta governa con la propaganda»

PESCARA. «La propaganda della giunta Marsilio gioisce per le previsioni, ma propone solo tasse, sanità al collasso e nessun investimento sullo sviluppo». Graziano Di Costanzo, responsabile Economia della segreteria regionale del Partito democratico, esamina la previsione del Pil abruzzese in rialzo elaborata dalla Cgia di Mestre – più 0,66% per il 2026 – e frena l’entusiasmo dell’assessore alle Attività produttive Tiziana Magnacca che autopromuove le politiche della giunta Marsilio. «A una lettura attenta del rapporto della Cgia sulla previsione di crescita del Pil nel 2026, che con un incremento stimato dello 0,66%, collocherebbe l’Abruzzo al 9° posto tra le regioni italiane, in linea con la media nazionale, non sfugge il fatto che», dice Di Costanzo, «si tratta però di un avanzamento modesto, che non può essere utilizzato come strumento di autocelebrazione politica soprattutto perché non è un fatto, ma una previsione in uno scenario fluido e destinato a mutare». Secondo Di Costanzo, «è una crescita bassa, che conferma un andamento stagnante che caratterizza l’Abruzzo e l’Italia da tempo, ben distante dalle performance registrate da altri grandi Paesi europei. In questo contesto, le dichiarazioni di esponenti della maggioranza regionale appaiono fuori luogo e scollegate dalla realtà».

Le previsioni di crescita danno la provincia di Pescara a più 0,81% seguita dall’Aquila con più 0,72%, Teramo con 0,59% e Chieti, ultima con 0,55%. La media abruzzese è dello 0,66% in più, identico valore medio nazionale. Secondo l’assessore Magnacca, se l’economia dell’Abruzzo non è andata a picco nonostante la crisi dell’automotive è merito «del lavoro portato avanti dalla giunta Marsilio, che ha avviato percorsi di facilitazione e sostegno in comparti strategici della nostra regione», cioè farmaceutico, moda e spazio.

Secondo Di Costanzo, l’Abruzzo non è quello tracciato da Magnacca: «Una realtà che vede appena approvato il bilancio previsionale regionale 2026 e il triennale 2026-2028, documenti di lacrime e sangue, in cui tutte le risorse disponibili sono state assorbite dal debito sanitario, che ha ormai raggiunto la cifra monstre di 170 milioni di euro. Un debito prodotto da oltre sette anni di gestione negativa da parte della destra, la stessa che gioisce di questo studio», dice Di Costanzo, «scambiando previsioni per risultati di un’azione positiva messa in atto. Bene, purtroppo in quel bilancio non c’è un solo euro destinato in modo proattivo allo sviluppo, agli investimenti o a politiche industriali degne di questo nome. Al contrario, ci sono solo nuove tasse per cittadini e imprese: alle addizionali già pagate per 110 milioni di euro tra Irpef e Irap, si aggiungono dal 1° gennaio ulteriori 40 milioni di euro, portando il prelievo complessivo delle addizionali a 150 milioni di euro, somma che si aggiunge al prelievo fiscale già a carico della comunità e che supera il 42%. Gli abruzzesi non sono stati sostenuti», assicura Di Costanzo, «sono stati semplicemente tassati e, in cambio, hanno ricevuto una sanità impresentabile, che spinge sempre più persone a rinunciare alle cure o a fuggire fuori regione». Di Costanzo prosegue: «Se nel 2026 l’Abruzzo dovesse davvero raggiungere quel modesto più 0,66% di crescita, il merito non sarà certo della giunta Marsilio, ma esclusivamente del sistema produttivo abruzzese, delle imprese e dei lavoratori che continuano a produrre, esportare e innovare senza alcun sostegno concreto del governo regionale. Così come va riconosciuto il ruolo delle risorse ancora in campo per la ricostruzione post-sisma che continuano a sostenere alcune aree della regione. Basta guardare ai dati certi e non alle sole previsioni per capire la fragilità del quadro: nel 2025 l’aumento del Pil abruzzese è stato appena dello 0,40%, inferiore alla media nazionale dello 0,54%, collocando la regione al 15° posto in Italia. Questo dovrebbe essere il vero motivo di preoccupazione per il governo Marsilio. Le politiche di crescita», conclude Di Costanzo, «si costruiscono con visione, investimenti, condivisione con i territori, con le forze economiche e sociali e ascolto delle comunità locali. Ma a giudicare dalle crisi industriali, economiche e sociali che continuano a esplodere, dall’automotive alla Valle Peligna, passando per il lavoro, l’artigianato e i servizi, è evidente che questa destra non sta governando lo sviluppo, ma solo la propaganda».

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