Di Stefano: «È estraneo ai fatti»

9 Gennaio 2015

Ndc: dimostrerà la sua innocenza. Il Pd: spieghi che cosa succede

CHIETI. Sindaco indagato: la politica teatina sobbalza e il centrodestra si interroga sul da farsi considerando che le elezioni comunali sono dietro l’angolo. Il deputato Fabrizio Di Stefano si schiera apertamente al fianco di Di Primio. «Sono convinto dell’assoluta estraneità di Di Primio in questa vicenda e, sono altrettanto convinto, che presto sarà in grado di dimostrarlo. Riponiamo fiducia», scrive Di Stefano in una breve nota stampa, «nell’operato della magistratura ma auspichiamo altresì una rapida chiarificazione in vista dell’imminente ed importante appuntamento elettorale di Chieti».

Di Primio incassa la solidarietà anche di Paolo Tancredi, Federica Chiavaroli e Filippo Piccone, vertici dell’Ncd. Sulla stessa lunghezza d’onda Andrea Buracchio, segretario dell’Udc. «Questa inchiesta è davvero un fulmine a ciel sereno. Sono certo che Di Primio saprà dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati. Ora non resta che aspettare che il lavoro della magistratura», dice Buracchio, «faccia il suo corso». Ma il leader dell’Udc teatino non si nasconde dietro un dito quando si parla di elezioni comunali. «È evidente», ammette Buracchio, «come questa vicenda non agevoli affatto il nostro compito alle urne».

Sul versante opposto, il Pd fa commenti cauti. «Noi vogliamo vincere il confronto politico e basta. Il sindaco», afferma Chiara Zappalorto, segretario provinciale del Pd, «dovrà comunque spiegare alla cittadinanza cosa sta accadendo». Luigi Febo, candidato sindaco in quota centrosinistra, non entra nel merito dell’indagine ma chiede lumi al sindaco sulla posizione pro Megalò 3 assunta dall’ente attraverso una delibera di giunta. «Una decisione che stride moltissimo con il piano di riqualificazione del centro storico, con il sostegno al commercio di tutta la città e che cozza innanzitutto», sottolinea Febo, «con scelte ecologiche doverose».

Parole dure arrivano da Maurizio Acerbo, di Rifondazione comunista. «Ancora una volta le inchieste confermano le nostre battaglie. Ricordo lo scontro polemico che ebbi col sindaco Di Primio che, stranamente, schierò il Comune a difesa di interventi che avrebbero ulteriormente danneggiato anche dal punto di vista socio-economico il commercio di Chieti nonché di Pescara. Ora bisogna esigere», sostiene Acerbo, «che Comune e Regione cancellino definitivamente quel Prusst della vergogna».

Sara Marcozzi, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle, si definisce “basita” per quanto accaduto e ribadisce la contrarietà dei grillini ai progetti Megalò 2 e 3. «Non sappiamo quale sarà l’esito delle indagini e quali le responsabilità che verranno attribuite a Di Primio ma resta il fatto che neanche Chieti e l’Abruzzo», sottolinea Marcozzi, «sono indenni dalle scellerate commistioni tra malaffare e malapolitica».

Jari Orsini

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