Di Rupo: Marcinelle il mio primo ricordo da bambino

6 Novembre 2015

Al politico belga, figlio di emigranti, la laurea honoris causa «Scusate il mio italiano, mamma mi parlava in abruzzese...»

TERAMO. «Chiedo scusa per il mio italiano. Mia madre è morta che non sapeva né leggere né scrivere e mi ha sempre parlato in abruzzese». Si è richiamato alla famiglia e alle origini, come a trovarvi conforto, lo statista belga Elio Di Rupo prima di pronunciare ieri mattina la lectio doctoralis nell'aula magna dell'università di Teramo. Tanto pubblico al conferimento della laurea honoris causa in Scienze politiche internazionali e delle amministrazioni all'illustre uomo politico, primo ministro del Belgio dal 2011 al 2014, presidente del Partito socialista belga dal 1999, parlamentare nonché sindaco di Mons, che mezz'ora prima della cerimonia ha risposto alle domande della stampa.

«Ricevere la laurea honoris causa dell'ateneo di Teramo è un onore, in particolare pensando ai miei genitori, che sono deceduti. Loro erano contadini, persone povere con una famiglia molto grande. Abbiamo lavorato molto e duramente in Belgio. Mio padre lavorava in miniera a mille metri sotto terra. Io ho potuto studiare. Perciò questo riconoscimento ha per me un forte valore affettivo. L'emigrazione non comporta solo problemi ma costituisce anche una risorsa e un arricchimento per il Paese ospitante. È un riconoscimento importante, che dedico a mia madre e a tutti gli emigranti italiani che sono andati in Belgio, in America e Argentina e si sono perfettamente integrati».

Oggi però in Europa vengono alzati muri.

«Si deve innanzitutto pensare che gli emigranti sono persone. Occorre pensare con umanità e trovare soluzioni ai problemi. La situazione è difficile in Europa, ma ci vuole energia e volontà politica. Chi viene in Europa arriva dalla miseria e dalla guerra. Anche da noi in Europa ci sono tanti problemi, ma siamo più ricchi e perciò dobbiamo accogliere e trovare soluzioni».

Onorevole Di Rupo, lei è l'unico della sua famiglia nato in Belgio. Quando ha potuto conoscere l'Abruzzo?

«Sono stato per la prima volta in Abruzzo a vent'anni. Prima non era stato possibile. Quando mio padre morì mia madre rimase sola con sette figli. Non c'erano soldi e tre figli furono messi in orfanotrofio. La prima volta che siamo potuti tornare in Abruzzo è stata quando i miei fratelli lavoravano e avevano i soldi necessari e soprattutto una macchina. In seguito siamo tornati spesso. A Nocciano, paese di nascita dei miei genitori, e a San Valentino, dove avevano vissuto prima di emigrare in Belgio».

Lei aveva cinque anni quando l'8 agosto 1956 avvenne il disastro nella miniera di carbone di Marcinelle, in cui morirono tanti abruzzesi. Cosa ricorda?

«La tragedia di Marcinelle è la prima immagine, il mio primo ricordo di bambino. Ne conservo una memoria vivida. Quel giorno avvertii il rumore e trambusto, tutti erano fuori dalle case, le donne piangevano, anche chi non aveva mariti o figli o fratelli in miniera. Nel nostro quartiere tutti erano minatori e tutti si sentivano ugualmente coinvolti. Ricordo i servizi al telegiornale e le immagini delle donne ai cancelli della miniera che cercavano notizie dei loro uomini. Fu un grande choc per il Belgio. Da allora gli italiani non furono più visti come estranei. Da quel momento doloroso è partita l'integrazione degli italiani, pagata con un contributo di sangue».

Lei ha pubblicamente dichiarato la sua omosessualità. In Belgio cosa prevede la legislazione? E cosa pensa dell'Italia che proprio non ce la fa ad approvare una legge sui diritti delle coppie omosessuali?

«In Belgio esistono il matrimonio omosessuale e l'adozione. È un tema che ormai non è più oggetto di discussione. È un qualcosa che fa parte della vita. Se si guarda alla storia si vedrà che son sempre esistiti diversi orientamenti sessuali. E non è mai stato un problema. Si pensi al mondo classico, all'antica Grecia o a Roma prima dell'imperatore Costantino. Poi, credo conti la capacità di ognuno di essere felice e sentirsi bene con se stessi, e avere un rapporto vero e amichevole con gli altri. Purtroppo in Italia c'è sempre resistenza nella mentalità dei gruppi di pressione. Ci sono sempre forze contrarie. Anche in Vaticano non sono riusciti ad andare fuori dalla loro struttura mentale».

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