Di Matteo sostiene il governatore, Gatti lo stoppa subito

9 Dicembre 2016

PESCARA. Continua a far discutere il progetto di riforma di legge elettorale su un collegio unico regionale e quello sui tagli ai costi della politica (max 4.700 euro, min 1.270 euro) illustrato dal...

PESCARA. Continua a far discutere il progetto di riforma di legge elettorale su un collegio unico regionale e quello sui tagli ai costi della politica (max 4.700 euro, min 1.270 euro) illustrato dal governatore D’Alfonso in un’intervista a Il Centro.

Il consigliere regionale (e assessore) Pd Donato Di Matteo, uno dei tre ex ribelli all’interno della maggioranza, sposa la proposta sul collegio unico regionale perché ritiene sia importante che chi viene eletto, in una regione piccola come l’Abruzzo «deve essere in grado di avere una visione proiettata verso il regionalismo e dev’essere un consigliere rappresentativo di tutta la regione e non solo di una piccola area». «Da anni porto avanti la mia proposta sul collegio unico regionale perché in Abruzzo è ancora troppo presente il campanilismo. La dimensione della Regione, come entità istituzionale di riferimento primario per il cittadino è ancora estremamente carente quindi è necessario cambiare la legge elettorale. Propongo», afferma Di Matteo, «inoltre lo sbarramento del 4% da inserire sia per le liste all’interno sia per quelle all’esterno della coalizione per favorire l’aggregazione dei piccoli e facilitare la semplificazione delle decisione una volta al governo».

A sostegno della riforma elettorale anche il Pd di Pescara che con il segretario Moreno Di Pietrantonio coglie l’occasione per rilanciare la proposta al governatore, al gruppo Pd e a tutto il consiglio regionale, di attivare la legge che veda da una parte l'istituzione del reddito di dignità per le persone senza reddito, soprattutto giovani, e dall'altra un taglio netto delle indennità di consiglieri e assessori regionali. «È arrivato il momento di dare un forte segnale di cambiamento affinché la politica e le istituzioni siano sempre più vicine e al servizio dei cittadini con particolare attenzione alle fasce più deboli».

Chi invece boccia D’Alfonso è il vice presidente del consiglio regionale Paolo Gatti (Fi): «Dice che vuole una legge con premio di maggioranza con 5 consiglieri di vantaggio: erano quelli che avevamo all’inzio della legislatura: eravamo 18 a 13… capisco che si sarà un po’ confuso nelle varie transumanze da una parte all’altra. La legge che abbiamo dà esattamente 5 consiglieri di vantaggio.Quanto al vincolo di mandato mi piacerebbe, ma la Costituzione non lo prevede, oggi il parlamentare svolge il suo mandato senza vincolo».

No anche al meccanismo di rappresentanza per gli astensionisti con meccanismo a sorte: «C’è un limite a tutto. Esperimento fatto già al Comune di Silvi e non andato bene. Noi la legge ce l’abbiamo buona, si può ragionare di modificarle, ma non si può ogni due anni fare un annuncio e forse abbiamo qualche altra emergenza da affrontare in Abruzzo rispetto alla legge elettorale. Ritengo che se ne possa discutere in coerenza con quello che si farà a livello nazionale. Buon senso vorrebbe di aspettare di conoscere quale sistema di voto avrà l’Italia». (cr.re.)